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Il Codice Vaticano e la chiusa del Vangelo di Marco

Il manoscritto Vaticano (IV secolo), Codice Onciale B, è considerato una prova a favore della non autenticità della chiusa di Marco tradizionale – Marco 16:9-20. Stranamente però nell’insolito spazio lasciato alla fine proprio del secondo vangelo sarebbero entrati esattamente i 12 versi mancanti.
Ciò dimostra che:
– Vaticano copia da un manoscritto ovviamente più antico che aveva Marco 16:9-20
– chi ha copiato il mansocritto Vaticano ha operato sul testo a suo piacimento – e questo è lavoro di edizione e non copiatura.
– Vaticano fondamentalmente è una prova contro l’omissione della chiusa tradizionale di Marco.
 
Il testo Maggioritario è la forma del testo più prossima agli originali. E il Textus Receptus (tradotto da Diodati e Nuova Diodati), con tutte le pecche che può avere, è sempre superiore al testo Standard.
 
Se volete avere le idee più chiare vi consiglio il mio libro, l’unico, che io sappia, in italiano a spiegare i problemi testuali del Nuovo Testamento.
 

La Trinità – una domanda

Un mio contatto di Facebook mi ha posto una domanda e questa è stata motivo di una riflessione che vorrei condividere con i lettori del mio sito.

Domanda:

Giuseppe… ma Lei cosa pensa di coloro che dicono che vi sono “tre persone nello stesso Dio”? Io ho iniziato solo ora a ragionare davvero sulla “trinità” ma devo dire che sono veramente allucinato da quello che sento dire da alcuni su questo argomento.

Risposta:

Non è facile descrivere Dio con parole umane, probabilmente è impossibile.

La parola “persona” viene dal latino e fu utilizzata quando si cercò di tradurre il greco hypostasis in quella lingua. Ovviamente “persona” va visto oggi più come un termine tecnico che come l’esatto equivalente della parola d’uso comune.

Parliamo di tre persone dell’unico Dio per cercare di sintetizzare quello che la Scrittura ci dice del nostro Dio, che è UNO, ma è anche Padre, Figlio e Spirito Santo.

La Parola di Dio presenta questo fatto e ci invita a viverlo nella nostra quotidianità, come Dio sopra noi, fra noi e in noi, ma l’elaborazione della spiegazione del dato biblico non può essere perfetta, perché perfetto non è il nostro linguaggio, né lo siamo noi.

Viviamo la Trinità di Dio quotidianamente. Preghiamo dicendo “Padre nostro”, nel nome di Gesù, attraverso lo Spirito Santo che è in noi.

Sono convinto che vi sia troppa enfasi ormai sulla formula dottrinale, quando invece, proprio seguendo la traccia presente nella Parola di Dio, dobbiamo vivere questa realtà, la realtà di un Dio meraviglioso che si rivela a noi in maniera così completa.

Se il termine persona non ci soddisfa, difficile che un altro riuscirà appieno. Ma vivere la realtà della presenza dello Spirito Santo in noi, vivere la salvezza in Gesù Cristo e instaurare tramite questi una relazione filiale con il nostro Padre celeste, è molto più importante di una convinzione intellettuale.

Sto leggendo un libro di fisica. La gravità era al nostro servizio molto tempo prima che la scoprissimo e che la definissimo o sbaglio? Ed è lì a regolare in maniera non del tutto chiara il movimento degli astri.

In fisica la elaborazione teorica non sempre è accompagnata da una dimostrazione in laboratorio. Ciò vale per molte delle realtà del nostro universo. Leggi divine immutabili reggono l’universo, che noi le conosciamo o meno, che noi le comprendiamo o meno.

A volte vorremmo rinchiudere Dio all’interno della nostra mente, ma è come voler travasare l’oceano in una bottiglia con un cucchiaino. Un’azione più produttiva è sedere sulla spiaggia a contemplare la bellezza del mare, o fare una bella nuotata.

Il nostro Dio, in parole povere, non è una realtà che è vera e concreta solo se riusciamo a comprenderlo e descriverlo. Dio è Dio a prescindere da noi. E la meraviglia della Trinità è la descrizione di come questo Dio indescrivibile, non del tutto comprensibile, diviene vero e presente nella storia e nella nostra vita, tramite il Figlio e lo Spirito Santo. La strada della serenità spirituale non è la ricerca di una formula dottrinale all’interno della quale imprigionare Dio, bensì la ricerca del “Dio con noi” e del “Dio in noi” che ci permette di vivere in pace e comunione con il “Dio su noi”.


Prassi ebraica nel Nuovo Testamento

La prassi ebraica della circonlocuzione del Nome divino e il Nuovo Testamento.

Chi ha letto gli articoli ed il libro che ho scritto sull’argomento sa che i miei studi mi hanno ormai portato a maturare la convinzione che il Tetragramma non fosse parte degli autografi del Nuovo Testamento. Vi sono, infatti, poco più che mere supposizioni e deduzioni dalla parte di chi lo ritiene possibile, ma prove oggettive ed unanimi dalla parte di chi è contro una tale eventualità.

Eppure, io sono convinto che l’utilizzo di una lingua che non sia quella madre difficilmente potrà non risentire della mentalità natia di chi vi si cimenta. A volte mi imbatto in degli scritti in inglese che sono così chiaramente opera di italiani, che di italiano hanno proprio tutto tranne la lingua: la costruzione delle frasi, la scelta dei vocaboli, ecc…, rimangono profondamente legati alla cultura e lingua italiane. Tomasi di Lampedusa scriveva in italiano, ma le sue continue revisioni del Gattopardo miravano ad epurare la sua opera dai sicilianismi che originavano involontariamente nel testo a causa della sua cultura.

La dipendenza dalla mentalità ebraica degli autori del Nuovo Testamento è riscontrabile nei cosiddetti ebraismi, o semitismi: espressioni verbali in greco palesemente dipendenti dalla lingua e dal pensiero ebraico dell’autore.

Se così è, voglio cercare di spingere l’analisi del Nuovo Testamento greco nella direzione della ricerca della prassi ebraica del I secolo che impegnava gli Ebrei nella ricerca di circonlocuzioni  che permettessero di evitare l’utilizzo del Nome veterotestamentario di Dio.

Perché appurare un tale fatto può essere importante? Perché può contribuire ai fattori che attestano l’antichità ed ebraicità del testo del Nuovo Testamento. E’ infatti praticamente impossibile che certi comportamenti siano originati da ambienti al di fuori dell’ebraismo e ciò, se teniamo conto che la distruzione del tempio segna un po’ la fine della Chiesa ebraica, riunita in Gerusalemme come luogo stesso di nascita della comunità cristiana.

“La normale procedura dello scriba di Qumran era scrivere il Tetragramma liberamente quando si copiavano i manoscritti biblici, ma nei commentari biblici quali 1QpHab, 1QpZeph, ecc., dove vi è una citazione biblica … seguita da un commentario, lo scriba scriveva il Tetragramma soltanto nella citazione, ma nel commentario egli scriveva la parola אל, (Nel nostro alfabeto: El) cioè “Dio”. George Howard, The Tetragram and the New Testament, Journal of Biblical Literature, 96/I (1977), p. 66.

Se ravvisiamo questa stessa prassi nel NT, allora abbiamo un’ulteriore conferma della sua antichità. Chi ad esempio immagina che gli scritti neotestamentari siano un prodotto tardo della Chiesa ormai totalmente in mano ai Gentili, deve arrendersi all’evidenza che da troppe prospettive l’antichità degli scritti apostolici è dimostrata dalla chiara assonanza con i documenti del periodo nel quale la loro composizione è stata sostenuta dalla tradizione della comunità cristiana.

Il Nuovo Testamento è stato scritto in greco, ma vi è una tradizione manoscritta che ci tramanda un testo ebraico di Matteo. L’ho già citato nel capitolo precedente. E abbiamo già rilevato come il comportamento nell’uso del Tetragramma sia in perfetta armonia con la prassi della comunità di Qumran.

Attraverso uno studio statistico delle occorrenze dei nomi sacri, mi sono convinto che una tale prassi è perfettamente riscontrabile anche nel Nuovo Testamento sebbene scritto in greco, grazie a quella dipendenza dagli schemi linguistici e tradizionali tipici dalla cultura ebraica.

Facciamo parlare i numeri e quanto sto dicendo apparirà chiaro da sé.

Per i dati statistici ho utilizzato il software biblico e-swordfreeware disponibile sul sito www.e-sword.net La traduzione biblica cui faccio riferimento è la Nuova Riveduta edizione del 1994.

LIBRO o PORZIONE DELLA SCRITTURA OCCORRENZE DEL TETRAGRAMMA OCCORRENZE PAROLA “DIO”
Pentateuco 1934 810
Isaia 500 138
Geremia 736 127
Ezechiele 445 253

Nell’Antico Testamento, principalmente nei libri dei profeti maggiori e nel Pentateuco, la preferenza per l’utilizzo del Tetragramma rispetto all’alternativa generica “Dio” è evidente.

A Qumran abbiamo visto che il Tetragramma veniva riportato nelle citazioni dell’Antico Testamento, ma nei commenti la circonlocuzione “Dio” veniva utilizzata come sostituto.

Se vediamo le statistiche dell’epistola agli Ebrei ci renderemo conto che questa è anche la prassi neotestamentaria, talmente evidente da essere visibile anche attraverso il greco e la sua traduzione in italiano.

  NOME SACRO NUMERO OCCORRENZE
Dio 83
Figlio 16
Gesù 16
Cristo 13
Signore (il Padre) 11
Padre 5
Signore (il Figlio) 5

Come vediamo la prassi, la tendenza, è invertita rispetto all’Antico Testamento. Se immaginiamo che Kyrios, Signore, riferito a Dio Padre potrebbe rappresentare il Tetragramma e che comunque ciò sarebbe incorporato nelle citazioni veterotestamentarie o nei diretti riferimenti alle espressioni ebraiche che lo incorporano, quanto affermo è presto dimostrato: la parola “Dio” è presente nel testo oltre sette volte più di “Signore”, che corrisponde al Tetragramma nell’originale ebraico cui fa riferimento il testo.

Ebrei è un’eccezione? Vediamo un altro esempio.

Marco è molto semitico. Di greco ha veramente solo l’aspetto. Carmignac lo ha sottolineato e dimostrato abbondantemente ed io l’ho citato in questo senso. Vediamo i dati statistici di questo vangelo sull’utilizzo dei nomi sacri.

NOME SACRO NUMERO OCCORRENZE
Gesù 151
Dio 52
Figlio 36
Signore (citazioni dall’A.T.) 7
Cristo 7
Signore (il Figlio) 6
Padre 5
Signore (il Padre) 2

Delle 9 volte che il libro chiama Dio col termine generico di “Signore”, 7 sono citazioni dall’Antico Testamento. La proporzione fra la frequenza della parola Signore e quella “Dio” è schiacciante a favore di quest’ultima.

Prendiamo ancora ad esempio due scritti di Paolo indirizzati a credenti di lingua e cultura greca: la prima e la seconda epistola ai Corinzi.

  NOME SACRO TOTALE OCCORRENZE 1 Corinzi 2 Corinzi
Dio 187 107 80
Cristo 111 64 47
Signore (il Figlio) 87 64 23
Gesù 46 27 19
Signore (il Padre) 11 5 6
Padre 6 3 3
Figlio 3 2 1

 

Il risultato è evidente nel rapporto Dio – Signore rispettivamente di 187 a 11.

L’esame dell’epistola ai Galati è addirittura sorprendente

  NOME SACRO NUMERO OCCORRENZE
Cristo 38
Dio 30
Gesù 16
Signore (il Figlio) 5
Figlio 4
Padre 4

 

Il tema di Galati è volutamente trattato in maniera forte e diretta e ciò non può non aver influenzato lo stile di scrittura dell’apostolo. In questo scritto troviamo nette conferme, ai fini della nostra ricerca, nell’assenza del termine “Signore” inteso come potenziale surrogato del Tetragramma e l’uso di “Dio” in armonia con il resto dei dati osservati finora.

Ritengo di aver sufficientemente trattato altrove la questione del rapporto fra Tetragramma e Scritture cristiane. Sono convinto di avere ampiamente dimostrato che non vi sono prove a favore della tesi che gli originali del Nuovo Testamento contenessero il Tetragramma, il Nome di Dio nella sua forma ebraica; anzi che tutte le prove dimostrano esattamente il contrario. Come è noto, invece, la Traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova, promuove comunque anche nel Nuovo Testamento la presenza (in questo caso non riesco a parlare di ripristino) della sua translitterazione del nome di Dio, Geova. Cito questa versione perché ci fornisce il dato più estremo a favore di una possibile presenza del Tetragramma nel Nuovo Testamento.

Questo il risultato del confronto del dato statistico per tutto il Nuovo Testamento:

Tetragramma nella TNM Dio nella Nuova Riveduta
Nuovo Testamento 237 1363

Ricordiamo qual era il dato dell’Antico Testamento.

LIBRO o PORZIONE DELLA SCRITTURA OCCORRENZE DEL TETRAGRAMMA OCCORRENZE PAROLA “DIO”
Pentateuco 1934 810
Isaia 500 138
Geremia 736 127
Ezechiele 445 253

Con le Scritture apostoliche ci troviamo oggettivamente, dati alla mano, davanti ad una drastica inversione di tendenza. Ciò, a mio avviso, si somma alle altre prove per dimostrare: a) l’antichità del Nuovo Testamento; b) il suo essere contemporaneo con gli scritti ebraici del primo secolo; c) il suo provenire da ambienti ancora profondamente influenzati dalla cultura ebraica. Il distacco definitivo da quest’ultima inizierà per il movimento cristiano con la distruzione del tempio di Gerusalemme: l’elemento non ebraico della Chiesa sarà già predominante prima della fine del I secolo. E’, quindi, impossibile che le Scritture cristiane – troppo intrise di cultura ebraica – siano state composte più tardi del periodo loro tradizionalmente ascritto dalla Chiesa delle stesse origini e, in generale, dagli studiosi cristiani conservatori dei nostri giorni.

Ho preso in considerazione il dato della Traduzione del Nuovo Mondo perché è a mio avviso eccessivamente ottimista sulla potenziale presenza del Tetragramma nel Nuovo Testamento. Ciò per dimostrare che, nella peggiore delle ipotesi, la tesi che stiamo discutendo qui è, comunque, già più che sostenibile.

Rimanendo invece sui dati offerti dal software e-sword, nella traduzione ebraica del Nuovo Testamento che esso mette a disposizione, il Tetragramma compare 133 volte. Ciò significa che nella migliore (o peggiore, dipende della prospettiva) delle ipotesi, gli autori del Nuovo Testamento, usando come riferimento la Traduzione del Nuovo Mondo, avrebbero fatto riferimento al Tetragramma, al di fuori delle citazioni bibliche, circa 104 volte, ma hanno preferito la parola “Dio” al suo posto 1363 volte.

Credo che quanto mi sono inizialmente proposto di dimostrare in questo paragrafo, sia adesso evidente anche per il lettore, numeri alla mano. Il Nuovo Testamento ha tracce di chiari comportamenti linguistico-culturali tipici di ebrei vissuti nel primo secolo ed in armonia con la prassi riscontrata negli scritti di Qumran.

Sempre facendo riferimento ai dati statistici, prima di chiudere la mia discussione non posso non considerare il Nuovo Testamento nella sua globalità. Il risultato è prova tangibile dell’orientamento della stessa fede cristiana.

Dio compare 1363 volte
Gesù compare 1112 volte
Cristo compare 536 volte
Messia compare 3 volte
Signore compare 680 volte (indistintamente riferibile al Padre o al Figlio)
Padre compare 368 volte
Figlio di Dio compare 236 volte
Salvatore compare 24 volte

Il numero dei riferimenti a Gesù (1112 + 536 + 3 + 236 + 24 + tutte le volte che è chiamato “Signore”) è talmente elevato che non possiamo non rilevare la tendenza nettamente cristocentrica delle Scritture neotestamentarie. Un dato forse ovvio, ma che confermiamo qui ulteriormente con la schiacciante oggettività della prova matematica.

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L’insegnamento di Gesù e la fede ebraica

di Giuseppe Guarino

La revisione delle idee dei rapporti fra fede giudaica e cristianesimo è relativamente recente. Una migliore e più concreta comprensione del senso della missione e degli insegnamenti di Gesù passa per l’accettazione del Gesù ebreo, fedele all’insegnamento ed a sua volta rabbi ed interprete della Torah.

Il tempo sta sempre più rivelando l’infondatezza delle posizioni di chi si prodiga per screditare la fede cristiana tradizionale. L’assenza di una concreta alternativa sta, però, sempre più avvalorando l’attendibilità storica degli eventi che riguardano la vita di Gesù ed i suoi insegnamenti come li rinveniamo nel Nuovo Testamento.

Etichettare Gesù come esseno significa non avere compreso il senso del suo insegnamento ed aver fatto dell’essenismo una struttura statica ed uniforme, cosa che non era. Un doppio errore fatale.

L’insegnamento degli esseni, la dottrina dei farisei, dei sadducei e delle altre fazioni ebraiche non può inquadrarsi all’interno di rigidi schemi ma vedersi all’interno della realtà ad ampio respiro e variegata che era il giudaismo del primo secolo. In parole povere, non possiamo vedere l’esclusivismo proprio delle varie espressioni  di fede cristiana come un fenomeno che aveva dei paralleli all’interno della fede ebraica del secondo tempio.

La semplice devastante realtà è che la corrispondenza del pensiero di Gesù con quello degli esseni era altrettanto inevitabile quanto il suo condividere molte posizioni dei farisei o di altre fazioni del giudaismo, per il semplice fatto che tutte queste poggiavano sullo stesso principio sul quale si basava anche il “rabbi” Gesù: l’autorità della Torah e delle Scritture ebraiche in genere.

Gesù si sarà trovato diverse volte a favore dell’insegnamento farisaico contro quello del partito dei sadducei; ma si trattava di una questione incidentale e non un segno di appartenenza. Il Signore infatti non esitava a censurare scribi e farisei, contestando senza mezzi termini l’ipocrisia e l’inutile ritualismo che essi promuovevano e che sostanzialmente finiva per prendere il posto di un’autentica, sincera spiritualità.

Gesù avrà condiviso alcune posizioni degli esseni quando questi riprendevano legittimamente alcuni punti della fede ebraica, trascurati dalle altre fazioni del tempo o dal giudaismo in genere. Ma di sicuro non era un esseno, visto il modo in cui il suo insegnamento si discostava dal loro. Gesù condivideva la sua tavola con i peccatori ed era a suo agio a circondarsi di ogni genere di persone. Ciò è incompatibile con l’essenismo. La polemica di Gesù si faceva addirittura diretta quando condannava apertamente l’odio per i nemici – promosso invece dall’essenismo qumraniano.

Gesù era dunque  promotore di un insegnamento nuovo ma comunque profondamente ebraico. Inquadrare Gesù all’interno di una qualsiasi delle fazioni religiose del suo tempo significa disconoscere la profonda unicità del suo insegnamento. Scorporalo dal tempo storico in cui egli ha vissuto significa d’altra parte rinnegare il senso del Dio che si fa uomo, dell’incomprensibile che si rivela, dell’eterno che indossa tempo e spazio per parlare all’uomo nel linguaggio dell’uomo.

Per spiegare il senso della Rivelazione definitiva di Dio in Cristo, le Scritture affermano: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,  in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi.Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.” (Ebrei 1:1-3 – Nuova Riveduta)

C’è qualcosa di incredibilmente nuovo nell’insegnamento di Gesù rispetto ai suoi predecessori. Ma questo “nuovo” non è meno scritturale. Non vi è infatti nulla di ciò di cui parla il Nuovo Testamento che non sia profondamente radicato nell’Antico. Infatti gli apostoli annunciavano Gesù come Messia alla luce delle Scritture ebraiche. Anche oggi gli ebrei convertiti a Cristo adoperano la Tanakh per rivendicare il senso della loro fede nel Messia, storicizzata in Gesù di Nazareth.

Il Nuovo Testamento non serviva agli ebrei, ma ai Gentili; per questo venne scritto in greco e conobbe la sua diffusione fra le chiese al di fuori dell’ambito della cerchia giudaica. Forse Matteo fu l’unico resoconto in lingua originale ebraica tendente a dimostrare direttamente al popolo israelita la messianicità di Gesù.

Contro tendenze e convenienze, storiche ed intellettuali; contro il sensazionalismo, la fede cristiana prende oggi una migliore coscienza di sé, patrimonio a suo tempo già comunque della Chiesa primitiva.

L’approccio al Vangelo  – l’annuncio cristiano – e a Gesù deve tenere presenti due loro importanti caratteristiche: ebraicità ed universalità. Se abbracciamo l’ebraicità del messaggio cristiano soltanto rischiamo di essere animati dal semplice – e semplicistico – desiderio di trasformarci in ebrei. Abbracciare però soltanto l’universalità del messaggio evangelico senza la consapevolezza di quanto le sue radici siano profondamente ebraiche, ci farà perdere di vista da dove veniamo e dove stiamo andando.

Gesù non era un esseno, fariseo o sadduceo; egli era ebreo, nel senso religiosamente più profondo che può assumere questo termine. Ciò implicava il sostanziale accordo con alcuni aspetti del giudaismo del secondo tempio, ma anche il radicale disaccordo con i punti dove questo si era distaccato dalla purezza dell’insegnamento della Torah e dalla traccia lasciata dai profeti.

Gesù interpreta e vive l’ebraismo in maniera definitiva ed autorevole, segnando la fine di un’era e l’inizio di qualcosa di straordinariamente nuovo: il cristianesimo. L’autorità dell’Antico Testamento non è disconosciuta nel Nuovo, ma l’annuncio della morte e resurrezione del Maestro ed il suo prossimo ritorno diventano l’essenza dell’ Evangelo, della buona notizia, che eclissa ogni polemica e richiama la nostra attenzione sull’invito di Dio rivolto adesso ad ogni uomo, affinché accetti il Suo Amore in Cristo Gesù, nostro Signore e Salvatore.

 

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Battesimo in acqua, battesimo nello Spirito Santo

di Giuseppe Guarino

Se non vedessi bene i caratteri in greco, leggi il pdf

Vi sono sfumature di una lingua che nessuna traduzione potrà mai rendere appieno in un’altra.

Quando ho tradotto la prima epistola di Giovanni, mi sono servito di molte note a piè di pagina per illustrare le possibili alternative. Sapevo che avrei commentato quanto avevo tradotto e ciò ha reso il mio compito senz’altro più facile. Anche nel tradurre Colossesi ho arricchito il testo con delle note. Ho invece volutamente utilizzato un sistema di traduzione diversa per Marco, dove non ho voluto appesantire il testo con delle note, proponendo una versione adatta più alla lettura che allo studio.

Spesso la scelta di un traduttore (o di un gruppo di traduttori) davanti a varie possibili traduzioni di un testo, dipende dal metodo di traduzione adottato, dal tipo di lettore al quale ci si vuole rivolgere, ecc. Fare una scelta significa esporsi; ma in alcuni punti, ciò è inevitabile. Si dovranno sacrificare alcune sfumature del testo, alcuni possibili significati; a volte per amore di chiarezza della lingua in cui si traduce, o per forza di cose.

Il brano oggetto della mia discussione è Marco 1:8 che la Nuova Diodati traduce così: “Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo“. La versione della Nuova Riveduta è pressoché identica: “Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo“.

Riflettendo su questo passo, mi sono chiesto: ma si battezza conacqua, o in acqua? Questa riflessione mi è nata spontanea anche alla luce del greco. Legge così infatti il testo nell’originale: “ἐγὼ μὲν ἐβάπτισα ὑμᾶς ἐν ὕδατι, αὐτὸς δὲ βαπτίσει ὑμᾶς ἐν Πνεύματι ῾Αγίῳ”.

La preposizione (ἐν) tradotta “con” è in greco la medesima utilizzata per “in”. Si  tratta di un dativo che all’occorrenza può essere di mezzo (con) o di luogo (in). Quindi in realtà tradurre “con acqua” e “con Spirito Santo” non è sbagliato; è possibile. Ma, allo stesso tempo, tradurre “in acqua” e “in Spirito Santo” è altrettanto possibile.

Esaminando Marco 1:8 ho ritenuto opportuno mettere per un momento in secondo piano l’affermazione sullo Spirito Santo. Analizzerò di seguito la simbologia del battesimo “in” o “con” acqua, perché da questa che Giovanni battista trae spunto per poi parlare anche di battesimo “in” o “con” lo Spirito Santo.

Il battesimo

Il “Lexical Aids for Students of the New Testament Greek” di Bruce Metzger è un libro che analizza la frequenza dei termini più importanti dell’originale del Nuovo Testamento. Metzger ci informa sull’occorrenza delle parole che ci interessano.

–  βάπτισμα – battesimo – è utilizzata 20 volte nel Nuovo Testamento

– βάπτιζω – battezzare – è fra le parole che nel Nuovo Testamento compaiono fra le 71 e 80 volte

– βαπτιστὴς – battista – è utilizzata 12 volte.

Il battesimo è più antico del cristianesimo. Giovanni battezzava prima ancora che cominciasse il ministero di Gesù ed anche il Signore partecipò a questo rito pubblico di purificazione, consacrazione, dichiarazione di fede.

La parola italiana “battesimo” non è la traduzione del termine greco originale, ma quasi la sua  translitterazione. Lo stesso dicasi per il sostantivo “battista” ed il verbo “battezzare”. Non trovare una vera e propria traduzione dei termini originali citati impedisce al lettore medio della Bibbia di percepire un’importante sfumatura. Infatti, la radice di queste parole ha in greco un chiaro riferimento all’immersione, che è il modo nel quale si era battezzati nel giudaismo prima e nella Chiesa primitiva poi. (Purtroppo noi cresciuti all’interno della fede cattolica vediamo il battesimo come un rito di aspersione, ma ciò proprio ai fini della discussione che stiamo facendo adesso può mandarci fuori strada).

Leggiamo così nell’Antico Testamento, nel libro dei Re: “Allora egli scese e si immerse sette volte nel Giordano …” (2 Re 5:14)

La versione greca di questo passo dell’Antico Testamento legge così: “ καὶ κατέβη Ναιμαν καὶἐβαπτίσατο ἐν τῷ Ιορδάνῃ ἑπτάκι …”

Lella versione greca dei LXX (Settanta, Septuaginta) ci aiuta a comprendere ciò che implica “battezzare” e dimostra che la terminologia del Nuovo Testamento, anche in questo punto, non è inventata per l’occasione, bensì introdotta grazie ad un uso già esistente.

E’ proprio avendo presente che il battesimo è un rito di immersione, e conseguente emersione, che possiamo apprezzare il senso di alcune affermazioni del Nuovo Testamento.

Essendo stati con lui sepolti nel battesimo, in lui siete stati anche insieme resuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha resuscitato dai morti“. (Colossesi 2:12 – Nuova Diodati).

Lo stesso apostolo Paolo  utilizza l’immagine battesimale in un brano di stupenda bellezza e profondità: il capitolo 6 dell’epistola ai Romani. Cito un verso soltanto: “Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita“. (Romani 6:4 – Nuova Riveduta)

Il battesimo biblico, praticato prima della venuta del Cristo ed in uso nella Chiesa, è quindi un rito di “immersione”. Fermo questo, continuiamo la nostra discussione.

 

Battezzati in acqua o con acqua?

Se il battesimo è un rito di immersione, la naturale conseguenza è che si è battezzati in acqua più di quanto non si sia battezzati conacqua. Sono vere entrambe le cose, ma a mio avviso la prima è più descrittiva della seconda.

Scrive così Daniel B. Wallace discutendo Luca 3:16: “Here ὕδατι, as occasionally happens with the dat. of sphere, seems to function in a double-duty capacity – specifying both the place of baptism and the means of baptism.” Greek Grammar Beyond the Basics, p. 155. L’uso proprio della lingua greca del dativo, consente quindi in un’unica frase di esprimere entrambi i concetti, “con acqua” e “in acqua”.

Andiamo ad esaminare un brano biblico davvero emblematico per la comprensione delle sfumature delle quali stiamo discutendo.

Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno stesso Spirito nel medesimo corpo, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e siamo stati abbeverati in un medesimo Spirito“. (1 Corinzi 12:13 – Nuova Diodati)

Questo il testo originale di questo passo: “καὶ γὰρ ἐν ἑνὶ Πνεύματι ἡμεῖς πάντες εἰς ἓν σῶμα ἐβαπτίσθημεν, εἴτε ᾿Ιουδαῖοι εἴτε ῞Ελληνες, εἴτε δοῦλοι εἴτε ἐλεύθεροι, καὶ πάντες εἰς ἓν Πνεῦμα ἐποτίσθημεν.”

Credo che la Nuova Diodati riesca a fornire una versione più fedele all’originale della Nuova Riveduta. Quest’ultima, a mio avviso, perde il ritmo e la bellezza dell’originale: “Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.” Purtroppo mi costa dovere notare che in più brani l’esame della Nuova Riveduta delude, mentre mi sorprende la lodevole fedeltà all’originale della versione CEI.

 

Vari brani e versioni a confronto

Metto di seguito a raffronto tre versioni, la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati per alcuni brani chiave dove si parla del battesimo/acqua, battesimo/Spirito Santo.

Le preferenze nella traduzione sono state le seguenti:

– Nuova Diodati – su 8 occorrenze: 1 volta traduce “in”, le altre 7 “con”

– Nuova Riveduta – su 8 occorrenze: 3 volte traduce “in”, le altre 5 “con”

– Nuova Versione CEI – su 8 occorrenze: 6 volte traduce “in” o “nel”, le altre 2 “con”

 Nuova Diodati Nuova Riveduta Versione CEI
Matteo 3:11
Io vi battezzo inacqua, per il ravvedimento; ma colui che viene dopo di me … vi battezzerà con lo Spirito Santo, e col fuoco. Io vi battezzo conacqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me … vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Io vi battezzo nell‘acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me … vi battezzerà inSpirito Santo e fuoco.
Marco 1:8
 Io vi ho battezzati conacqua, ma egli vi battezzeràcon lo Spirito Santo Io vi ho battezzati conacqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo» Io vi ho battezzato con  acqua; ma egli vi battezzeràin Spirito Santo
Luca 3:16
“lo vi battezzo conacqua … egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco Io vi battezzo inacqua … Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco  Io vi battezzo conacqua … Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco
Giovanni 1:26
Giovanni rispose loro. dicendo: “Io battezzo conacqua … Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo inacqua … Giovanni rispose loro: “Io battezzo nell’acqua …
Giovanni 1:33
“Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito e fermarsi su di lui, è quello che battezza con lo Spirito Santo “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo”. “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezzanelloSpirito Santo”

 

Conclusioni

L’accostamento nei brani biblici del battesimo nell’acqua con il battesimo nello Spirito legittima una traduzione che preferisca il dativo di luogo a quello di mezzo. Non si può tralasciare comunque di menzionare il fatto che l’intraducibilità delle sfumature del testo greco sta nell’ampiezza del senso che può esprimere, abbracciando entrambe le valenze del dativo.

Vediamo di approntare una traduzione di Marco 1:8 che tenga conto di quanto detto finora.

Testo greco originale: “ἐγὼ μὲν ἐβάπτισα ὑμᾶς ἐν ὕδατι, αὐτὸς δὲ βαπτίσει ὑμᾶς ἐν Πνεύματι ῾Αγίῳ”

Traduzione letterale: “io vi ho battezzato in acqua, lui vi battezzerà nello Spirito Santo

Fin qui le motivazioni che riguardano la traduzione, agli esegeti le ulteriori considerazioni sul significato del testo.

 

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MANY BOOKS, ONE BOOK

 

Some time ago … Well, quite a while ago now, I had a problem with the length of my writings. Till I heard an expert on TV explaining that a huge book is only a collection of independent small chapters all connected together to create the final, complete book – whether it be a story, a novel or a manual.

Can we believe the same thing to have taken place with the Bible?

It’s true: the Bible is a collection of books, written by different people, in different places, in different times. But it is also true that the more you study it the more you become aware of its unity of intent, content, and message.

It is easy to come up with the conclusion that the special assistance of the Holy Spirit has made all those independent writings truly One Book! Which, to my opinion, is another strong evidence of the active presence of God in the pages of the Bible, from Genesis to Revelation, so that it actually and truly is The Word of God.

Let us see what I mean to say.

And I will put enmity Between you and the woman, And between your seed and her Seed; He shall bruise your head, And you shall bruise His heel.” (Genesis 3:15 – NKJV)

It is with right that this particular part of Scripture has been considered the first time the gospel – the good news – was ever proclaimed. Technically speaking, it has been rightly termed the protoevangelium. The classical, and I would say even the obvious interpretation of this passage is that the seed of the woman is Jesus, who bruised the head of Satan, though he had to endure the cross to save us, before rising and conquering death and the grave.

Genesis 22 is another amazing prophecy concerning the person and the atoning death of Jesus.

The Lord asks Abraham to sacrifice his only son. He is obedient and so he goes on a mountain with Isaac to obey God’s voice.

Take now your son, your only son Isaac, whom you love, and go to the land of Moriah, and offer him there as a burnt offering on one of the mountains of which I shall tell you.” (Genesis 22:2 – NKJV)

Jesus is the only begotten Son of God – see John 1:1-18. He was crucified on a mount, Golgotha – Matthew 3:17)

So Abraham took the wood of the burnt offering and laid it on Isaac his son.” (Genesis 22:6 – NKJV)

Can’t we see in this a type of Jesus, who almost two thousand years later would have carried the wood of the cross?

Abraham “took the fire in his hand, and a knife, and the two of them went together. But Isaac spoke to Abraham his father and said, “My father!” And he said, “Here I am, my son.” Then he said, “Look, the fire and the wood, but where is the lamb for a burnt offering?” And Abraham said, “My son, God will provide for Himself the lamb for a burnt offering.” So the two of them went together.” (Genesis 22:6-8 NKJV)

So many coincidences can’t be a coincidence. It’s all part of a design and evidence of the Divine Inspiration of the Bible. It is so evident that Abraham prophesizes the coming of Jesus, the lamb of God, whom God provided for himself! (John 1:36)

The precious work of Jesus on the cross, which brought salvation to all those who believe, was also so clearly seen and described centuries before, in the pages of the book of Isaiah.

Who has believed our report? And to whom has the arm of the LORD been revealed? 2For He shall grow up before Him as a tender plant, And as a root out of dry ground. He has no form or comeliness; And when we see Him, There is no beauty that we should desire Him.3He is despised and rejected by men, A Man of sorrows and acquainted with grief. And we hid, as it were, our faces from Him; He was despised, and we did not esteem Him.  4 Surely He has borne our griefs And carried our sorrows; Yet we esteemed Him stricken, Smitten by God, and afflicted. 5 But He was wounded for our transgressions, He was bruised for our iniquities; The chastisement for our peace was upon Him, And by His stripes we are healed. 6 All we like sheep have gone astray; We have turned, every one, to his own way; And the LORD has laid on Him the iniquity of us all 7 He was oppressed and He was afflicted, Yet He opened not His mouth; He was led as a lamb to the slaughter, And as a sheep before its shearers is silent, So He opened not His mouth. 8 He was taken from prison and from judgment, And who will declare His generation? For He was cut off from the land of the living; For the transgressions of My people He was stricken. 9 And they made His grave with the wicked — But with the rich at His death, Because He had done no violence, Nor was any deceit in His mouth. 10 Yet it pleased the LORD to bruise Him; He has put Him to grief. When You make His soul an offering for sin, He shall see His seed, He shall prolong His days, And the pleasure of the LORD shall prosper in His hand. 11 He shall see the labor of His soul, and be satisfied. By His knowledge My righteous Servant shall justify many, For He shall bear their iniquities. 12 Therefore I will divide Him a portion with the great, And He shall divide the spoil with the strong, Because He poured out His soul unto death, And He was numbered with the transgressors, And He bore the sin of many, And made intercession for the transgressors.” (Isaiah 53:1-12 – NKJV)

So many details, such accuracy! It can only be the work of the Holy Spirit speaking through holy men of God!

People will always find a reason for their unbelief, but the Bible supplies sufficient, reasonable evidence for those who with a sincere heart want to believe.

Studying the Bible some difficulties arise only when or if we fail to consider its unity. If we actually think of it as one book, we discover the gradual Revelation of the Person of God, His Trinity, His plan for the salvation of mankind, wonderfully manifested in Jesus Christ, our Lord and Savior.

In Hebrew 1:1-2a we read: “God, who at various times and in various ways spoke in time past to the fathers by the prophets, 2 has in these last days spoken to us by His Son.” (Hebrews 1:1-2 – NKJV)

John says something quite similar, but with different words:

For the law was given through Moses, but grace and truth came through Jesus Christ.” (John 1:17 – NKJV)

But why a gradual revelation? Why didn’t God simply tell us everything, all at one time?

These are questions I personally asked myself, too. Then I considered that there is no reason to blame God for something that even an average writer does himself, hoping to write a decent book. Imagine a mystery tale unfolding everything in the first page: it wouldn’t be a mystery anymore.

Who would want to read such a book?

At the same time, imagine a school book that will not gradually introduce a subject, but speak to the student of quantum physics before introducing him to law of gravity or the description of the atom.

I teach English – though not professionally. I would never teach a new student by starting with, say, the future progressive, or the “if” sentences. I begin with the alphabet – unless my student is already at a good level. Also, I try to speak slowly, using words he or she knows. Otherwise, he would not learn but simply be more confused than when he started the lesson.

Is it such a scandal if the same happens in the Bible?

Some mistakes made by certain interpretations are due to the simple fact that some fail to see the continuity between Old and New Testament.

For example, Jehovah Witnesses fail to see that it was no change in the Person of God, but more light that showed us that the Son of God and the Holy Spirit are God with the Father. We find hints in the Old Testament, but they became clear only in light of the New.

 

I know it’s not easy for the average Christian today, to be confronted by all the intellectual attacks coming from every direction: unbelievers, liberals, etc. It is not always easy to be able to answer to everyone. It takes rhetorical skills, linguistics, historical knowledge, which sometimes seems to fail us – this is how I feel myself too. Very often it is hard to argue against those who, even for no rational reason, just question the Christian faith – they are always more and more, in a world where there is a rampant propaganda against everything that us believers hold sacred and dear.

As it is for many other spiritual truths, besides the natural reasoning and evidence found in the physical, a Christian perceives in his spirit that the Bible, the Holy Scriptures are the Word of God, inspired by the Holy Spirit. When reading those pages, the heart of stone is turned into a heart of flesh, the perception of the self and reality changes, as we see everything through the eyes of God.

Some time ago a friend of mine – David – told me: “Reading the Bible … I don’t know how to prove it, I cannot even explain it with words, but I feel something special: it is the Word of God.”

It is true: it is something spiritual and by consequence so difficult to explain in the natural.

When we read the Bible the Holy Spirit literally speaks to our hearts, teaches us, guides us, sustains us, comforts us, delivers us, gives us strength and hope, courage, guidance, a goal, a reason to live, something worth living and even dying for. In every passage of Scripture God reveals Himself and sheds more light on our path.

This is my personal experience and I am sure it is what every true believer feels about the Scriptures.

We often are criticized because of the need we feel to share our beliefs with others – when people jump and scream in stadiums only for a game! – but since we found something so beautiful and precious not only we want to share it with others, but we dare feel guilty if we don’t. (So, please, bear with us)

In conclusion of this chapter, there should not be any doubt for the believer that the Bible is a collection of books, but it is also and absolutely One Book.

 

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Chapter Two – The Canon of Scripture

 

Though it may not be so evident in the terminology, when we discuss the Canon of Scripture, we discuss about the books that have the right to be included in the Bible, about those that have been identified as having been inspired by the Holy Spirit.

I will treat the matter in a very simple way. This may upset the reader looking for scientific evidence. But I sincerely believe that the matter is pretty easy, strictly speaking, from a Christian perspective.

As far as the Old Testament is concerned, Jesus himself sealed with his words the Hebrew Canon of Scriptures of his days. He quoted from the Hebrew Scriptures and fulfilled what was written in them concerning the promised Messiah – whom he was.

Jesus also sanctioned the classical Jewish division of the Old Testament into Law, Prophets and Psalms, which included the very same books we find in our Bibles today.

Luke 24:44: “Then He said to them, “These are the words which I spoke to you while I was still with you, that all things must be fulfilled which were written in the Law of Moses and the Prophets and the Psalms concerning Me.

The Old Testament is very often quoted in the New. Its authority was essential in order to prove that Jesus was the Messiah. The Lord himself mentions Moses, Daniel, David, as he regularly quotes from the Scriptures. When he was tempted in the desert, for example. In the Synagogue, reading the prophet Isaiah, written centuries before, he openly confirmed that that Scripture was authentic prophecy and that the same was being fulfilled in him.

The Hebrew Canon was recognized by Christians.

Concerning the second division of our Bibles, the New Testament, the way to treat the matter is entirely different. Things are much more simple, from a certain perspective. But, more difficult if considered from another.

When Christianity saw its rise, it had to confront itself with the Greek thought which was still dominating the intellectual world of the time. It was not easy for the early Church.

First of all, the authentic witness of the true apostles had to be preserved and received, while false prophets rose everywhere to threaten the purity of the Gospel message.

To the angel of the church of Ephesus write,`These things says He who holds the seven stars in His right hand, who walks in the midst of the seven golden lampstands: “I know your works, your labor, your patience, and that you cannot bear those who are evil. And you have tested those who say they are apostles and are not, and have found them liars;” (Revelation 2:1-2)

Many so called gospels and other false writings circulated during the early  Church period. It was not an easy task to isolate and identify the true from the false, especially since there was no central authority and the heretics were very active and prolific in the production of false accounts to substantiate their lies.

Luke himself wrote: “Inasmuch as many have taken in hand to set in order a narrative of those things which have been fulfilled among us, just as those who from the beginning were eyewitnesses and ministers of the word delivered them to us, it seemed good to me also, having had perfect understanding of all things from the very first, to write to you an orderly account, most excellent Theophilus, that you may know the certainty of those things in which you were instructed.” (Luke 1:1-4)

Luke’s main worry was to be historically faithful. So he diligently searched authoritative and reliable sources. This made his writing trustworthy and his account historically accurate. His Greek mind made his Gospel very popular among the non-Jewish believers.

And we have sent with him (Titus) the brother (Luke) whose praise is in the gospel throughout all the churches.” (2 Corinzi 8:18)

This passage of Scripture is not so complicated if it is understood for what it actually says – which is that Luke was famous in the early Church because he was the author of his Gospel account. Since it is widely believed that the third Gospel could have not been written so early, translations try to adjust the meaning of this phrase to say otherwise. But the simple truth is that in this passage we have first-hand evidence that, contrarily to what some scholars may think today from behind their desks and on their comfortable chairs, two-thousand years later, we have here evidence in support of an early composition of Luke’s Gospel.

Paul was very careful, adding signs in his letters that would confirm their authenticity.

The salutation of Paul with my own hand, which is a sign in every epistle; so I write.” (2 Thessalonians 3:17)

The salutation with my own hand– Paul’s.” (1 Corinthians 16:21)

This salutation by my own hand– Paul. Remember my chains. Grace be with you. Amen.” (Colossians 4:18)

The letters of Paul were read in the all the churches. So, those who received a copy of an epistle of Paul would diligently make sure that the other churches got it too.

I charge you by the Lord that this epistle be read to all the holy brethren.” (1 Thessalonians 5:27)

In his second letter, the apostle Peter mentions Paul’s writings.          “ … and consider that the longsuffering of our Lord is salvation– as also our beloved brother Paul, according to the wisdom given to him, has written to you, as also in all his epistles, speaking in them of these things, in which are some things hard to understand, which untaught and unstable people twist to their own destruction, as they do also the rest of the Scriptures.” (2 Peter 3:15-16)

In the words of Peter we understand about the intellectual and spiritual battle going on in the late first century church called to literally tell between true and false apostles.

The Lord himself revealed to Peter that he would soon die. Nothing was more important for the apostle than to make sure that the pure, authentic report of the eye witnesses should be preserved after his departure. He writes:

For this reason I will not be negligent to remind you always of these things, though you know and are established in the present truth. Yes, I think it is right, as long as I am in this tent, to stir you up by reminding you, knowing that shortly I must put off my tent, just as our Lord Jesus Christ showed me.

Moreover I will be careful to ensure that you always have a reminder of these things after my decease.

For we did not follow cunningly devised fables when we made known to you the power and coming of our Lord Jesus Christ, but were eyewitnesses of His majesty.” (2 Peter 1:12-16)

The early Church was well aware of the authority of the apostles and of their teachings. It was necessary to preserve such witness from those who attempted to twist the pure doctrine both twisting the interpretation of the Scriptures or producing false gospel accounts, false epistles, etc.

In conclusion, the care and efforts of the first century Church was all to identify and keep the true apostolic witness, discarding the lies of heretics.

It might hurt the scientific mind of today, but we must face it: only the early Church had the means to successfully preserve the true, pure Christian doctrine. It was done in a magnificent way, through the assistance of the Holy Spirit, delivering to the future generations the New Testament.

To determine which book has or doesn’t have the right to be in our Bibles, is not given to the Church of today. This was done by the early Church.

Great scholars come up with interesting or sophisticated theories, but they cannot have first hand, direct access to persons and documents available in the first century. A very simply but convincing demonstration of this is the fact that there are many theories, continually revised according to the new historical, archeological, linguistic discoveries, but the New Testament is still there unshaken in its powerful, accessible, Spirit-filled accounts to change the life of millions who study its pages.

A recent discovery had a particular international echo. The so called Gospel of Judas (so it is entitled) was unearthed in the ’70s in Egypt, preserved in a late III century Coptic manuscript. Its text and translation was published later and at a certain time it seemed like the hidden truth of the Gospel had at last been recovered. This “gospel” was known to the early Church. It was one of the many writings produced by the late first century and the second century heretics belonging to the various sects generally defined as Gnostics. Irenaeus, bishop of Lyon in the second century, spoke about this writing in his monumental five-books book against Gnosticism. The early church knew about this and the many other false, unreliable writings adulterating the purity of the apostolic doctrine and condemned them to oblivion.

The interest of scholars is understandable. We recover a piece of history with this finding. No-one denies. But the value of its witness has been overestimated only for commercial purposes. If anyone believes that this Gospel shades light on details of the Christian faith that had been hidden by the Orthodox, they are completely wrong. This anonymous writing, falsely self-attributing its authorship to Judas, provides no true new historical or religious information. The same would apply to all the many false heretical writings circulating in the first centuries of the Christian era.

The Canon of the New Testament is the one we find in our Bibles and with all due respect for those who do not entirely agree, no-one ever produced any evidence that any of those 27 books should not be considered the Word of God or that any other book was wrongly excluded from this authoritative and precious collection.

The four Gospels, the Acts of the Apostles, the Epistles and the book of Revelation have all the right to be in our Bibles right after the Old Testament, be called the New Testament and Word of God.

Old and New Testament together, are the Revelation, the Holy Scriptures which witness to the Truth of the Gospel we need to believe in order to be saved and all the teachings we need “that the man of God may be complete, thoroughly equipped for every good work.” (2 Timothy 3:17)

 

 

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Amar, Dar e Compartilhar

Trad. Adriana De Mattia

Tentei tocar com a mesa da minha cozinha como faço com o meu violão, mas não consegui, então tentei com as cadeiras mas não tive nenhum resultado. Uma conclusão é que cada coisa tem o objetivo bem preciso e utilizar-la em modo diferente é inutil. Então a mesa da cozinha é para comer. E não é que bonita e útil assim? As cadeiras eu utilizei para sentar a mesa com a minha família ; e pensar que à estava para jogar fora porque não conseguia usa-las como queria, mas não era com aquele objetivo pelo qual eram construídas. Com cafeteira fiz então um bom café porque me lembrei o porquê eu a tinha comprado.

Naturalmente está estória é inventada, mas a verdade é que o homem que não encontra o seu objetivo de vida e o motivo e pelo qual foi criado fica frustrado e guarda um inexplicável senso de vazio. Falta alguma coisa.

Pois Deus o Senhor disse: ” Não é bom que o homem esteja só.” (Gênesis 2: 18).

Quando o homem vê a mulher pela primeira vez nasce o amor e a poesia.

“Deus o Senhor, com a costela que tomara ao homem, formou a mulher e a conduziu ao homem. O homem disse: ” Esta, afinal, é osso dos meus ossos e carne da minha carne”. ( Gênesis 2.22- 23).

São feitos para amar, dar e compartilhar. Se refletindo no nosso meio social, em relacionar-se com os outros. Este homem não poderia continuar sozinho; seria incompleto, teria só recebido não tendo ninguém com quem compartilhar. Jesus reafirmou nos seus ensinamentos um comandamento em particular.

” Ama o teu próximo como a ti mesmo.” ( Mateus 22.39).

O comandamento de Deus não é dado sem motivo, há um sentido. Nos faz entender qual o objetivo, a coisa nós servimos e o que temos que fazer para sermos realizados. O amor é o centro. O conceito expresso no Velho Testamento. Jesus repete e sublinha em modo único, novo e sem precedentes.

” Eu vos dou um novo comandamento que vos ameis uns aos outros. Como eu vos amei, também vos ameis uns aos outros.” ( João 13: 34).

É necessário amar o próximo como a nós mesmos e os nossos irmãos em Cristo com o mesmo amor que o Senhor teve por nós. Visto que não é fácil vale a pena sobrelinhar quanto seja a satisfação pessoal quando conseguimos cumprir esse específico comandamento que nos é dado do Senhor. Jesus no quarto evangelho disse:

” Quem crê em mim rios de águas vivas saíram do seu interior. (João 7. 38).

Não entendia bem esse versículo até quando um homem de Deus um dia me explicou na igreja um detalhe sobre o Mar Morto. O Mar Morto não é morto porque não recebe água, invés, ele é chamado Mar Morto porque não dá. E pior, se svazia porque a sua água se evapora; quer dizer desperdiçada. Do mesmo modo acontece com o cristão. Se está sentado no banco da igreja, escuta a palavra de Deus, mas não compatilha, não transmite o que recebeu, guardando para si mesmo, aquilo que aprendeu virá desperdiçado. O seu comportamento havendo entristecido o Espírito Santo, o impedirá de se sentir realizado. Já te aconteceu? Se sentir mal porque a tua preguiça ou a vergonha não deixou você compartilhar das coisas belas que você sabe da Palavra de Deus? Mesmo deixando de lado a espiritualidade, existe no homem o desejo de compartilhar o que de belo acontece na sua vida. Os avós sempre falam dos netos. Os ricos ostentam o dinheiro. Os músicos falam só de música. Os colecionistas falam só dos seus objetos raros. Nós cristãos reprimidos o nosso entusiasmo e não falamos das maravilhas de Deus.E não é isso que nos ensina a palavra de Deus inspirada do Espirito Santo. Se nós mesmos somos crentes é porque alguém nos falou do amor de Deus.

“…o que temos visto e ouvido nós anunciamos também a vocês, para que vos sejais em comunhão com nós. Ora a comunhão é com o Pai e o seu Filho Jesus Cristo. (1 João 1:3).

Os apóstolos não guardaram para eles mesmos a mensagem da salvação, ao contrário, compartilharam. Se tivessem ficado calados por egoísmo, preguiça e por medo das consequências de seus testemunhos, hoje nós não seriamos aqui. Dar é um outro aspecto que o homem se realiza em si mesmo. O Senhor Jesus é em si mesmo o exemplo de como dar.

“… tal como o Filho do Homem que não veio para ser servido mas para servir e dar sua vida em resgate de muitos.(Mateus 20:28).

Jesus disse ainda:

” Mais bem- aventurado quem dar que recebe.” ( Atos 20: 35)

O pecado se coloca entre nós e a livre realização e manifestação daquilo que é belo da nossa natureza humana original antes da queda. Hoje graças ao Espírito Santo podemos recuperar a possibilidade de fazer aquilo que é justo e experimentar a satisfação que só pode te dar o objetivo pelo qual nós fomos criados.

 

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Chapter One – THE BIBLE: The Word of God

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 THE BIBLE: THE WORD OF GOD

       The word Bible comes from the Greek ta biblia, which simply means “the books”. In fact, the Bible is a collection of sixty-six books, divided into two main sections: Old and New Testament.

The Old Testament is the collection of the Jewish sacred writings, completed long before the birth of Jesus.

The New Testament is the official collection of the writings of the disciples of Jesus.

The Bible is the Word of God, inspired by God.

Paul writes: “All Scripture is given by inspiration of God, and is profitable for doctrine, for reproof, for correction, for instruction in righteousness, that the man of God may be complete, thoroughly equipped for every good work.”   (2 Timothy 3:16-17)

The Bible is indeed more than just a book. It was written by men – no-one denies this fact. But those same men were not collecting their ideas or thoughts, or just telling some nice stories. They were inspired, led by the Holy Spirit in a supernatural way and whatever they wrote was in a unique and special way the Word of God.

For prophecy never came by the will of man, but holy men of God spoke as they were moved by the Holy Spirit.”          (2 Peter 1:21)

The traditional Christian view understands and explains the Inspiration of the Holy Scriptures to have affected the very words of the text so that the Bible is entirely, wholly and truly the Word of God.

Like Jesus, who was the Word incarnate, (John 1:1-14), also the written Word has, in a sense, both a human and a divine nature.

The human is evident by the fact that men actually and materially authored the books collected in the Bible. They also wrote in a human language. Furthermore, the books had to be preserved through a copying process in the past, through print today – like any other book.

The divine is evident by the fact that the Scriptures are the Word of God, which implies a unique authority concerning God’s Revelation to man.

Theologians and scholars have come up with different conclusions and definitions concerning the implications of the inspiration of the Bible and the direct consequences of it. But I still like the devastating, straight forward simplicity of the Bible itself. Let us read what it says about itself.

Jesus says: “For David himself said by the Holy Spirit:` The LORD said to my Lord, “Sit at My right hand, Till I make Your enemies Your footstool.” (Mark 12:36)

In the Psalm quoted by Mark, it was David who spoke. But Jesus says those words were spoken by the Holy Spirit.

This is what we read in other significant passages.

Men and brethren, this Scripture had to be fulfilled, which the Holy Spirit spoke before by the mouth of David…” (Acts 1:16)

But those things which God foretold by the mouth of all His prophets, that the Christ would suffer, He has thus fulfilled.” (Acts 3:18)

So when they did not agree among themselves, they departed after Paul had said one word: “The Holy Spirit spoke rightly through Isaiah the prophet to our fathers ” (Acts 28:25)

But the Holy Spirit also witnesses to us; for after He had said before, “This is the covenant that I will make with them after those days, says the LORD: I will put My laws into their hearts, and in their minds I will write them,” then He adds, “Their sins and their lawless deeds I will remember no more.” (Hebrews 10:15-17)

On the one hand, I believe it is unacceptable to consider the Inspiration of the Scriptures as an automatic dictation which completely emptied the writer of the book of his personal  contribution. On the other hand we cannot neglect to point out that the guidance of the Holy Spirit must have been essential to contribute to the final result: God actually speaking through men.

With this in mind, those who approach the Bible, can be rest assured that it is indeed, and for all purposes the Word of God.

Paul writes to the church in Thessalonica: “For this reason we also thank God without ceasing, because when you received the word of God which you heard from us, you welcomed it not as the word of men, but as it is in truth, the word of God, which also effectively works in you who believe.” (1 Thessalonians 2:13)

The Bible is the only reliable witness to the Truth of the Gospel, proclaimed by Jesus and the Apostles, the Gospel we must believe in order to be saved and to grow as Christians.

Paul wrote to the church in Colosse: “Now when this epistle is read among you, see that it is read also in the church of the Laodiceans, and that you likewise read the epistle from Laodicea ” (Colossians 4:16)

And also, to the church in Thessalonica again: “I charge you by the Lord that this epistle be read to all the holy brethren.” (1 Thessalonians 5:27)

The words we find in the book of Revelation, can be applied to the whole Scripture: “Blessed is he who reads and those who hear the words of this prophecy, and keep those things which are written in it; for the time is near.” (Revelation 1:3)

In conclusion, the Bible is a collection of 66 books: 39 in the Old Testament, 27 in the New.

 

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