Archivi tag: Greco del Nuovo Testamento

Giacomo 2:4, un esempio di articolo anaforico

di Giuseppe Guarino

Giacomo 2:14 è un famoso brano del Nuovo Testamento che da decisamente l’impressione di essere in contraddizione con le famose affermazioni degli scritti di Paolo sulla salvezza per mezzo delle fede.

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Paolo agli Efesini 2:8-10 – Nuova Riveduta)

In una lucida e chiara affermazione l’apostolo Paolo riassume qui sopra quanto altrove aveva già spiegato per esteso, ai galati ed ai romani in particolare.
Quanto però scrive l’apostolo Giacomo nella sua epistola sembra sostenere esattamente il contrario della dottrina paolina.

“A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?” (Giacomo 2:14 – NR)

Se ne sarà reso conto lo stesso lettore: i due brani citati, opera di due autori sacri diversi, si trovano in due punti diversi della Scrittura, e letti così come li troviamo nelle nostre traduzioni in italiano della Bibbia, sembrano dire due cose diverse.

Vi sono diversi fatti che vanno considerati nell’interpretazione della Sacra Scrittura: Per comprendere infatti cosa esattamente intendesse dire un autore (e ciò in realtà è vero nella lettura di qualunque testo) bisogna, per grandi linee, tenere conto delle circostanze che inducono a scrivere, del contesto e della lingua utilizzata.  In questo articolo considereremo in particolare il fenomeno linguistico in Giacomo 2:14 che, insieme al contesto, concorre a far comprendere che la contraddizione fra le affermazioni dei due apostoli è solo apparente. Infatti, un attento esame ed un corretto raffronto dei vari passi biblici ci offrono un quadro completo, dove la Parola ci insegna che la fede in Dio è, si, una realtà interiore ma si manifesta e rende visibile in azioni che ne comprovano l’esistenza: le opere di cui parla Giacomo.  La Bibbia non è una sterile raccolta di precetti o regole, di storielle moraleggianti o epiche gesta del passato. Essa è ispirata da Dio e data all’uomo perché egli abbia la certezza della propria fede e la viva in maniera attiva, quotidiana, offrendo il proprio contributo positivo, aiutando ed edificando il prossimo, testimoniandogli fattivamente – e non solo verbalmente – la salvezza del proprio Dio.

Paolo scrisse così al suo pupillo Timoteo:   “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché (greco ἵνα) l’uomo di Dio sia
completo ( greco ἄρτιος ) e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3:16-17)

Nella lingua greca la posizione delle parole in una frase non ne indica il caso, come accade in italiano: ad esempio il complemento oggetto non è tale per la posizione che occupa, bensì per la declinazione. Ne consegue che scrivendo a Timoteo, l’apostolo Paolo può enfatizzare subito che lo scopo della Scrittura è di rendere “ἄρτιος” (completo) l’uomo di Dio ponendo questo aggettivo, per
rafforzare la sua affermazione, subito dopo “ ἵνα”, “affinché”.  E’ significativo, a sostegno di quanto affermavo prima, che accanto a quella che è ritenuta (anche se da alcuni indirettamente) la formulazione più teorica dell’ispirazione della Sacra Scrittura Paolo si premuri di chiarire il senso dell’intervento di Dio: la Bibbia è ispirata perché, affinché, allo scopo di, preparare l’uomo attivamente a ciò che in essa apprende.    Vediamo il testo greco originale di Giacomo 2:14.

Τί τὸ ὄφελος, ἀδελφοί µου, ἐὰν πίστιν λέγῃ τις ἔχειν, ἔργα δὲ µὴ ἔχῃ;  µὴ δύναται ἡ πίστις σῶσαι αὐτόν;

Analizziamolo da vicino, prima con una traduzione interlineare

Τί  τὸ  ὄφελος,   ἀδελφοί µου,   ἐὰν   πίστιν  λέγῃ  τις  ἔχειν, 

Qual  (è)       l’utile,     fratelli   miei,    se      fede      dice     qualcuno   di avere,

ἔργα     δὲ      µὴ   ἔχῃ; 

opere    però  non   ha?

µὴ δύναται   ἡ πίστις   σῶσαι αὐτόν;   

può la fede salvarlo?

Notiamo un dettaglio fondamentale per la nostra discussione: l’assenza prima e la presenza poi dell’articolo davanti alla parola “fede”.

Τί τὸ ὄφελος, ἀδελφοί µου, ἐὰν πίστιν λέγῃ τις ἔχειν, ἔργα δὲ µὴ ἔχῃ;  µὴ δύναται ἡ πίστις σῶσαι αὐτόν;

La prima volta che compare la parola “fede” non è preceduta dall’articolo (πίστιν). La seconda volta, invece, è preceduta dall’articolo (ἡ πίστις). Ciò non è casuale.   Premetto che in greco si parla semplicemente di articolo, non essendovi un articolo indeterminativo da contrapporre a quello determinativo. Quindi per noi di lingua italiana, nella quale esistono determinativi ed indeterminativi, nasce il pericolo di cercare una logica (quella italiana) che in greco non esiste.  In questo caso particolare ci troviamo davanti ad un esempio di articolo anaforico, che per mezzo di un riferimento specifico riconduce ad un sostantivo precedentemente utilizzato.  Quindi quando è presente l’articolo la seconda volta che la parola “fede” compare (ἡ πίστις), dobbiamo comprendere che ciò sia un riferimento specifico alla sua prima occorrenza (πίστιν).    Alla luce di ciò propongo di seguito una traduzione meno letterale – in inglese si chiamerebbe expanded, ovvero amplified, in italiano direi estesa – allo scopo di comunicare il senso di come a mio avviso, alla luce della grammatica greca, dovrebbe correttamente intendersi questo brano biblico.

“A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede, questa fede che il tale dice di avere e che non produce opere, salvarlo?”

Quindi il riferimento dell’apostolo Giacomo non è alla fede che non salva, in generale, come regola, bensì al caso specifico di chi dice a parole di aver fede ma non ha opere che ne dimostrino l’esistenza.    Nessuna contraddizione fra il passo biblico che abbiamo esaminato qui e le idee espresse dall’apostolo Paolo nelle sue epistole. Anzi, perfetto accordo nella ricerca del giusto equilibrio fra fede ed opere. Stesso equilibrio che troviamo anche nella prima epistola dell’apostolo Giovanni ed in tutto il Nuovo Testamento. La somma di tale equilibrio sta nelle parole che lo stesso Giacomo utilizzerà poco più avanti:

“Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.” (Giacomo 2:18 – NR)