Amare, condividere e dare.

di Giuseppe Guarino

Ho provato a suonare il tavolo della mia cucina come faccio con la mia chitarra, ma non mi è riuscito. Quindi ho provato a fare il giocoliere con le sedie. Ma anche questo non mi è riuscito. Volevo utilizzare la macchina del caffè per andare a fare un giro con la mia famiglia, ma sono rimasto deluso dall’incapacità della mia macchina del caffè.

Poi ho realizzato: ogni cosa è stata concepita per uno scopo ben preciso e utilizzarla diversamente significa renderla inutile.

Quindi ho utilizzato il tavolo della cucina per mangiare e l’ho trovato bello ed utile.

Ho usato le sedie per sedermi attorno al tavolo con i miei cari e ho capito che se ero quasi lì lì per buttarle via era perché le stavo utilizzando per uno scopo sbagliato, che non era il loro, quello per il quale sono state costruite.

Ho utilizzato la macchina del caffè proprio per farmi un buon caffè. E mi sono ricordato perché l’avevo comprata.

La storia scritta qui sopra è immaginaria, ma è vero che anche per l’uomo non trovare lo scopo per il quale si è stati creati, genera frustrazione e un inspiegabile senso di vuoto.

Nel libro della Genesi, Dio crea l’uomo ed ha comunione con lui. Il peccato non è ancora entrato nella storia dell’uomo. Eppure manca qualcosa.

“Poi Dio il SIGNORE disse: “Non è bene che l’uomo sia solo…” (Genesi 2:18)

Quando l’uomo vede per la prima volta la donna, nasce l’amore e la poesia:

“Dio il SIGNORE, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse:

Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa

e carne della mia carne”.

(Genesi 2:22-23)

Siamo stati creati per amare, dare e condividere. Ciò avviene nel nostro vivere sociale, nel relazionarci con gli altri. Per questo l’uomo non poteva stare solo: sarebbe stato incompleto, avrebbe solo ricevuto ma non avrebbe avuto nessuno cui dare, con cui condividere.

Gesù ribadì nei suoi insegnamenti un comandamento in particolare:

“Ama il tuo prossimo come te stesso”. (Matteo 22.39)

Il comandamento di Dio non è dato senza un motivo, ha un senso. Ci orienta. Ci fa comprendere qual è il nostro scopo, a cosa serviamo, cosa dobbiamo fare per sentirci realizzati. Amare è una di queste cose.

Lo stesso concetto espresso nel comandamento veterotestamentario, Gesù lo riprende e lo sublima in maniera unica, nuova, senza precedenti:

“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri”. (Giovanni 13:34)

Bisogna amare quindi il prossimo come noi stessi, ed i nostri fratelli in Cristo con lo stesso amore che il Signore ha avuto per noi. Visto che ciò non è oggettivamente facile, vale la pena sottolineare quanto sia grande la soddisfazione personale quando riusciamo ad adempiere a questo specifico comandamento datoci dal Signore.

È ancora Gesù che nello stesso quarto Vangelo ha detto:

“Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. (Giovanni 7:38)

Non capivo questa frase finché un uomo di Dio un giorno non spiegò in chiesa un dettaglio che riguardava il Mar Morto. Il Mar Morto non è un mare appunto morto perché non riceve acqua. La riceve infatti. È morto perché non dà. Ed anche peggio, si svuota perché la sua acqua evapora: cioè va sprecata.

Lo stesso è vero per il cristiano.

Se sta seduto in chiesa, ascolta la parola di Dio, ma non la condivide, non trasmette ciò che ha ricevuto, bensì la trattiene solo per sé, quello che ha imparato andrà sprecato. Il suo comportamento, inoltre, avendo contristato lo Spirito Santo, gli impedirà di sentirsi un credente realizzato. Lo avete mai provato? Vi siete mai sentiti male perché la vostra pigrizia o la vergogna non vi hanno fatto condividere le cose belle che sapete della Parola di Dio?

Anche mettendo da parte la spiritualità, esiste nell’uomo il desiderio di condividere quanto di bello vi è nella sua vita.

I nonni parlano sempre dei nipotini. I ricchi ostentano i soldi. I musicisti parlano solo di musica. I collezionisti menzionano sempre i loro pezzi rari. Noi cristiani invece reprimiamo il nostro entusiasmo e non parliamo delle meraviglie di Dio, ma non è quello che ci insegna la Parola di Dio, né la guida dello Spirito Santo. Se noi stessi siamo credenti, è proprio perché qualcuno ci ha parlato dell’amore di Dio – ed anche a questo si riferiscono le parole di Gesù quando parla dell’acqua viva che sgorga dal ventre del credente.

“… quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo”. (1 Giovanni 1:3)

Gli apostoli non hanno tenuto per sé il messaggio della salvezza, ma lo hanno condiviso. Se avessero taciuto, per egoismo, per pigrizia o per paura delle conseguenze della loro testimonianza, oggi noi non saremmo qui.

Dare è un altro importante aspetto del modo in cui l’uomo realizza se stesso.

Il Signore Gesù stesso è esempio di come dare.

“… appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”. (Matteo 20:28)

Gesù disse ancora:

“Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti  20:35)

Il peccato si frappone fra noi e la libera realizzazione ed estrinsecazione di ciò che di bello la nostra natura umana originaria, prima della caduta, possedeva. Oggi, grazie allo Spirito di Dio, possiamo recuperare la possibilità di fare ciò che è giusto e sperimentare quella soddisfazione che solo realizzare lo scopo per cui sei stato creato ti può dare.

 

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