Il Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento, seconda maggiore divisione delle nostre bibbie, raccoglie 27 libri.

I primi tre sono vangeli sono quelli di (o secondo): Matteo, Marco e Luca. Questi tre vengono definiti “Sinottici”, per la loro affinità nei contenuti. La parola deriva dalle parole greche syn e opsis perchè i tre sono così simili che li si può mettere su tre colonne parallele confrontandoli con un solo sguardo.

Il quarto vangelo, tradizionalmente considerato di composizione più tarda rispetto ai primi tre, ha per autore l’apostolo Giovanni.

Nelle nostre Bibbie il primo dei vangeli è Matteo. Per quanto questo, in un primo momento, possa sembrare paradossale, l’attribuzione di questa narrazione all’apostolo Matteo è un chiaro segno della sua autenticità. Perché è ovvio che è stato solo dopo attento esame che l’intera Chiesa – all’unanimità – ha considerato questo libro divinamente ispirato e l’ha attribuito al meno conosciuto degli apostoli.

Matteo deve aver scritto il suo libro molto presto. Lo scrisse indirizzandolo ai giudei. Gesù è infatti presentato dal suo Vangelo come il Re, “Il figlio di Davide e il figlio di Abraamo”, 1:1, colui che è venuto per adempiere le profezie date ad Israele.

Marco è l’autore del secondo vangelo. Egli non è un apostolo. La credenza comune della quale ci informa Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica composta nel quarto secolo, dice che egli scrisse le memorie dell’apostolo Pietro; ma non è certo. La chiave di lettura di questo vangelo, secondo alcuni commentatori, è:

“Poiché anche il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito, ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.” (Marco 10:45)

Il secondo vangelo è il “vangelo del Servo”.

Luca, “il medico diletto” (Colossesi 4:14) compagno di viaggio di Paolo, è l’autore del terzo vangelo. Egli presenta Gesù come il Figlio dell’uomo; il verso chiave è infatti:

poiché il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito“. (Luca 19:10)

Questo vangelo si rivolge ai Gentili, i non ebrei, e nessuno meglio di Luca poteva scriverlo.

La sua premessa mostra l’accuratezza con cui ha proceduto nel suo lavoro:

Poiché molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione de’ fatti che si son compiuti tra noi, secondo che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche, a me dopo essermi accuratamente informato d’ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, o eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.” (Luca 1:1-4)

Egli non era un testimone oculare, ma rassicura il lettore che ha diligentemente raccolto informazioni per narrare fedelmente la storia di Gesù, per confermare coloro che hanno creduto.

L’ultimo vangelo è quello di Giovanni. Nel quarto vangelo Gesù è il Figlio di Dio. Lo scopo di questo scritto è spiegato in Giovanni 20:31:

“…ma queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Sebbene non sappiamo quale sia l’esatto ordine cronologico dei primi tre vangeli, di sicuro il quarto è stato l’ultimo dei vangeli ad essere scritto, completando meravigliosamente la quadruplice immagine della persona di Gesù data dai Vangeli del Nuovo Testamento: Re, Servo, Figlio d’uomo, Figlio di Dio.

Nell’ordine dei libri che troviamo nelle nostre Bibbie, segue gli Atti degli Apostoli. Anche questo libro è attribuito a Luca, autore del terzo vangelo. Qui gli indizi interni (il passaggio della narrazione dalla terza alla prima persona in alcuni punti), l’inizio del libro che ricollega lo scritto al vangelo di Luca, ci confermano l’identità dell’evangelista con dell’autore di questo scritto.

In 2 Corinzi 8:18 Paolo scrive:

E noi abbiamo mandato con lui (con Tito) il fratello la cui lode è per l’evangelo (Luca) in tutte le chiese”.

La traduzione è mia e le parole fra parentesi le inserisco per rendere il brano comprensibile. Traduco letteralmente, come purtroppo non fa la Nuova Riveduta né la Nuova Diodati. Concorda con la mia versione, quella della C.E.I., che traduce:

“Abbiamo mandato con lui il fratello che ha lode in tutte le chiese a motivo del vangelo”. 

Il fratello menzionato da Paolo ed associato a Tito è Luca. E’ dimostrabile anche dalla parte finale della narrazione del libro degli Atti dove il racconto in prima persona fa intendere che l’autore degli Atti si sia associato a Paolo nei suoi spostamenti.

Ne deduciamo che quando Paolo scriveva la sua epistola ai Corinzi, Luca era già conosciuto in tutte le chiese a motivo del suo Vangelo. Un’affermazione che può sconvolgere solo se non riteniamo autentiche le datazioni tradizionali dei Vangeli, ma che è perfettamente in armonia con ciò che credeva la Chiesa dei primi secoli.

Wilbur Pickering, sulla scorta delle annotazioni di antichi manoscritti, riporta le date alle quali possiamo ascrivere i Vangeli in base alla tradizione della Chiesa antica.

Matteo – 38 d.C.

Marco – 40 d.C.

Luca – 45 d.C.

Giovanni – 62 d.C.

Capisco che in tempi passati la critica più avversa alla Bibbia obiettava con argomentazioni molto incisive queste datazioni. Ma oggi, alla luce delle più recentemente scoperte evidenze manoscritte, alla luce dei ritrovamenti archeologici e delle nuove considerazioni filologiche, possibili per via della migliore conoscenza della realtà ebraica del primo secolo rivelatasi con la scoperta e lo studio dei rotoli del Mar Morto, le datazioni tradizionali sono molto più verosimili – se non addirittura le uniche possibili – per i vangeli, ma anche per il Nuovo Testamento in genere. 

Gli Atti degli Apostoli raccontano, dall’ascensione di Gesù, i primi passi della chiesa e la svolta della chiamata dei Gentili alla salvezza, concentrandosi, nella seconda parte e fino alla fine, sull’opera missionaria dell’apostolo Paolo. Il libro termina,  con la traduzione a Roma di Paolo per essere processato dal tribunale di Cesare, cui si era appellato.

Seguono le epistole dell’apostolo Paolo, che portano il nome delle chiese alle quali erano indirizzate: Romani, 1 e 2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 e 2 Tessalonicesi, 1 e 2 Timoteo, Tito e Filemone.

Gli scritti di Paolo non sono proposti in ordine cronologico, ma sistemati nella nostre Bibbie più o meno in base alla loro lunghezza. In un altro capitolo di questo libro propongo un loro possibile ordine cronologico, all’interno dell’opera missionaria dell’apostolo.

Paolo ribadisce con forza la natura del mandato che ha ricevuto da Dio:

“Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo, e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità.” (1 Timoteo 2:5-7)

In maniera forte ed inequivocabile Paolo afferma l’autorità del suo apostolato nella premessa dell’epistola ai Galati:

“Paolo, apostolo (non dagli uomini né per mezzo d’alcun uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che l’ha risuscitato dai morti)” (Galati 1:1)

Le epistole di Paolo sono molto importanti per la dottrina cristiana: la loro importanza non si può sottovalutare in nessun modo, né sottolineare abbastanza. Il loro studio è fondamentale per una corretta comprensione della dottrina della Chiesa.

Alcuni sostengono che anche l’epistola agli Ebrei sia stata scritta da Paolo; è opinione ormai diffusa, comunque, che ciò non risponda a verità. Visto che nessun nome compare nell’intestazione di questa epistola, non si può essere dogmatici in nessun senso, sebbene io sia convinto che anche Ebrei faccia parte del corpus paolino.

Seguono le epistole “generali”, dette anche “cattoliche”. Queste prendono il nome dell’autore anziché dei destinatari: Giacomo, 1 e 2 Pietro, 1, 2 e 3 Giovanni e Giuda.

Giacomo, autore dell’epistola che porta il suo nome, era fratello del Signore e primo vescovo di Gerusalemme, tenuto in grande stima anche al di fuori della cerchia dei credenti. Il suo scritto è molto bello e mostra un cristianesimo vero, che guarda alle sue radici ebraiche, ma che si proietta con sicurezza nel nuovo patto in Cristo Gesù.

Questa la testimonianza di Flavio Giuseppe su Giacomo. “Essendo Festo morto, Albino ne prese il posto; quindi convocò il Sinedrio dei Giudei e porà innanzi a loro il fratello di Gesù, che era chiamato Cristo, il cui nome era Giacomo, e alcuni altri; e quando egli ebbe formulato contro di loro l’accusa di avere infranto la legge, egli li consegnò perché fossero lapidati”. Antichità Giudaiche, Libro 20, Capitolo 9.

Le due epistole di Pietro sono davvero stupende. Ci presentano l’apostolo irruento e vulnerabile dei vangeli, maturo e fermo nella sua fede, pienamente cosciente del significato del suo ruolo di testimone oculare della resurrezione di Cristo. Che cambiamento meraviglioso!

La prima epistola si conclude così:

“La chiesa che è in Babilonia eletta come voi, vi saluta; e così fa Marco, il mio figliuolo.” (1 Pietro 5:13)

Sebbene molti vedano in Babilonia una maniera per indicare Roma, non vi è nessun motivo valido per ritenere che l’apostolo non si trovasse realmente nella città mesopotamica, dove era residente una nutrita colonia ebraica. Ciò sarebbe in perfetta armonia con la natura del suo mandato, cioè l’apostolato ai giudei. Scrisse Paolo in proposito:

“…a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella dei circoncisi.”

E’ credenza diffusa che Pietro sia stato il primo papa della storia. Leggendo la sua epistola ci si rende conto che, come tante altre credenze di alcuni che non conoscono la testimonianza della Parola di Dio, questa ipotesi non ha alcun fondamento biblico.  

Le tre epistole di Giovanni vengono attribuite all’autore del quarto vangelo. L’identificazione è naturale leggendo la prima epistola che così tanti punti ha in comune con il vangelo. Meno certa è l’attribuzione della seconda e terza lettera, da alcuni ritenute opera di un omonimo dell’apostolo.

L’Apocalisse è l’ultimo libro della Bibbia e l’unico prettamente profetico del Nuovo Testamento.

Già anticamente venne messo in discussione che Giovanni fosse realmente l’autore di questo scritto – davvero unico nel suo genere all’interno del Nuovo Testamento. Ma, nonostante la differenza nel greco originale notata dagli specialisti, e una certa comprensibile diffidenza  per la complessità dei contenuti, credo non vi siano elementi validi per contestarne l’autenticità. Ireneo, vescovo di Lione nel secondo secolo, attribuisce l’Apocalisse all’apostolo autore del quarto vangelo. E se vogliamo prestare fede al fatto che deve avere avuto la notizia di prima mano, da un discepolo di Giovanni stesso, la sua testimonianza già da sola potrebbe essere conclusiva.

E’ naturale la divisione del Nuovo Testamento in: Vangeli, Atti, Epistole e Apocalisse.

Come per l’Antico Testamento, così anche per il Nuovo, non c’è accordo fra gli studiosi e la tradizione cristiana circa la data esatta di composizione dei libri e, conseguentemente, circa la loro autorità. Come è naturale, i critici di una certa scuola meno conservatrice optano per una datazione meno antica di quella tradizionale. Eppure di recente, con la retrodatazione di diversi manoscritti del Nuovo Testamento da parte di un numero crescente di studiosi, e i risultati degli studi dei manoscritti di Qumran, si stanno un po’ scuotendo le fondamenta di certe teorie contro l’origine apostolica e conseguente autorità, delle Scritture cristiane.

La data di composizione del quarto vangelo è stata a lungo argomento di dibattito. Uno studioso tedesco del secolo scorso, Ferdinand Christian Baur credeva che il vangelo di Giovanni non potesse essere stato composto prima del 160 d.C. per via della sua complessa teologia. Ma in seguito un manoscritto fu ritrovato (chiamato P52) in Egitto e datato nel 125 d.C., o persino prima, secondo alcuni studiosi. Baur aveva torto e la concezione tradizionale era giusta. Del resto vi erano testimonianze di rilievo sul vangelo di Giovanni. Come, ad esempio, ancora quella di Ireneo, che era stato istruito nella fede da Policarpo, il quale aveva personalmente conosciuto l’apostolo Giovanni. 

Una datazione tarda è, comunque, da molti ancora assegnata a diversi scritti neotestamentari. Il libro di J.A.T. Robinson, Redating the New Testament, 1976, che scosse il mondo degli studiosi, propone invece una datazione antecedente al 70 d.C.

Carsten P. Theide, nel suo libro, The Earliest Gospel Manuscript?, e Testimone Oculare di Gesù, identifica e data dei frammenti del Vangelo di Marco (chiamato 7Q5) verso il 50 d.C. circa e retrodata altri manoscritti, sostenendo che le datazioni meno antiche sono state assegnate a dei manoscritti solo per non contrastare le teorie degli studiosi circa la composizione dei vangeli e afferma tenacemente che è necessario procedere in maniera opposta: cioè datare indipendentemente i manoscritti per poi risalire alla data di composizione dei testi. Così facendo le teorie di alcuni vengono a cadere e la visione tradizionale sulla composizione dei vangeli ne esce rafforzata – cosa piuttosto scomoda in certi ambienti, che perderebbero prestigio e forse anche ragione d’esistere.

E’ di nuovo mia opinione che alcuni studiosi dimenticano l’ovvio: i vangeli non possono non essere stati scritti subito. E’ impossibile che la prima cristianità, che usciva fuori dalla religione del libro, il giudaismo, che visse in un’era dove soltanto 850 libri erano stati nascosti nella biblioteca di Qumran, non sentisse il bisogno di scrivere la storia di Gesù per confermarla definitivamente da un punto di vista autorevole -apostolico- e per evitare false rappresentazioni dei dati della fede – vedi il prologo di Luca, che dice: “molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione dei fatti che si son compiuti tra noi“.

Un’altra cosa persino più ovvia ma trascurata è che la Chiesa primitiva aveva sufficiente senso critico (“provate gli spiriti”, scriveva Giovanni nella sua prima epistola) e informazioni di prima mano sufficienti per potere scartare i falsi vangeli e ritenere gli autentici. E’ chiaro che le parole riferite alla chiesa di Efeso fossero indirizzate alla chiesa del primo secolo:

“Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi.”, (Apocalisse 2:2)

E’ naturale che persino gli apostoli o chi li ha immediatamente seguiti, abbiano contribuito alla raccolta ed all’uso della lettura degli autentici scritti apostolici.

Abbiamo già citato Paolo e Giovanni che incoraggiavano i cristiani a legare e diffondere i loro scritti.

Pietro scrisse:

…perché so che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signor nostro Gesù Cristo me lo ha dichiarato. Ma mi studierò di far sì che dopo la mia dipartita abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose. Poiché non è andando dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà”.  (2 Pietro 1:14-16)

Più avanti nella stessa epistola Pietro riconosce il lavoro di Paolo e l’uso (che conferma essere naturale) dei suoi scritti come brani della Sacra Scrittura:

…e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l’ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione”. 

(2 Pietro 3:15-16)

Il Nuovo Testamento si aggiunge all’Antico e completa la Rivelazione di Dio all’uomo, tramite uomini ma guidati dallo Spirito Santo.

Per chiedere propongo uno schema dei libri del Nuovo Testamento.

 

SCRITTI  DEL NUOVO TESTAMENTO

 Vangeli Sinottici

 

 

Matteo – Marco – Luca

 

Giovanni

 Libri storici Atti degli Apostoli
Epistole di Paolo Romani – 1 e 2 Corinzi – Galati – Efesini Filippesi – Colossesi – 1 e 2 Tessalonicesi  1 e 2 Timoteo – Tito – Filemone
  Ebrei
  Generali Giacomo – 1 e 2 Pietro – 1, 2 e 3 Giovanni Giuda
Libri profetici   Apocalisse
   

 

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