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Creazione, caduta ed opportunità di redenzione

di Giuseppe Guarino

Ogni libro della Bibbia mi piace per un motivo diverso. Perché ha qualcosa di diverso da dirmi ed insegnarmi. E lo fa ogni volta che lo rileggo o anche se solo lo medito.

Sto traducendo un libro sul racconto della Creazione che troviamo nel libro della Genesi. Se qualcuno mi considera un bigotto, fondamentalista ignorante, sappia che non mi sento tale. Asimov è uno dei miei autori preferiti. E, di recente, mi sono imbattuto e sto leggendo un meraviglioso libro di Stephen Hawking.

Se da una parte ciò può sollevare alcuni miei lettori, preoccuperà altri. Perché mi sono reso conto che gli individui dalla mente chiusa non stanno da una parte soltanto della barricata. Infatti, spesso, dalle mie parti, fa più vittime il fuoco amico che quello del nemico.

Detto ciò, spero di avere appianato la strada per una lettura che voglia essere rilassata, interessata e non critica ed ipercritica.

Leggiamo questo stupendo brano della Genesi che riguarda il nostro rapporto con Dio.

Genesi 2

15 L’Eterno DIO prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 16 E l’Eterno DIO comandò l’uomo dicendo: «Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai».

Dio crea l’uomo e gli dà un luogo dove vivere e da curare.

E’ per questo che abbiamo bisogno di una dimora. E’ per questo che abbiamo bisogno di qualcosa e di qualcuno di cui occuparci e di qualcosa da fare. Un gatto riesce a stare seduto e non fare nulla. Un cagnolino è felice accanto al suo padrone. Gli uccelli volano nel cielo e si posano su dei fili e sono appagati. Ma noi esseri umani abbiamo bisogno di uno scopo. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci tenga occupati. Altrimenti, come diceva il Vate: “il tedio assale”.

E’ così che Dio ci ha creati ed è questo che ci conferma la Bibbia: non siamo così per caso, ma perché creati ad immagine e somiglianza di Dio.

Dio dà l’intera creazione all’uomo. Ogni cosa è a sua disposizione. Una sola cosa gli è negata, un solo frutto, un solo divieto gli viene posto davanti.

Perché Dio fa questo?

Perché proibisco a mio figlio di mettere le dita in bocca? Perché gli dico di mangiare cibi sani? Perché lo obbligo a studiare? Lo faccio perché lo amo. Lo faccio perché voglio il meglio per lui.

Ma Dio perché crea l’albero della conoscenza del bene e del male?

E’ implicito che creando l’uomo a Sua immagine e somiglianza, l’uomo ha capacità di capire, di scegliere. Quindi, piuttosto che abbandonarlo ad una sorte oscura, Dio rende la scelta di vita più facile possibile: relega la scelta sbagliata ad un singolo atto, a mangiare di un singolo frutto. Per mantenere la sua integrità l’uomo doveva semplicemente non fare una singola cosa. E’ come se ti dessi un castello con mille stanze e ti dicessi: “una sola stanza non puoi usare. E lo faccio perché quella stanza riserva pericoli mortali.” Ti spiego pure il motivo. Invece di pensare alle 999 che ti dò, però, ti crucci per l’una che per il tuo bene ti precludo?

21 Allora l’Eterno DIO fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; e prese una delle sue costole, e rinchiuse la carne al suo posto. 22 Poi l’Eterno DIO con la costola che aveva tolta all’uomo ne formò una donna e la condusse all’uomo. 23 E l’uomo disse:

Questa finalmente

è ossa delle mie ossa

e carne della mia carne.

Lei sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». 24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne. 25 E l’uomo e sua moglie erano ambedue nudi e non ne avevano vergogna.

Il verso 23 è la prima poesia d’amore mai scritta. Ed è stata scritta da un uomo innamorato, innamorato a prima vista!

Come mai Dio creò la donna da una costola dell’uomo?

La lezione di questo brano della Scrittura basterebbe a dimostrare quanto contrario sia all’ideale voluto da Dio il comportamento inqualificabile dell’uomo nei confronti della donna. Chi in tutta la creazione può meritare altrettanto rispetto da parte dell’uomo se non la donna, che viene proprio da lui? E se viene dalla sua costola – avrete sentito dei predicatori ed insegnanti della parola già dirlo – è perché  è stata creata per stare accanto all’uomo. Né sopra, né sotto, ma accanto!

L’uomo e la donna vivevano in uno stato di purezza morale e intellettuale. Come dei bimbi, non avevano alcuna vergogna della loro nudità, nessuna malizia era entrata nel loro cuore. Essi vivevano una vita produttiva in comunione con il loro Creatore, godendo della felicità personale e di coppia. Chissà quale meraviglia di stato doveva essere il loro. Come anche oggi accade, quando tutto va bene e tutto fila liscio deve venire qualcuno a sfasciare tutto.

Genesi 3

1 Or il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che l’Eterno DIO aveva fatto, e disse alla donna: «Ha DIO veramente detto: “Non mangiate di tutti gli alberi del giardino”?». 2 E la donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; 3 ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino DIO ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete”». 4 Allora il serpente disse alla donna: «Voi non morrete affatto; 5 ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno, e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male».

Da altri brani della Scrittura sappiamo che il serpente altri non è che il nemico delle nostre anime, colui che è Satana e Diavolo. Le sue parole sono astute, mischia sapientemente, come fa anche oggi, verità a bugia; anzi, tanta verità riesce ad inquinarla persino con una sola menzogna, insinuando il tarlo del dubbio nella mente umana.

Questa settimana il mio pastore ha predicato su parte di questo brano biblico ed ha detto una cosa che mi ha davvero colpito. Non so quanto possa essere in tema con la nostra discussione – lo era con la sua predica – ma è davvero molto interessante come concetto e voglio riportarlo: dov’era l’uomo quando tutto questo succedeva? Il nostro – parlo agli uomini – ruolo di custodi delle cose che Dio ci affida dobbiamo prenderlo seriamente. Dobbiamo essere noi uomini a proteggere, salvaguardare e custodire saggiamente la donna – per alcuni aspetti più debole di noi. Chiusa parentesi.

Il serpente compie la sua opera. Le sue parole insinuano quel dubbio che è in ogni uomo: ma il comandamento di Dio è davvero per il mio bene o è solo per impedirmi di godere di quest’altra esperienza, di godere pienamente la mia vita? In parole povere, la donna dubita dell’amore di Dio e dello scopo per il quale Dio proibisce il frutto, cioè preservarla dal male.

6 E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. 7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.

La bellezza e profondità di questo brano della Scrittura rende innumerevoli il numero di pagine che si possono scrivere per descriverlo o analizzarlo.

La donna guarda il frutto: il peccato diventa bello. Prima forse non l’aveva davvero preso in considerazione. Ora lo guarda e diventa, ai suoi occhi, attraente, invitante. Mangiarlo diviene occasione di  risvolti positivi, ora lei vuole conoscere il bene ed il male. Ci riflette, quindi. Vaglia la cosa. I suoi sensi ed il suo intelletto ne sono sedotti prima, coinvolti poi. E mangia del frutto. Non solo ne mangia lei, ma lo fa mangiare anche al marito.

Di colpo, come un bimbo di due anni che in un attimo diviene un adulto, gli occhi degli uomini divengono maliziosi e si accorgono subito di un primo cambiamento non nella realtà che li circonda, bensì nella loro percezione della stessa: sono nudi. Cercano quindi di riparare alla menopeggio e si coprono. Da sempre facciamo errori e vi rimediamo meglio che possiamo. Meglio che possiamo implica: in maniera imperfetta e transitoria.

Sarà che la narrazione della Genesi sembra un po’ troppo ingenua e semplice all’uomo del ventunesimo secolo. Ma se davvero è così, come mai descrive perfettamente le nostre malefatte quotidiane, perpretate nella stessa ingenua o addirittura stupida maniera?

Ho riflettuto tanto su questa caratteristica della Bibbia.

Non credo vi sia una sola possibile descrizione per spiegare lo stile narrativo biblico in questo brano come in altri.

Mio padre mi spinse a studiare ragioneria da giovane e per anni ho fatto il lavoro di contabile e se c’è una cosa che ho imparato è che su ogni disquisizione teorico-filosofica prevale l’importanza del risultato. Se per millenni questa spiegazione sull’origine del male ha parlato ad uomini vissuti in epoche ed in luoghi distantissimi l’uno dall’altro, se così poche parole riescono a dire e spiegare così tanto, allora siamo davanti alla maniera giusta per veicolare la Rivelazione di Dio all’uomo.

Tante euridite e complesse denigrazioni elaborate in passato contro la Scrittura sono cadute nel dimenticatoio, divenute obsolete e superate, inutili in ogni senso. Lo saranno domani quelle elaborate oggi. Ma io credo che “la Parola del Signore rimane in eterno” (1 Pietro 1:25)

Ascoltavo Bob Dylan in auto. Una delle sue più belle canzoni è Hurricane. Con le sue rime e le sue note, in pochi minuti, riesce ad essere così incisivo! Un libro di duecento pagine scritto con paroloni, non potrebbe essere altrettanto efficace. Allora, anche la Bibbia, con questo suo linguaggio semplice, con la sua ritmica schematicità risulta davvero efficace come mi riesce difficile immaginare potrebbe essere se fosse narrata in qualsiasi altro modo.

8 Poi udirono la voce dell’Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno DIO fra gli alberi del giardino.

Questa scena è stupenda. Dio cammina nel giardino alla ricerca dell’uomo. Abbiamo davvero toppato: per un frutto abbiamo perso di passeggiare e conversare con il nostro creatore.

9 Allora l’Eterno DIO chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». 10 Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto». 11 E DIO disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?». 12 L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». 13 E l’Eterno DIO disse alla donna: «Perché hai fatto questo?». La donna rispose: «Il serpente mi ha sedotta, e io ne ho mangiato».

Quante volte ho visto scene simili. Tutti a dare la colpa agli altri per le proprie misfatte. Ho conosciuto poche persone capaci di assumersi le proprie responsabilità. Ricordo in terza elementare la maestra tornava dalla pausa caffè e tutti a negare di aver fatto il monello. Pensavo che con gli anni sarebbe cambiato tutto, ma trent’anni dopo il mio capo sbaglia una cosa, l’altro mio capo dice: “Giuseppe che hai combinato?” Dando la colpa a me. E l’altro, zitto, non ha avuto il coraggio di assumersi la sua responsabilità. Più che indispormi, la cosa mi ha fatto ridere. Ricordo poi quella volta quando il commercialista aziendale, pensando di non essere sentito, dava a noi all’amministrazione la colpa di errori suoi. E così via. Che delusione quando da piccolo sono diventato grande e ho potuto amaramente constatare che non solo con gli anni non si migliora, ma gli errori diventano solo più grandi ed i tentativi di coprirli più ridicoli e patetici.

14 Allora l’Eterno DIO disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. 15 E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno». 16 Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli: i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su di te». 17 Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: “Non ne mangiare”, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita. 18 Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi; 19 mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai». 20 E l’uomo diede a sua moglie il nome di Eva, perché lei fu la madre di tutti i viventi.

Questa è la parte più brutta: arriva il momento di subire le conseguenze per ciò che abbiamo fatto. Le subiamo noi e chi ci circonda. Se sbaglio io purtroppo pagano anche mia moglie ed i miei figli. Se non rispetto i segnali stradali sfascio una macchina in un incidente e rischio di far male a qualcuno. Se inquiniamo senza curarci del pianeta non possiamo pensare di cavarcela senza che l’intera umanità paghi. Se siamo ciechi egoisti, non ce la dobbiamo prendere se non con noistessi quando finiamo per essere soli. Se diamo un pugno nel muro ci faremo male ad una mano. Se mentiamo a raffica prima o poi noi stessi e chi ci sta intorno piangeremo le conseguenze.

La maledizione sul creato e sull’umanità è inevitabile conseguenza del nostro aver scelto di fare a modo nostro.

Anche oggi Dio dà i suoi comandamenti, ma oggi ci indispone persino l’idea di dover obbedire a qualcosa o qualcuno. Ci rendiamo conto che lo stato dell’uomo odierno è frutto della medesima disobbedienza dei nostri progenitori?

Anche oggi, forse più consapevolmente di allora, scegliamo di cogliere il frutto, vogliamo essere noi a decidere cosa è bene e cosa è male, affidare al nostro giudizio ciò che è giusto o sbagliato. Millenni di storia testimoniano che questa condotta non porta da nessuna parte. Sia individualmente che collettivamente. Credo di non dire nulla che non sia sotto gli occhi di tutti o meglio, come diceva Craxi, “non lo vede solo chi non lo vuole vedere.“

 21 Poi l’Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.

Dopo aver parlato della conseguenza del peccato dell’uomo, Dio stesso, come un genitore amorevole davanti ad un figlio messosi nei guai, si interessa attivamente per trovare una soluzione riparatoria.  Dio mostra subito  all’uomo che i suoi tentativi per rimediare alla sua condizione non sono sufficienti. Il semplice rimedio della foglie di fico non basta. La redenzione dell’uomo non sarà così semplice ed indolore e non potrà avvenire senza l’intervento determinante del creatore. Dio uccide un animale innocente per coprire l’uomo e la donna. Così facendo preannuncia che un innocente dovrà pagare con la sua vita affinché l’uomo sia davvero redento. Profeticamente viene qui annunciata – millenni prima – l’incarnazione del Figlio di Dio e la sua morte per la nostra salvezza. É proprio il dialogo fra Dio Padre e Dio Figlio che porta alla conversazione che segue.

22 E l’Eterno DIO disse: «Ecco, l’uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli di stendere la sua mano per prendere anche dell’albero della vita perché, mangiandone, viva per sempre». 23 Perciò l’Eterno DIO mandò via l’uomo dal giardino di Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. 24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

Allontanato per sempre dal luogo della sua originaria pace e gioia comincia il lungo cammino dell’uomo verso la sua opportunità di redenzione.

Il resto della storia la stiamo scrivendo noi ed é già tutta narrata nelle pagine della Bibbia che seguono a quelle sulle quali abbiamo appena meditato.