Deuterocanonici o Apocrifi? Differenze fra Bibbie Cattoliche e non.

di Giuseppe Guarino

INTRODUZIONE

Vivendo in una nazione a maggioranza cattolica, ci viene spesso chiesto quale sia la differenza tra la nostra Bibbia e quella cattolica. È una domanda lecita e la risposta più immediata potrebbe sembrare: nessuna. Infatti, condividiamo gli stessi libri del Nuovo Testamento; per quanto riguarda l’Antico, la Chiesa cattolica include sette libri in più, oltre ad alcune aggiunte in Ester e Daniele. Tali differenze, però, riguardano esclusivamente l’Antico Testamento e non incidono in modo determinante sulla dottrina e sulla pratica cristiana. Si tratta di testi comunque utili, edificanti e di indubbio valore letterario e storico. La loro lettura, infatti, non solo non reca alcun danno, ma può risultare spiritualmente ed intellettualmente fruttuosa. Tuttavia, noi — protestanti, evangelici, fratelli separati, o come preferiscono definirci — non li riteniamo ispirati in senso canonico e, pertanto, non li consideriamo parte della “Sacra Scrittura”, Parola di Dio al pari degli altri libri biblici che condividiamo con i cattolici: i 66 del canone protestante, cioè 39 per l’Antico Testamento e 27 per il Nuovo.

PARTE I
I libri apocrifi o deuterocaonici

 

Noi siamo soliti includere questi sette libri nella categoria degli “apocrifi”, insieme agli altri testi non accolti nel canone biblico. La Chiesa cattolica, invece, li definisce “deuterocanonici” (cioè appartenenti a un “secondo canone”, ovvero riconosciuti ufficialmente in una fase successiva, non in quanto di rango inferiore). Essi sono considerati Scrittura ispirata e pienamente canonici, fanno parte dell’Antico Testamento cattolico-romano e, nella teologia cattolica, possiedono la stessa autorità dottrinale degli altri libri della Bibbia.

Questi sono: Tobia, Giuditta, Sapienza (Sapienza di Salomone), Siracide (Ecclesiastico), Baruc (inclusa la Lettera di Geremia ), 1 Maccabei 2 Maccabei. Vi sono inoltre delle aggiunte al libro di Ester e di Daniele. Qui di seguito un breve schema sintetico sulle loro caratteristiche.

1. Tobia
  • Contenuto: Tobia, un giusto israelita, soffre di cecità; suo figlio Tobia, guidato dall’angelo Raffaele, sconfigge un demone e restituisce la vista al padre.
  • Data di composizione: circa 200 a.C., probabilmente nella diaspora ebraica.
  • Lingua: originariamente aramaico o ebraico (con alcuni frammenti ritrovati a Qumran), in seguito però trasmesso in greco.
  • Prove manoscritte: Settanta greca (recensioni lunghe e brevi), frammenti aramaici ed ebraici da Qumran, traduzioni latine e siriache.
2. Giuditta
  • Contenuto: Giuditta, una coraggiosa vedova, inganna e uccide il generale assiro Oloferne, salvando Israele dall’invasione. .
  • Data di composizione: probabilmente II secolo a.C. , forse in Giudea.
  • Lingua: originariamente ebraica o aramaica , ma il libro ci arriva solo in lingua greca.
  • Prove manoscritte: manoscritti greci (Vaticano, Sinaitico, Alessandrino), traduzioni latine (Vulgata), siriache e copte.
3. Sapienza di Salomone
  • Contenuto: Esplora la natura della saggezza, mettendo a confronto i giusti e i malvagi, evidenziando le ricompense della virtù e l’immortalità dell’anima.
  • Data di composizione: I secolo a.C., probabilmente ad Alessandria .
  • Lingua: greco.
  • Prove manoscritte: manoscritti della Settanta (Vaticano, Sinaitico, Alessandrino), traduzioni latina, siriaca, copta ed etiopica.
4. Siracide (Ecclesiastico)
  • Contenuto: una raccolta di insegnamenti di saggezza, che riguardano l’etica, la pietà, il rispetto per i genitori, la responsabilità sociale e la devozione a Dio.
  • Data di composizione: circa 180–175 a.C., in Giudea.
  • Lingua: originaria ebraico, ma anche questo libro ci viene tramandato in greco.
  • Prove manoscritte: frammenti ebraici a Qumran, traduzione greca del nipote dell’autore ad Alessandria, traduzioni latine, siriache, copte ed etiopiche.
5. Baruc
  • Contenuto: Un libro di preghiere, confessioni ed esortazioni , che invita Israele al pentimento, alla saggezza e alla fiducia nella promessa di restaurazione di Dio. In alcune tradizioni include la Lettera di Geremia .
  • Data di composizione: I secolo a.C., probabilmente nelle comunità ebraiche di lingua greca.
  • Lingua: greco.
  • Prove manoscritte: in greco (Vaticano, Sinaitico, Alessandrino),  in latino (Vulgata e latino antico),  e le versioni siriaca, copta ed etiopica.
  • Autore: pseudonimo; attribuito a Baruch, ma composto secoli dopo.
6. 1 Maccabei
  • Contenuto: resoconto storico della rivolta dei Maccabei contro l’oppressione seleucide, guidata da Giuda Maccabeo e dalla sua famiglia. 
  • Data di composizione: circa 100 a.C., poco dopo la rivolta.
  • Lingua: originariamente ebraica (perduta; sopravvive nella traduzione greca).
  • Prove manoscritte: Settanta greca (Vaticano, Alessandrino, Sinaitico), Latina, Siriaca, Copta, Etiopica.
7. 2 Maccabei
  • Contenuto: resoconto teologico e morale della lotta dei Maccabei, che pone l’accento sulla preghiera, il martirio, la giustizia divina e la provvidenza . Condensato dalla storia in cinque volumi di Giasone di Cirene.
  • Data di composizione: circa 124 a.C.
  • Lingua: greco.
  • Prove manoscritte: greco (vaticano, sinaitico, alessandrino), latino, siriaco, copto, etiopico.
Aggiunte a Ester
  • Contenuto: Espansioni greche di Ester che mirano a rendere più esplicita la provvidenza di Dio, assente nel testo ebraico.
  • Data di composizione: fine del II – inizio del I secolo a.C.
  • Lingua: originariamente greca .
  • Prove manoscritte: Settanta greca (Vaticano, Sinaitico, Alessandrino), latino (Vulgata e latino antico), siriaco, copto, etiopico.
Aggiunte a Daniele
  • Contenuto: Un lungo brano alla fine di Daniele capitolo 3 e due capitoli, il 13 e il 14.
  • Data di composizione: fine II – inizio I secolo a.C.
  • Lingua: greco.
  • Prove manoscritte: Settanta greca (Vaticano, Sinaitico, Alessandrino), Latina, Siriaca, Copta, Etiopica.
PARTE II
Perché la Chiesa cattolica romana accetta questi libri come parte del Canone dell’Antico Testamento?

 

Le motivazioni della Chiesa Cattolica per l’inclusione di questi libri nel canone sono anche piuttosto semplici.

a. Facevano parte della Settanta (LXX), antica versione in greco dell’Antico Testamento, molto più diffusa, per ovvi motivi, del testo ebraico.

b. Furono citati o utilizzati dai primi Padri della Chiesa.

c. I primi concili della Chiesa li hanno affermati

I concili più importanti li inclusero come Scrittura: il Concilio di Roma (382) – sotto Papa Damaso, il Concilio di Ippona (393), il Concilio di Cartagine (397 e 419). Ma dobbiamo attendere il Concilio di Trento del 1546 d.C. per vederli formalmente ratificati come parte del canone romano delle Scritture dell’Antico Testamento. Il Concilio di Trento riaffermò il canone tradizionale in risposta alla Riforma, dichiarando i libri deuterocanonici ispirati e autorevoli. Non si trattò di una decisione “nuova”, ma piuttosto di una conclusione dogmatica del dibattito.

PARTE III
Il canone ebraico

 

Chiarito quanto sopra, possiamo ora esporre le ragioni del nostro dissenso e spiegare perché riconosciamo come ispirati soltanto i trentanove libri dell’Antico Testamento presenti nelle nostre Bibbie, che corrispondono esattamente al canone ebraico.

Non consideriamo questi libri – e le aggiunte presenti in alcuni testi – parte del canone biblico, né ispirati allo stesso titolo del resto dell’Antico Testamento. Possono essere letti e apprezzati, analogamente agli scritti dei Padri della Chiesa o ad altre opere cristiane di valore esterne al canone del Nuovo Testamento, ma non possiedono la medesima autorità degli altri libri biblici. Conseguentemente, non possono essere posti sullo stesso livello dei sessantasei libri riconosciuti come canonici. Rimane tuttavia innegabile il loro valore storico e letterario; la loro lettura può perfino essere consigliata e risulta spesso istruttiva.

Queste le motivazioni per le quali escludere gli apocrifi da canone biblico.

  1. Non erano presenti nella Bibbia ebraica.

Gesù e gli Apostoli convalidarono il Tanakh ebraico , che non li include.

  1. Gli autori del Nuovo Testamento non li citano mai come le altre Scritture.

Sebbene il Nuovo Testamento vi alluda occasionalmente, nessun autore neotestamentario afferma: “Sta scritto…” e cita gli Apocrifi come Scrittura. In questo, il Nuovo Testamento era coerente con l’atteggiamento della comunità di Qumran, una fonte contemporanea. Dobbiamo distinguere tra l’uso ecclesiastico e l’attribuzione di autorità come Scrittura a un libro. Ne parlerò più approfonditamente più avanti. 

  1. Le prime fonti ebraiche non li contavano fra quelli ispirati.

I ritrovamenti dei Rotoli del Mar Morto gettano luce su quali libri i Giudei del primo secolo considerassero parte del Tanakh (termine ebraico per definire l’Antico Testamento).

Il ruolo dei manoscritti di Qumran e del cosiddetto canone proto-masoretico rappresenta, infatti, un importante argomento storico a favore del canone ebraico tradizionale. I Rotoli del Mar Morto testimoniano il trattamento particolare riservato ai libri canonici rispetto a quelli non canonici: i primi venivano copiati in un formato “biblico”, mentre i secondi non ricevevano lo stesso trattamento. Ad esempio, nei rotoli simili alle Scritture non compaiono Siracide, Sapienza, Tobia, Giuditta o Maccabei. Questo è un elemento significativo. La comunità qumranica, tra le più conservatrici del giudaismo del Secondo Tempio, copiò con cura tutti i libri del canone ebraico, ma non trattò allo stesso modo gli altri scritti. Gli studiosi hanno notato come i testi canonici siano copiati con formule specifiche e con una maggiore precisione scribale, mentre i libri non canonici (come Enoch, Giubilei, Tobia, Siracide, ecc.) compaiono solo come letteratura religiosa o didattica, non come Scrittura autorevole. Tutto ciò mostra che, per questa comunità ebraica, esisteva già un canone definito e distinto dagli altri testi religiosi.

Concludiamo quindi che nel primo secolo d.C.:

  1. il canone ebraico era già stabile,
  2. i libri riconosciuti corrispondono quasi esattamente alla moderna Bibbia ebraica,
  3. i libri deuterocanonici non facevano parte di questo canone.

 4. La posizione di Girolamo.

All’inizio del V secolo, San Girolamo fu il primo a tradurre l’Antico Testamento in latino dagli originali ebraici. Confermò che solo i 39 libri che oggi accettiamo facevano parte del canone ebraico, sebbene incluse nella sua traduzione anche gli altri libri contenuti nella Settanta, su richiesta della Chiesa cattolica.

E’ lecito chiedersi: Perché il canone ebraico ha la priorità sugli altri? Paolo ha scritto: “Quale vantaggio ha dunque il Giudeo? O quale vantaggio viene dalla circoncisione? Grande sotto ogni aspetto; principalmente perché a loro sono stati affidati gli oracoli di Dio. ” (Romani 3:1-2). Questa è quindi la motivazione: a loro e non ad altri sono state affidate le Scritture, custodirle e tramadarle!

  1. La testimonianza di Giuseppe Flavio

Giuseppe Flavio, storico ebreo vissuto all’inizio del primo secolo, scrisse:

“Infatti non abbiamo tra noi una moltitudine innumerevole di libri, discordi e contraddittori tra loro [come i Greci], ma solo ventidue libri, che contengono i resoconti di tutti i tempi passati; che sono giustamente ritenuti divini; e di questi cinque appartengono a Mosè, […] i profeti che vennero dopo Mosè scrissero ciò che era accaduto ai loro tempi in tredici libri. I restanti quattro libri contengono inni a Dio e precetti per la condotta della vita umana. È vero, la nostra storia è stata scritta in modo molto particolare a partire da Artaserse, ma non è stata stimata con la stessa autorità della precedente dai nostri antenati, perché non c’è stata una successione esatta di profeti da allora; e quanto fermamente abbiamo dato credito a quei libri della nostra nazione, è evidente da ciò che facciamo; poiché durante così tante epoche trascorse, nessuno è stato così audace da aggiungere qualcosa, togliere qualcosa o apportare alcuna modifica; ma diventa naturale per tutti gli ebrei, immediatamente e fin dalla loro stessa nascita, stimare che quei libri contengano dottrine divine, e persistere in esse, e, se necessario, morire volentieri per esse.” Flavio Giuseppe, Contro Apione , 8.38-42, in The Works of Josephus, Complete and Unabridged , tradotto da William Whiston, AM, Hendrickson Publishers, prima stampa – gennaio 1991, pagina 776″

Ciò che apprendiamo da questa fonte autorevole è che:

  1. Gli ebrei credevano nell’ispirazione unica dei libri dell’Antico Testamento
  1. Che erano ventidue in numero
  1. Che erano divisi in tre parti: i cinque libri di Mosè, i Profeti e gli “inni” o “salmi”.

Quando Paolo scrisse a Timoteo, si riferiva al canone ebraico delle Scritture. Siamo perfettamente coerenti nell’estendere l’ispirazione al Nuovo Testamento, per ragioni evidenti ma che non possono essere elencate qui per non deviare dall’argomento che stiamo trattando. Tuttavia, bisogna tenere presente che l’apostolo stava parlando dell’Antico Testamento, poiché il Nuovo era allora in fase di scrittura e raccolta, ma non ancora completato.

“Ma tu persevera nelle cose che hai imparato e di cui sei stato accertato, sapendo da chi le hai imparate e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 2:14-17).

Le parole di Paolo e di Giuseppe Flavio vanno nella stessa direzione.

Riguardo al numero di libri, Giuseppe Flavio parla di 22. Altre fonti del canone ebraico ne indicano 24. Ciò è abbastanza semplice da spiegare: Rut può essere considerata parte del libro dei Giudici e le Lamentazioni possono essere considerate parte di Geremia. 

Non abbiamo forse detto che i libri dell’Antico Testamento sono 39? Sì, nelle nostre Bibbie sono contati come 39, ma nelle Bibbie ebraiche SOLO il conteggio è diverso, e  i 22/24 libri sono gli stessi nostri 39.

Innanzitutto, Sefer (ספר), la parola ebraica che di solito traduciamo come “rotolo” o “libro”, ha in effetti un significato più ampio. Può anche essere una lettera, ad esempio. Quindi, quelli che chiamiamo “profeti minori” e che contiamo come dodici libri separati, erano inclusi in un unico rotolo (il libro come lo conosciamo apparve sulla scena qualche tempo dopo) e quindi contati come un unico libro nel canone ebraico. 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, 1 e 2 Samuele sono Re, Cronache e Samuele, ognuno un libro, poiché ciascuno in ebraico veniva  copiato in un unico rotolo. Questi dettagli influenzano il conteggio dei libri soltanto, ma non quali sono effettivamente considerati parte del canone dei testi ispirati.

Quindi il canone ebraico dell’Antico Testamento e il canone protestante o della Riforma sono a tutti gli effetti identici, anche se i libri sono contati e assemblati in modo diverso nelle Bibbie cristiane.

PARTE IV
Le parole di Gesù e il Tanakh ebraico

 

Gli ebrei chiamano l’Antico Testamento TANAKH. Tanakh è un acronimo composto dalle prime lettere delle tre divisioni principali delle Scritture ebraiche:

T = Torah – La Legge di Mosè.

I primi cinque libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.

N = Nevi’im (Profeti) – Profeti

Profeti precedenti (Giosuè, Giudici, Samuele, Re) e profeti successivi (Isaia, Geremia, Ezechiele e i dodici profeti minori).

K = Ketuvim (Scritti )

Salmi, Proverbi, Giobbe, i cinque rotoli (Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester), Daniele, Esdra-Neemia e Cronache.

Ciò che conta davvero per noi cristiani sono alcune affermazioni fatte da Gesù a sostegno della divisione del Tanakh e, di conseguenza indirettamente, del Canone ebraico.

“Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; alcuni di loro li ucciderete e li crocifiggerete; altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, affinché ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che voi uccideste tra il tempio e l’altare.” (Matteo 23:34-35).

L’affermazione di Gesù è più significativa di quanto non possa sembrare a prima vista. L’omicidio di Abele è il primo menzionato nella Bibbia. Eppure, quello di Zaccaria non fu, cronologicamente, l’ultimo. Tuttavia, l’omicidio di Zaccaria è l’ultimo registrato nel libro delle Cronache, ultimo libro della triplice divisione del Tanakh. Pertanto, le parole di Gesù possono essere paragonate all’espressione moderna “dalla Genesi all’Apocalisse”. L’Apocalisse non è l’ultimo libro del Nuovo Testamento scritto, ma chiude il nostro canone. Allo stesso modo, l’espressione di Gesù conferma il canone ebraico delle Scritture dalla Genesi (il primo libro) alle Cronache (l’ultimo).

Il Signore fece un altro riferimento diretto al Tanakh, e lo troviamo nel libro di Luca.

“E disse loro: Queste sono le parole che io vi dicevo quando ero ancora con voi: che bisognava che si adempissero tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi.” (Luca 24:44)

Credo che l’approvazione del canone ebraico da parte di Gesù debba essere considerata definitiva e vincolante per tutti i cristiani. Pertanto ne concludiamo che solo i libri del canone ebraico – indipendentemente da come li contiamo, 22, 24 o 39 – dovrebbero essere considerati Scritture ispirate dell’Antico Testamento.

PARTE V 
Uso ecclesiastico vs accettazione canonica

 

È essenziale distinguere tra opere che possono essere apprezzate per il loro contenuto e quelle che sono divinamente ispirate. Questa costituisce una distinzione teologica fondamentale, ed è alla base del modo in cui dobbiamo approcciarci alla letteratura al di fuori del canone dell’Antico e del Nuovo Testamento.

L’uso ecclesiastico di libri, edificanti e utili, per quanto diffuso possa essere non ne sancisce la loro ispirazione. La Chiesa primitiva, ma anche quella di oggi, utilizza libri che non troviamo nel Nuovo Testamento. Ma stava ben attenta a distinguerli dalle Scritture. I Padri Apostolici, gli scritti di Ireneo, Giustino, Tertulliano, Ippolito, Girolamo, Agostino, ecc., erano importanti ma non avevano autorità pari a quella delle Scritture. Alcuni di questi libri si trovano nei manoscritti antichi. Il Sinaitico, ad esempio, oltre ad avere l’intera Bibbia, include anche opere come il Pastore di Erma e la Lettera di Barnaba, testi spesso classificati tra i Padri Apostolici. Questi testi sono utili da leggere e studiare, e la loro presenza nei manoscritti più completi e antichi in nostro possesso (IV secolo) ne dimostra l’uso ecclesiastico; ma ciò non ci autorizza a considerarli parte del canone ispirato delle Scritture del Nuovo Testamento. Allo stesso modo, gli stessi manoscritti Vaticano e Sinaitico come sopra elencato, contengono dei libri non presenti nel canone ebraico dell’Antico Testamento. Questo, però, non può modificare l’elenco dei libri ispirati che riguardano il canone ebraico. 

Un libro riconosciuto come ispirato deve dimostrare:

  1. Autorità profetica o apostolica
  2. Accettazione universale
  3. Continuità con la rivelazione precedente
  4. Indicatori interni dell’autorità divina (ad esempio, “Così dice il Signore”)
  5. Riconoscimento per l’Antico Testamento da parte della comunità ebraica, incaricata degli oracoli di Dioe chiese apostoliche per il NT)

I libri aggiunti al canone ebraico dalla Chiesa Cattolica non presentano queste caratteristiche:

  • Non rivendicano l’autorità divina.
  • Non furono accettati dai custodi ebrei delle Scritture.
  • Il Nuovo Testamento non li cita mai come Scrittura.
  • Non rivendicano la paternità profetica.

Giudicare questi libri utili da una prospettiva storica, o anche spiritualmente, dipende dall’individuo. Il loro testo può essere valido e utile, ma in nessun modo può essere considerato autorevole come un testo ispirato.

Riconosco e rispetto la designazione cattolica romana di “Deuterocanonico”, e questa – ritengo importante evidenziare – non deve essere fonte di divisione o contesa, dato che questi scritti dell’Antico Testamento non determinano materialmente la dottrina cristiana. In conformità con il comandamento del Signore, l’amore e il rispetto reciproco dovrebbero avere la precedenza su uno spirito ristretto e settario, insieme ad un senso di gratitudine per il pieno consenso riguardo allo status canonico dei libri del Nuovo Testamento.

 

 

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