Cittadini del cielo: Introduzione

di Giuseppe Guarino

Introduzione

Il testo biblico che ha ispirato questo studio è

Filippesi 3:20, “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore”.

L’idea dietro una parola così importante come cittadinanza era ben nota ai cristiani che abitavano la città di Filippi, ai quali Paolo indirizza la sua epistola. Ciò ne spiega l’uso da parte dell’apostolo.

Anche oggi, parlare di cittadinanza a un cittadino americano, italiano, o in generale a dei cittadini di una nazione ricca e prospera ha senso. Di solito essi sono coscienti dei privilegi che garantisce il loro status. Magari non ha invece molto significato per quei poverini condannati all’interno di stati totalitari, il cui unico sogno è fuggire dalla propria nazione. Basta pensare oggi ai migranti che disperatamente fuggono dalle nazioni di origine per cercare una nuova vita in una nazione europea – cercano una cittadinanza nuova, una nuova patria che sia degna di questo nome, che possa dargli più della terra che si lasciano alle spalle.

I filippesi devono aver goduto di un buon trattamento all’interno dell’impero romano, del quale facevano parte. Conoscevano benissimo quanto fosse importante essere cittadino romano e quanto questo potesse garantire una vita più pacifica e, soprattutto, da persone libere. Chiunque di noi oggi difficilmente sarebbe disposto a barattare una cittadinanza italiana, tedesca o francese per una congolese o nigeriana.

Comunque, non tutti coloro che vivevano all’interno dei confini dell’impero romano avevano il privilegio della cittadinanza. Quindi l’analogia di Paolo si adatta perfettamente a un contesto dove la cittadinanza era un privilegio.

Paolo era un cittadino romano. Questo gli permise una differenza di trattamento quando si trovò davanti alle autorità.

In Atti 22:27-28 leggiamo: “Il tribuno andò da Paolo, e gli chiese: “Dimmi, sei romano?” Ed egli rispose: “Sì”. Il tribuno replicò: “Io ho acquistato questa cittadinanza per una grande somma di denaro”. E Paolo disse: “Io, invece, l’ho di nascita”.

Anche la cittadinanza celeste è un “privilegio” e ha un prezzo. Perché essa non è automatica, la cittadinanza celeste non è propria di ogni uomo solo per diritto di nascita, ma possiamo comunque ottenerla grazie all’opera di redenzione di Cristo Gesù. Infatti Il prezzo per la nostra cittadinanza celeste è stato pagato da Cristo Gesù!

La nascita è il modo più naturale nelle nostre nazioni occidentali per essere cittadini di questa o quella nazione. Così non è nel regno “dei cieli”.

Mentre i discendenti di Israele fanno parte del popolo di Dio per diritto di nascita, per noi, non ebrei, questo diritto non è automatico. Ma è possibile grazie all’opera compiuta da Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Giovanni 1:11-13, “È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.

Con la Grazia che ha portato l’incarnazione del Figlio di Dio, noi “stranieri” abbiamo addirittura il “diritto” di diventare figli di Dio, se accettiamo Gesù, il Messia che Israele ha rigettato. Il testo dice “a tutti quelli che l’hanno ricevuto” quindi nessuno è escluso. L’invito che Dio rivolge oggi lo rivolge a tutti, a chiunque: la porta è aperta e dipende solo da noi quindi appropriarci di questo “diritto”, di questo vero e proprio “privilegio”.

Ogni nazione ha le sue leggi. Se si viene a conoscenza di una legge che ci garantisce un diritto e non ne approfittiamo sarà solo colpa nostra. Secondo la legge del regno di Dio se riceviamo Gesù abbiamo il diritto di diventare figli di Dio.

Nell’era della grazia in cui viviamo (Giovanni 1), noi entriamo a fare parte della famiglia di Dio mediante la nuova nascita – l’abbiamo appena letto: i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. Per natura, quindi, non siamo figli di Dio, ma se accogliamo Gesù nel nostro cuore, il suo Spirito dà vita al nostro e ci rende figli di Dio.

 Giovanni 3:3, “Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”.

Consideriamo velocemente cosa comporta la nostra cittadinanza celeste che, come la cittadinanza di una nazione terrena, prevede obblighi, ma garantisce anche diritti e privilegi.

Discuteremo prima di alcuni privilegi; dico alcuni, perché sono davvero tanti, come tanti sono i benefici dell’appartenere ad un regno tanto glorioso. Poi parleremo degli “obblighi”.

Nel regno di Dio, i privilegi e i diritti sono di gran lunga superiori agli obblighi.

Così non è spesso nella nostra cittadinanza terrena, dove pagare tasse sembra il risultato più evidente della nostra appartenenza allo stato italiano e non ci sentiamo mai di ricevere un corrispettivo pari allo sforzo economico e sociale che ci viene richiesto. Scusate se parlo con tanta franchezza – forse non dovrei.

Ma abbiamo più di un motivo per essere invece assolutamente e totalmente entusiasti di essere cittadini del Cielo!

Nella Sacra Scrittura, in particolare nel Nuovo Testamento, leggiamo di tutte le benedizioni che appartengono a chi crede nel Signore Gesù e lo riceve come personale Salvatore e Signore della propria vita.

Ognuna di quelle benedizioni ci appartiene ed è per questo che la lettura e lo studio della Parola di Dio ci edifica, ci conforta e ci rende consapevoli di chi adesso siamo in Cristo.

Discuterò alcuni privilegi, ma invito il lettore ad individuarne altri nel suo studio personale della Bibbia e magari annotarli nello spazio per le note che troverà alla fine di questo libricino.

Come ogni cittadinanza, anche quella del cielo implica degli “obblighi”.  Si tratta, però, di qualcosa che ci viene “imposto” in maniera diversa da come accade nella nostra cittadinanza terrena.

Ricordo quando da piccolo portavo mio figlio al parco. Era ovvio che dovevo per forza mettere dei paletti al modo in cui lui poteva divertirsi. Giocavo con lui spingendo l’altalena, giocavamo a calcio, stavo di sotto quando si arrampicava da qualche parte, per attutire le sue cadute, se vi fossero state. Avevamo un orario di arrivo e un orario in cui bisognava tornare a casa per cena.

Nel mondo in cui viviamo le regole vengono malviste. A ognuno piace fare di testa propria, il che sostanzialmente equivale a voler essere Dio di se stessi.

Tempo fa mi colpì il comportamento di un mio conoscente. Era molto critico della morale cristiana e gli piaceva un po’ fare quello che voleva. Poi un giorno lo vidi arbitrare una partita di calcio semiprofessionistica: era un arbitro severissimo. Questa cosa mi fece riflettere molto. E fui contento che non fosse lui Dio, perché al posto di quel Dio che lui criticava, lui sarebbe stato – oltre che imperfetto – durissimo e inflessibile.

Ma grazie a Dio di essere un Dio giusto, ma anche d’amore.

Vi è un motivo se nella Bibbia si parla di “conversione”, di un cambio di rotta, addirittura di una inversione di marcia, necessario per vedere le cose nella prospettiva giusta, quella di Dio. Si tratta del repentino cambiamento di prospettiva, che ci fa capire che la via lontano da Dio porta solo alla morte, che Dio ci ama e che la Sua Parola è tutta concepita per il nostro bene e per darci vita.

Capito questo, convertendoci, vediamo tutto il mondo in un modo diverso. La prospettiva di Dio diventerà la nostra prospettiva e capiremo il perché di tante cose.

Atti 3:19, Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati”.

Molte persone immaginano che dall’obbedire ai comandamenti dipenda la loro salvezza. È vero esattamente il contrario.

 Efesini 2:8-10, “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.

Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo”.

Amo questo brano della Scrittura.

Il Signore ci salva per Grazia, mediante la Fede: è un suo dono. Una volta salvati, siamo nuove creature in Cristo Gesù e il risultato visibile sono le nostre buone opere.

È quando siamo in Cristo che la nostra mente è rinnovata, il nostro cuore cambiato, grazie all’opera dello Spirito Santo, capiamo che la Sua Parola ci conduce alla vita, è lì per guidarci in ogni bene e ci sforziamo di essere obbedienti. Non è uno sterile aderire a norme e precetti, ma comprendere l’utile nostro personale e del prossimo che consegue alla nostra obbedienza a Dio.

I brani della Scrittura da citare sono tanti. Sono tutti belli, perché ci ricordano la parte più bella della nostra fede, l’annuncio dell’evangelo, che significa appunto buona notizia, al quale credendo siamo entrati a far parte della famiglia di Dio.

Geremia 24:7,  “Darò loro un cuore per conoscere me che sono il SIGNORE; saranno mio popolo e io sarò loro Dio, perché si convertiranno a me con tutto il loro cuore”.

Se il nostro cuore si volge a Dio comprendiamo il suo Amore e sappiamo che è questo il motivo di ogni sua azione nei nostri confronti, di ogni comandamento e insegnamento impartito da Gesù: dalla Creazione, alla Redenzione e persino al Giudizio.

Nell’Antico patto Dio aveva scritto la sua Legge sulla pietra. Ma nel nuovo patto ciò che era esteriore diviene intimo e spirituale, personale, riguarda il rapporto che il credente ha con Dio stesso, che chiamiamo per questo “Padre”.

Geremia 31:33,  “ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni”, dice il SIGNORE: “io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo”.

Questo brano parla dei tempi dei Messia, i giorni che stiamo vivendo noi, dopo la manifestazione del Figlio di Dio, Gesù di Nazareth.

Ecco che per il credente ciò che all’uomo lontano da Dio sembra folle è per lui invece perfettamente chiaro.

Romani 12:2, “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà”.

In parole povere, volendo ricondurre il nostro discorso al suo punto d’inizio diremo che tutto dipende dalla nostra identità. Se quel passaporto di cittadinanza celeste che ho disegnato in copertina ci riguarda, la nostra identità è definita: siamo dei figli di Dio. Il resto è tutto davvero una conseguenza.

Nelle pagine che seguono vedremo in dettaglio di cosa stiamo parlando.

Di seguito il libro dove esamino i fondamenti della fede cristiana, nelle due edizioni che ho pubblicato. Clicca sulla copertine per acquistare su Amazon.

     

Questi gli argomenti trattati nel libro

1. Siamo figli di Dio

2. Siamo re e sacerdoti

3. Abbiamo la vita eterna

4. Lo Spirito Santo dimora in noi

5. Abbiamo libero accesso alla presenza di Dio

6. I nostri peccati sono tutti perdonati

7. Abbiamo pace

8. Abbiamo speranza

9. Abbiamo gioia

10. Siamo ambasciatori del regno di Dio

11. Abbiamo un deposito in Cielo

 

12. Obblighi o libera scelta?

13. Battezzarci

14. Conformarci alla Parola di Dio

15. Amare Dio, il prossimo e i fratelli

16. Essere testimoni di Cristo

17. Servire Dio servendo gli altri

18. Parlare la lingua

19. Pagare le tasse

20. Essere in pace con gli altri

Conclusione

 

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