di Giuseppe Guarino
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La firma di Leone XIV è un atto coraggioso, sancisce la chiusura su una questione e rappresenta una svolta storica della Chiesa Cattolica Romana sulla supposta opera di corredenzione e comediazione di Maria. Scrive così Famiglia Cristiana: ” Maria non è Corredentrice, né Mediatrice. 04/11/2025 Una Nota del Dicastero della Dottrina della fede chiarisce gli equivoci sui titoli attribuiti alla Madonna da una certa devozionistica. Solo Gesù redime, il suo sacrificio per l’umanità non ha bisogno di aggiunte”. (sito https://www.famigliacristiana.it/articolo/maria-madre-dei-credenti-ma-non-corredentrice.aspx consultato il 5 novembre 2025).
Mi si perdoni i toni un po’ entusiastici, ma sono anni e anni che noi di fede non cattolica sottolineiamo il senso di alcuni brani biblici che parlano davvero chiaramente. Li voglio citare:
“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).
“Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).
Cristo è l’unico mediatore, l’unico Salvatore, l’unico senza peccato e bisogno di redenzione. La stessa Maria come noi è stata salvata per mezzo del prezioso sacrificio del Figlio di Dio Unigenito. Finalmente la Chiesa Cattolica è costretta a cedere alla semplicità di ciò che ci insegnano le Sacre Scritture.
La stessa nota del Dicastero conclude: “Sebbene la Santissima Vergine Maria sia in modo eminente ”piena di grazia” e ”Madre di Dio”, lei stessa, come noi, è figlia adottiva del Padre ed anche, come scrive il poeta Dante Alighieri, “figlia del tuo Figlio””.
Lo stesso articolo cita ancora la nota che afferma: “Per questo il Dicastero frena anche sul titolo di Mediatrice perché «qualsiasi espressione circa la sua ”mediazione” di grazia deve intendersi in analogia remota con Cristo e la sua unica mediazione. Nella perfetta immediatezza tra un essere umano e Dio, nella comunicazione della grazia, nemmeno Maria può intervenire. Né l’amicizia con Gesù Cristo né l’inabitazione trinitaria possono essere concepite come qualcosa che ci giunge attraverso Maria o i santi. In ogni caso, ciò che possiamo dire è che Maria desidera questo bene per noi e lo chiede insieme a noi».”
Si tratta di un grande passo avanti. Per la Chiesa Cattolica e per la possibilità del dialogo interreligioso all’interno delle varie confessioni cristiane. E come tale deve essere accolto.
Voglio riportare adesso per esteso parte del mio libro “Verità o Tradizione?” dove parlo appunto di Maria, delle differenze esistenti fra la Maria madre di Gesù della Bibbia e la Madonna, Regina del Cielo, della Chiesa di Roma. Non per dire un “ve l’avevo detto”, ma perché da anni e anni ho dovuto dibattere con chi vedeva come offensivo il nostro mettere al centro la figura di Cristo rispetto a quella di chiunque altra nell’economia della salvezza, compresa Maria.
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Questo parte del contenuto del capitolo sei del libro.
Maria
La Madonna della Chiesa cattolica ha davvero pochissimo in comune con la figura della madre di Gesù come ricordata dalla Sacra Scrittura.
È stato un lungo accumulo di storie totalmente inventate, di favole, di fantasie umane a creare nei secoli quello che oggi è divenuto un oggetto di vera e propria adorazione, a fare di Maria la madre di Gesù, La Madre di Dio, la Regina dei Cieli… L’unica fonte che ci possa fornire dati certi sulla vita di Maria e il suo ruolo rispetto al figlio è la Sacra Scrittura. Tutto il resto insegnato dalla Chiesa Cattolica non è attendibile e il fatto che cozzi letteralmente con quanto detto nella Bibbia conferma che ci troviamo davanti a null’altro che invenzioni, fantasie umane e non Verità rivelate.
Il titolo di madre di Dio, ad esempio, fu conferito a Maria per la prima volta dal Concilio di Efeso nel 431 d.C. È superfluo dire che sebbene la dichiarazione conciliare avesse come fine il ribadire la divinità di Gesù, i suoi risultati sono almeno discutibili. Maria non è chiamata dalla Bibbia Madre di Dio neanche una sola volta. Ma Gesù non era Dio? Certamente. Ma Maria era madre dell’uomo Gesù, genitrice della natura umana di Gesù, del suo corpo, del suo essere fisico, non certo della sua natura divina!
L’aggiunta più antica al dato biblico, comunque, è la credenza nella perenne verginità di Maria, la credenza cioè che Maria sia rimasta vergine anche dopo avere partorito Gesù. È molto antica, come attestano antichi documenti quale il cosiddetto Protovangelo di Giacomo – un vangelo apocrifo mai riconosciuto dalla Chiesa come ispirato – ma certamente non viene dalla Bibbia.
La Bibbia tace in proposito. Ma solo perché, ed è significativo, tutta l’attenzione degli autori sacri è per Gesù, non certo per sua madre.
La verginità di Maria, la verginità della madre del Messia era stata predetta dal profeta Isaia secoli prima che Gesù nascesse. Matteo scrive: “Or tutto ciò avvenne, affinché si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia: “Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliolo, al quale sarà posto nome Emmanuele”, che interpretato vuol dire Dio con noi.” (Matteo 1:22-23)
Lo scopo dell’evangelista non è esaltare Maria, quanto evidenziare il segno messianico della nascita di Gesù; né più né meno come quando afferma che Gesù nacque a Betlemme, non intende parlare d’un posto santo degno d’essere visitato o degno in modo particolare, ma far risaltare che Gesù era il Messia promesso in quanto in lui si avverava anche quella profezia. Anche nell’affermazione dell’evangelista in Matteo 1:25, Cristo è il tema centrale: la sua miracolosa nascita attesta la sua natura di Figlio di Dio.
Più avanti la narrazione dello stesso evangelo si sofferma sulla visita dei magi. Questi si prostrano davanti a Gesù, ma la Bibbia non ci dice di alcun onore reso a sua madre.
“Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi lo adorarono…” (Matteo 2:11)
Gesù è il centro della narrazione – e come avrebbe potuto essere altrimenti?
La Bibbia, comunque, ci parla apertamente di fratelli e sorelle di Gesù che sembrano doversi intendere veramente come figli di Maria e Giuseppe, sebbene il fatto che anche questo dato ha poco significato all’interno dell’opera di Gesù lo rende secondario nelle narrazioni dei vangeli e, quindi, non sufficientemente approfondito da consegnarci dei dati certi. La Chiesa Cattolica insegna che il termine “fratelli” è da intendersi nel senso ampio della parola possibile nella lingua ebraica, e che si tratta non di “fratelli” di Gesù in senso stretto, bensì di suoi cugini. Se la verginità perenne di Maria era tanto importante, Luca greco scrivendo in lingua greca e rivolgendosi a dei non ebrei avrebbe dovuto evitare ogni fraintendimento, tanto più che non chiama Elisabetta “sorella” di Maria, sua cugina, ma definisce la loro parentela con un vocabolo più appropriato atto a non creare confusione. Se Luca si prende la briga di specificare che Maria ed Elisabetta erano non sorelle, bensì cugine, tanto più avrebbe dovuto essere chiaro per evitare fraintendimenti circa i fratelli e le sorelle di Gesù. Invece parla chiaramente di fratelli e sorelle di Gesù.
Lo stesso dicasi per Paolo che conosce benissimo il greco e sa di scrivere a delle persone che non sono ebrei; eppure pur conoscendo la parola “cugino”, parla invece di “fratelli” di Gesù.
Se si trattava d’una dottrina tanto importante perché tale noncuranza da parte degli autori sacri?
Nei primi secoli, quando si parlava di Giacomo si credeva che egli fosse veramente fratello di Gesù, non suo cugino, perché così si capiva dai brani biblici. Persino Flavio Giuseppe, storico ebreo del I secolo, conosce Giacomo come fratello di Gesù.
Quando cominciano a nascere le teorie che vorrebbero fare di Gesù il figlio unico di Maria, per giustificare il fatto che la Scrittura parlasse di fratelli di Gesù viene avanzata l’ipotesi che Giuseppe fosse vedovo ed avesse avuto già dei figli dalla sua prima moglie, tra i quali vi era appunto Giacomo. È così che il “Protovangelo di Giacomo” difende la perenne verginità di Maria.
Nel II secolo Egesippo, storico cristiano, parla di Giacomo, quale primo vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù, al quale sarebbe succeduto il cugino di Gesù. È fuori dubbio che nel II secolo fosse credenza diffusa quella che Gesù avesse dei fratelli. Ancora nel IV secolo, Eusebio nella sua storia Ecclesiastica, parla di Giacomo fratello di Gesù. E visto il carattere di questa opera è verosimile che questo fosse riconosciuto da buona parte se non da tutta la comunità cristiana di allora.
Sarà Girolamo, con le sue manie sul celibato e sulla verginità a volere che anche Giuseppe fosse vergine come Maria e a proporre la teoria a tutt’oggi accreditata dalla Chiesa Romana dei fratelli-cugini.
Ma anche in Girolamo, comunque, la figura di Maria non è concepita come la dipinge oggi la Chiesa Cattolica, né Maria è esaltata, ma Gesù. Lo spostarsi dell’attenzione da Gesù a Maria è lontano molti secoli dagli apostoli.
La preghiera cattolica dell’ “Ave Maria” sintetizza benissimo lo sviluppo dell’esaltazione di Maria, sviluppatasi nei secoli al di fuori e contro il dato biblico.
La prima parte della preghiera recita:
“Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei la benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù.”
Questo brano è chiaramente tratto dal vangelo di Luca – Luca 1:26-45.
Il centro del brano è l’opera di Dio. Maria non è esaltata, è “benedetta tra le donne”, in quanto ha “trovato grazia presso Dio”, avendo ricevuto il grande onore di diventare la madre del messia atteso da Israele.
Il tono della preghiera, però, cambia drasticamente nella seconda parte, che non viene dalla Bibbia ma è palesemente un’ aggiunta molto posteriore.
“Santa Maria (ecco l’esaltazione di Maria assente nella prima parte) Madre di Dio (attributo non biblico) prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte.”
La seconda parte è stata aggiunta verso il XIII o XIV secolo d.C. e non può quindi essere altrettanto autorevole come le parole dell’evangelista Luca.
Così come la cosiddetta “Ave Maria” non viene dalla Bibbia ma è frutto d’un discutibilissimo “sviluppo” del cattolicesimo che può benissimo definirsi come involutivo, lo stesso vale per molti dei titoli o attributi che la Chiesa Cattolica riferisce a Maria, quali: Madonna, Immacolata Concezione, Assunta, Regina del Cielo, Madre della Chiesa, Comediatrice, Corredentrice.
Madonna
“Madonna” significa “Signora”. L’uso d’un tale termine in maniera esclusiva nei confronti di una creatura, sia pure essa la madre di Gesù, non è giustificato dalla Parola di Dio, non è in armonia con l’esclusività del culto richiesto da Dio.
Molti infatti si definiscono mariani, servitori di Maria, mentre Dio ci insegna per bocca dello stesso Gesù: “adora il Signore Iddio tuo, e servi a lui solo.” (Matteo 4:7)
Immacolata Concezione. Assunta. Regina del Cielo
Che Maria sia stata concepita senza peccato, che sia stata assunta in cielo, che sia stata incoronata Regina del cielo, non sono verità che vengono dalla Bibbia. Se sono dati della rivelazione tanto importanti come dimostrerebbe la venerazione dei fedeli cattolici e della chiesa romana, perché la Parola di Dio tace su di esse in maniera tanto definitiva?
Gli apostoli non ne sapevano nulla, eppure erano loro i testimoni oculari delle Verità del cristianesimo. La chiesa primitiva li ignora completamente e per diversi secoli, come attestano i molti scritti di quelle epoche. È concepibile un tale unanime silenzio, se la figura di Maria dovesse realmente avere il rilievo che le si attribuisce nella Chiesa Romana?
Madre della Chiesa
Visto che il titolo sottintende “Chiesa Cattolica”, potrebbe anche interessarci poco. Prima di provarsi fondato bisognerebbe provare che la Chiesa Cattolica incarni in esclusiva la vera Chiesa di Cristo. Maria non è Madre della Chiesa, quest’ultima intesa in senso autenticamente biblico. Sembra assurdo ribadirlo, ma Maria è stata la madre del Messia, dell’uomo Gesù Cristo. Ciò non la rende una semi divinità.
La motivazione biblica che è usata di solito per dare un fondamento all’uso d’un tale titolo è il brano biblico riportato da Giovanni nel suo Vangelo, quando sulla croce Gesù affida Maria all’apostolo Giovanni. Quest’ultimo, va adesso evidenziato, cugino di Gesù.
“Gesù dunque, vedendo sua madre e presso a lei il discepolo ch’egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.” (Giovanni 19:26-27)
L’interpretazione della Chiesa romana è una forzatura del testo, una prodezza di retorica e persino fantasia, come dimostra il silenzio della Scrittura in merito ad una maternità oggi invece tanto sottolineata. La Chiesa Cattolica anziché raccogliere o custodire, come dice lei, la verità evangelica, sembra trascurarla e travisarla. Se i significati di questo brano, evidenziati dall’esegesi cattolica, riempiono pagine e pagine, generando forme di venerazione tanto appariscente e incontenibile, se la Scrittura è capace di dire così tanto in così poche parole – tanto da farci credere invece che venga svuotata del suo autentico significato, come interpreteremo le parole di Gesù nel brano biblico che riporto qui di seguito?
“Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono la fuori che cercano di parlarti. Ma egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre.” (Matteo 12:46-50)
E, ancora, altrettanto significativo un altro passo: “Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna fra la moltitudine alzò la voce e gli disse: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli (Gesù) disse: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano!” (Luca 11:27-28)
Comediatrice e Corredentrice
Quanto finora detto è soltanto un preludio all’ultimo stadio dell’esaltazione di Maria. Senza che alcuna speculazione biblica, storica o altro lo giustifichi, la Chiesa Cattolica proclama Maria Comediatrice, cioè mediatrice con Cristo in un senso più ampio di quello che intende la mediazione quale intercessione soltanto, e cioè tramite fra Dio e l’uomo.
Sembra che la Chiesa Cattolica ami mettere degli ostacoli, delle tappe, fra Dio e l’uomo. La Chiesa (intesa come organizzazione gerarchica), i sacramenti che solo questa può somministrare validamente, Maria, i santi, tutti mezzi preposti teoricamente per arrivare a Dio, ma che essendo imposti come tramiti necessari, finisco per diventare invece dei veri e propri ostacoli.
Così non è la mediazione di Cristo. La mediazione di Cristo ci ha dato libero accesso alla presenza del Padre, come ci spiegano gli apostoli più volte nel Nuovo Testamento. Gesù ci ha riconciliati con Dio e ci ha adottati a Dio, per mezzo della sua perfetta opera redentrice.
“Giustificati dunque per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore…” (Romani 5:1)
“…mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figlio.” (2 Corinzi 5:18)
“…Dio…ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo.” (Efesini 2:18)
“…per mezzo di lui…abbiamo accesso al Padre…” (Efesini 3:12)
Le favole che fanno di Maria la “Madre misericordiosa”, attraverso la quale si può avere accesso a Dio, “Padre irato” non le troviamo nella Bibbia. Al contrario, da questa apprendiamo che Dio ci ha amati prima ancora che Maria fosse nata e ha preparato la salvezza compiuta attraverso il suo Figlio. Il Lui e per mezzo di Lui, i credenti hanno libero accesso alla presenza del Padre.
La Bibbia ci dice che Gesù Cristo è l’unico mediatore fra Dio e l’uomo: “Poiché v’è un sol Dio ed anche un sol mediatore fra Dio e gli uomini, Gesù Cristo uomo, il quale ha dato se stesso qual prezzo di riscatto per tutti.” (1 Timoteo 2:5-6)
Com’è vero che vi è un solo Dio, vi è ancora un solo mediatore fra Dio e l’uomo: Gesù Cristo. La Bibbia ci ribadisce ancora una volta che Gesù è l’unica via di salvezza che Dio ha provveduto, necessaria e sufficiente per salvare appieno l’uomo. Questa è l’essenza stessa del Vangelo di Cristo che la Chiesa è chiamata ad annunciare.
“E in nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati.” (Atti 4:12). Il soggetto della frase è Gesù!
“Gesù gli disse: Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)
Il Nuovo Testamento intero rende testimonianza all’unica opera di salvezza e di perfetta mediazione di Gesù, tanto che da ogni pagina di esso ciò traspare come la vera essenza dell’autentica predicazione apostolica, quello che gli studiosi chiamano tecnicamente il Kerygma, ma che più correttamente possiamo definire Evangelo, cioè la “buona notizia”.
La Chiesa oggi è chiamata a predicare lo stesso Evangelo che annunciavano gli apostoli, al quale nessuno ha diritto d’aggiungere o togliere alcunché. Insegnare che esista un’altra via a Dio, che Gesù non abbia permesso d’avere libero accesso alla presenza del Padre, significa rinnegare il credo apostolico, sconfessare la fede vera che, è chiaro, solo la Bibbia, la Parola di Dio, tramanda fedelmente.
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