Questo articolo trae spunto dalle affermazioni, anche piuttosto accorate, di chi mette in discussione l’autenticità di Matteo 28:19, la famosa formula trinitaria: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo“.
Ascoltavo una persona parlarne su Tik Tok – dobbiamo misurarci anche con queste realtà perché raggiungono facilmente molte persone. Non è una cosa negativa vedere lo zelo della ricerca in un individuo. Però bisognerebbe prendersi il tempo necessario che serve per poter parlare con competenza. Purtroppo non è il caso dell’autrice di questo video che ho visto. Non disprezzo né lei né la sua fede, ma mi vedo costretto a obiettare sulle sue conclusioni. Vediamo perché.
Matteo 28:19 si trova in tutti i manoscritti del Nuovo Testamento. TUTTI.
Nella più prestigiosa edizione dell’originale greco del Nuovo Testamento, il Nestle-Aland, non viene elencata nessuna prova manoscritta contro la sua autenticità, tranne una sola citazione monca di Eusebio di Cesarea, che non prova che non avesse la citazione completa nei manoscritti che lui utilizzava.

Eusebio partecipò al concilio di Nicea e non con un ruolo secondario. Ho letto tutta la sua opera e consiglio di non utilizzare la sua citazione a proprio favore, perché il resto del suo lavoro è tutto contro chi intrattiene dubbie posizioni sulla dottrina trinitaria o la divinità di Cristo.
Il commentario testuale di Bruce Metzger, autorità mondiale in materia di testo del Nuovo Testamento, che riporta le opinioni dei più quotati studiosi in materia, non parla nemmeno della possibile omissione della formula battesimale di Matteo 28:19.
Nessuna versione della Bibbia omette Matteo 28:19.
Non avevo mai sentito un’obiezione come quella che ho ascoltato questa volta e cioè che il verso non si trova nei papiri – che vengono citati come se non fossero manoscritti. I papiri sono manoscritti. Di solito sono più antichi di quelli in pergamena, come i grandi codici Vaticano e Sinaitico. Sono più antichi. Viene detto nel video che il verso non si trova nei papiri antichi. Ma non è così: sono i papiri antichi che non testimoniano al vangelo di Matteo in maniera completa. Non manca cioè solo il verso in questione, ma sono frammentari. Ad esempio il Papiro 1 risalente al III secolo ha il Vangelo di Matteo ma solo queste parti: 1:1-19, 12, 14-20. Non è che ometta il resto e che tutto ciò che non abbiamo in questo papiro non faceva parte del libro di Matteo. Il papiro ritrovato è frammentario ed è sopravvissuto soltanto nelle porzioni di testo sopra descritte. Incorrere in un errore di questo genere, come il non considerare manoscritti i papiri, fa comprendere quanto si è a digiuno di questa materia. Sarebbe una colpa? No. Ma prima di sentenziare sarebbe meglio approfondire.

Questo nella foto è il papiro 52, fronte e retro e rappresenta ciò che rimane di un codice che conteneva probabilmente tutto il vangelo di Giovanni. Risale al 125 d.C. ed è un prezioso strumento nelle mani degli studiosi. Però fondamentalmente ci dice soltanto che in quel periodo già circolava il vangelo di Giovanni.
Ne “Il Testo del Nuovo Testamento” di Kurt e Barbara Aland abbiamo in italiano un testo completo ed esaustivo sulla critica testuale del Nuovo Testamento. Gli studiosi elencano qui tutti i papiri e quali porzioni del Nuovo Testamento in greco contengono – perché proprio per la loro antichità, proprio per la fragilità del supporto per i manoscritti che è il papiro, questi spesso sono frammentari. Interi capitoli di diversi libri del Nuovo Testamento non sono stati in essi preservati.
Qui c’è una lista dei papiri del Nuovo Testamento con le date e le porzioni di libri del Nuovo Testamento che contengono: List of New Testament papyri
Matteo 28:19 non è che è omesso, bensì non si trova in manoscritti più antichi del IV secolo, come altre porzioni di Matteo, come altri brani del Nuovo Testamento. Sono due cose diverse!
I manoscritti Vaticano e Sinaitico risalgono alla prima metà del IV secolo, 320 – 340 d.C. E sono ovviamente copie di manoscritti più antichi. Quindi, la presenza di questo brano nella Scrittura è certamente più antica del Concilio di Nicea del 325 d.C. Ma non solo i manoscritti in greco ci aiutano a stabilire l’età di un testo biblico, di quella che tecnicamente viene definita dai critici testuali come “una lettura”, o “variante”. Matteo 28:19 non costituisce nemmeno una variante testuale, perché non è omesso da nessun manoscritto.

Qui sopra il Codice Sinaitico risalente alla prima metà del IV secolo d.C. Contiene tutta la Bibbia in greco oltre qualche altro libro che nell’antichità godeva di particolare prestigio.
Matteo 28:19 viene citato nel Didaché, capitolo 7, verso 3. Il Didaché secondo alcuni è stato scritto addirittura nel 50 d.C. Altri propongono una data meno antica, ma la datazione meno ottimista ne posiziona la composizione finale almeno un secolo prima del Concilio di Nicea.
Ireneo fu discepolo di Policarpo che conobbe personalmente l’apostolo Giovanni. Fu vescovo (o pastore) della chiesa di Lione. Visse fra il 120 e il 202 d.C. Egli compose un’opera monumentale contro l’eresia gnostica, in cinque libri. Nel libro III, capitolo 17, cita Matteo 28:19 come brano della Scrittura. Siamo a ridosso dell’epoca apostolica e mancano quasi due secoli al Concilio di Nicea.
Taziano visse fra il 110 e il 172 d.C. Egli compose una famosa armonia dei quattro vangeli chiamata Diatessaron. Questa comprendeva Matteo 28:19.
Tertulliano visse fra il 145 e il 220 d.C. Nella sua opera sul Battesimo, capitolo 18, cita Matteo 28:19.
Ippolito di Roma (170 -235) cita Matteo 28:19 nel suo trattato “Contro Noeto”.
Nessuna versione della Bibbia che io conosca omette questo verso e ritenerlo spurio è ingiustificabile. Se mettiamo in dubbio questo brano della Scrittura, possiamo letteralmente mettere in discussione l’autenticità di qualsiasi altro brano della Scrittura.
In ultimo, per rispondere alla totalità delle obiezioni mosse contro questa porzione di Bibbia, bisogna dire che la nota a piè di pagina della Bibbia di Gerusalemme viene letta ma assolutamente fraintesa. Essa è da vedere nell’ottica del fatto che alcuni immaginano una tarda composizione per il vangelo di Matteo e che questo mostri i segni di una chiesa vista da una prospettiva che non è quella del libro degli Atti, ma che è maturata fino al tempo della composizione di questo vangelo. Difatti, se ci si prende la briga di andare a leggere altre note ad altri brani di Matteo, specie dove parla di Chiesa, si vedrà lo stesso tono che in Matteo 28:19.
Il problema è in realtà non la possibile omissione del brano, perché non c’è nessuna prova di alcun genere che la motivi, bensì l’idea preconcetta che il suo contenuto sia errato e che sia in contraddizione con ciò che è detto nel libro degli Atti.
Voglio riportare un’affermazione che non è mia e che non credo di riuscire a eguagliare per chiarezza e bellezza proprio su questa apparente contraddizione:
“Nel mandato di Gesù, lui disse agli apostoli di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28:19). Eppure, tutti i battesimi racconti in Atti furono nel nome di Gesù Cristo (At 2:38; 8:16; 10:48; 19:5). Prima di tutto, le parole “nel nome di…” non sono magiche, né una frase che obbligatoriamente va detta durante il battesimo affinché sia efficace. Così non è che se usiamo le parole sbagliate il battesimo non sia più valido. Invece, “nel nome di…” vuol dire “secondo l’autorità di…”, “rappresentando…” (vedi Col 3:17 per un esempio di questo uso della frase). Quindi battezzare nel nome di una persona significa battezzare secondo l’autorità della persona, per la persona.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre essere indipendenti e autonomi; operano sempre in unità con lo stesso scopo (per esempio Gv 16:13-15). Sono un’unica autorità. Infatti, in Matteo bisogna battezzare nel nome (singolare) di tutti e tre. Il nome di Gesù Cristo è il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per questo motivo battezzare nel nome (secondo l’autorità) di Gesù Cristo è lo stesso di battezzare nel nome (secondo l’autorità) del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e non c’è contraddizione fra il comando di Gesù e la pratica degli apostoli.”
tratto da: www.laparola.net
Come giusta conseguenza di quanto sopra TUTTE le Bibbie hanno Matteo 28:19, perché è fuori di dubbio autentico. Marchiarlo come un’aggiunta posteriore è solo pretestuoso, ed ha come motivo solo toglierlo di mezzo perché contrasta con le proprie convinzioni personali.
Una riflessione finale:
– Se siamo arrivati al punto di dover considerare non autentico un brano della Scrittura solo perché non in armonia con il nostro credo
– Se non siamo più disposti a cambiare la nostra opinione alla luce di un testo biblico ma cerchiamo delle scappatoie per rimanere fermi nelle nostre convinzioni e posizioni, compreso il mettere in dubbio l’autenticità di porzioni della Scrittura
Forse, se succede quanto sopra, siamo andati un po’ troppo in là nella considerazione di noi stessi.