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Capire l’Apocalisse – Parte 1

CAPIRE L’APOCALISSE

di Giuseppe Guarino

PARTE 1

L’apocalisse è il libro più difficile da comprendere che troviamo nel Nuovo Testamento. Mentre poi per gli altri libri della Scrittura abbiamo delle interpretazioni più o meno affermate, per questo libro non esiste in realtà un approccio univoco. Vi sono varie scuole di pensiero, ma nessuna è riuscita a guadagnarsi una misura di consenso tale da fare veramente scuola.

La interpretazione futuristica è fondamentalmente quella più comune a molte confessioni evangeliche, ma qui comincia e qui finisce spesso il punto in comune fra le diverse interpretazioni.

“Perché?” ci chiediamo. E ancora: “Questo fatto deve scandalizzarci?”.

Le profezie bibliche sono una buona porzione della Scrittura, nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Molte si sono adempiute nel Cristo, quando si fece uomo. Alcune erano state ben comprese dal clero giudaico.

Matteo 2:3-6: “ Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.  4.  Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere.  5.  Essi gli dissero: “In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:  6.  “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele” “.

Ma molte altre profezie non erano state comprese. Alcune addirittura non erano state nemmeno intese essere  tali.

E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, (Gesù) spiegò loro (ai discepoli) in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Luca 24:27).

A sua volta, essendo Gesù morto e risorto, secondo quanto era stato preannunciato dai profeti, essendo stato egli stesso testimone, adesso consapevole, Pietro proclamò nel giorno della Pentecoste il Vangelo, la buona notizia, basandosi proprio su quelle Scritture che non erano state capite ma che ora erano divenute per tutti comprensibili, in quanto avveratisi sotto gli occhi di tutto il popolo. Conosciamo tutti la meravigliosa esposizione di Pietro in Atti 2:14-41.

Ad esempio, non era stato compreso che il Cristo sarebbe morto e risorto. Ma adesso per Pietro era chiaro, Gesù stesso glielo aveva spiegato e lui ne era stato personalmente testimone: “Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione.  Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni.” (Atti 2:29-32).

Se cose così importanti non furono comprese dagli uomini di Dio fino alla loro meravigliosa realizzazione, perché preoccuparci se non tutto ci è chiaro in un libro così oggettivamente complesso come l’Apocalisse?

Sebbene comunque i dettagli, a mio avviso, non saranno compresi appieno fino a quei giorni terribili che vengono descritti nell’ultimo libro delle nostre Bibbie, io sono convinto che, per grandi linee, possiamo avere un’idea di ciò che descrive e del messaggio fondamentale che vuole lasciare ad ogni credente.

La realtà dei fatti è che la nostra cultura ci influenza in maniera determinante. La nostra ossessione per la cronologia – che è evidente, in particolare in italiano, dai ricchi dettagli dei nostri verbi – il nostro bisogno di identificare ogni cosa riconducendola alla nostra esperienza personale e alla nostra quotidianità, limita una comprensione alternativa, che a volte è necessaria davanti a certi brani della Scrittura, e che deve essere alimentata dalla riverenza per i brani biblici, ognuno scrigno di meravigliosi significati.

Indubbiamente ogni brano della Scrittura ha una sua interpretazione univoca.

Ma la Bibbia è un libro speciale, spirituale.

Il giorno della Pentecoste Pietro annunciò il Vangelo con potenza e coloro che lo ascoltavano lo udirono ciascuno nella propria lingua. Solo la Parola di Dio può compiere questo miracolo. E non lo vediamo spesso compiere nelle nostre chiese la domenica, quando l’uomo di Dio illustra la Scrittura ed è guidato dello Spirito Santo e ciascuno di noi che apriamo le nostre orecchie spirituali, sentiamo un messaggio personale, che ci riguarda in maniera unica: come se quella stessa Parola predicata parlasse ad ognuno nel linguaggio segreto del suo proprio cuore, per comunicare il messaggio di cui ha bisogno.

Possiamo allo stesso modo leggere la Scrittura e capirne un senso spirituale, esserne benedetti, lasciare che parli al nostro cuore in maniera incomprensibile, anche se non siamo in grado di tradurre ciò che essa vuole dire nei termini di una spiegazione (interpretazione o applicazione che sia) razionale e riferita alla nostra quotidianità.

Ricordiamo sempre: troppa luce può finire per accecarci. Godiamo della giusta quantità di luce che Dio dà a ciascuno di noi per illuminarci – forse anche un po’ di più finirebbe solo per accecarci, confonderci e disorientarci.

Detto ciò, parliamo dell’interpretazione dell’Apocalisse.

Non credo di essere il solo che comprende che per aver chiaro cosa dice l’Apocalisse bisogna aver chiaro cosa dicono i profeti dell’Antico Testamento e in particolare il libro di Daniele.

— continua.

 

Parte 2 in lavorazione