di Giuseppe Guarino
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Le parabole del Regno dei Cieli in Matteo
Le parabole del Regno sono peculiari di Matteo e parlano dell’età della Chiesa, quel mistero nascosto in Dio rivelato a noi oggi nell’età presente, l’età della Grazia.
PREMESSA
Giovanni Battista aprì la strada al Messia predicando il Vangelo – la buona notizia – del regno.
“In quei giorni comparve Giovanni il battista, predicando nel deserto della Giudea e dicendo: “Ravvedetevi, poiché il regno dei cieli è vicino” (Matteo 3:1-2).
Anche Gesù e i suoi discepoli predicarono il Vangelo del Regno ad un certo punto, dopo che il Battista venne imprigionato – Matteo 4:12.
“Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Matteo 4:17).
Se Israele avesse creduto a questo annuncio, il regno messianico sarebbe iniziato allora. Ma così non fu. In un drammatico crescendo nel Vangelo di Matteo vediamo come sia la persona di Gesù sia il suo messaggio vengono rigettati: il Messia non viene accettato.
Ad un certo punto, le parole di Gesù diventano molto forti e nette contro un vincolo che non sia basato sull’obbedienza.
“Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Allora uno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ma egli rispose e disse a colui che gli parlava: «Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?». Poi, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». (Matteo 12:46-50)
Il legame nazionale con Israele è rotto, Israele ha rigettato il Messia, e ciò implicherà che “chiunque” potrà entrare nel regno.
Inviando i dodici in un primo tempo Gesù aveva detto: “Non andate fra i Gentili e non entrate in alcuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Andando, predicate e dite: ‘Il regno dei cieli è vicino” (Matteo 10:5-7).
Visto che l’annuncio non è stato creduto, potrà poi scrivere Giovanni:
“È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto” (Giovanni 1:11)
Le parole del Signore in Matteo 12:46-50 chiariscono che non è l’appartenenza a un gruppo o a un’identità nazionale a garantirci automaticamente l’accesso al regno di Dio. Il suo stesso popolo aveva respinto il messaggio, la buona novella del regno. Così Dio si rivolge oggi a chiunque volesse diventare suo figlio, a prescindere dalla sua nazionalità, condizione o status.
“Venne tra i suoi, e i suoi non lo accolsero. Ma a tutti coloro che lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio : a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio furono generati . ” (Giovanni 1:11-13)
Le sette parabole, Matteo 13.
Detto questo, egli insegna sette parabole, le parabole del regno. Ne troviamo dodici in totale in Matteo, che si riferiscono a ” …il mistero che fin dall’inizio del mondo è nascosto in Dio ” (Efesini 3:9), cioè all’era presente, l’era della Chiesa.
Paolo lo dice chiaramente,
“Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento parziale è avvenuto a Israele finché non sia entrata la pienezza dei pagani” (Romani 11:25).
L’era della Chiesa, fino al Rapimento, è meravigliosamente descritta nelle parabole.
LE DODICI PARABOLE
- La parabola del seminatore
“Quello stesso giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. E si radunò attorno a lui una grande folla, tanto che egli salì su una barca e si mise a sedere; e tutta la folla stava sulla riva. Ed egli disse loro molte cose in parabole, dicendo: Ecco, un seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte cadde lungo la strada, e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luoghi rocciosi, dove non aveva molta terra, e subito germogliò, perché non aveva un terreno profondo; e quando si levò il sole, fu bruciata; e perché non aveva radice, seccò. Un’altra parte cadde tra le spine, e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde in buona terra e diede frutto, il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi per intendere, intenda. ” (Matteo 13:1-9)
Perché Gesù parlava in parabole? Solo su questo argomento si potrebbe scrivere un libro intero. Ma per farla breve, il significato delle parabole era nascosto solo a coloro che non erano realmente interessati a comprenderle. Infatti, a coloro che si avvicinavano a Gesù e gli chiedevano di spiegare il significato delle sue parole, Gesù lo faceva. Questo è lo stesso principio che si può applicare alla Parola in generale. Conosco persone molto istruite che sono molto confuse quando si tratta di leggere la Bibbia. Poi, quando ho spiegato a mio figlio quattordicenne che aveva bisogno di pregare e chiedere a Dio per capire la Bibbia prima di leggerla, lo ha fatto e, mentre parlavamo del brano che aveva letto, sono rimasto molto sorpreso dal fatto che egli avesse capito tutto così bene e in modo così profondo e spirituale. Perché non siamo noi, ma Lui che deve essere glorificato in noi. Non è la nostra comprensione, ma la Sua rivelazione.
Gesù spiega ai suoi discepoli la sua prima parabola.
“ Ascoltate dunque la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore. Questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi è colui che ode la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante; infatti, quando giunge la tribolazione o la persecuzione a causa della parola, subito ne rimane scandalizzato. Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; ma le preoccupazioni del mondo e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, ed essa rimane infruttuosa. Quello invece che ha ricevuto il seme nella buona terra è colui che ode la parola e la comprende, e porta frutto e produce uno il cento, uno il sessanta, uno il trenta per uno.” (Matteo 13:18-23)
- La parabola della zizzania
Un’altra parabola espose loro, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che seminò del buon seme nel suo campo. Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Ma quando lo stelo fu germogliato e fece frutto, allora apparve anche la zizzania. Allora i servi del padrone di casa andarono e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?». Egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo». I servi gli dissero: «Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?». Ma egli rispose: «No, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, sradichiate insieme anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura; e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; ma il grano riponetelo nel mio granaio » . (Matteo 13:24-30)
A volte vorremmo fare i giustizieri nelle chiese, perché alcuni individui sembrano lì solo per creare scompiglio. Ma questo giudizio spetta all’unico che può fare un giusto giudizio, a Dio e così farà al momento giusto.
Allo stesso tempo la parabola è escatologica. Siamo nel periodo della semina, ma alla fine dell’età presente verrà il tempo della mietitura, del giudizio. Le parabole illustrano tutto il cristianesimo, ciò che nell’esteriore si vuole presentare ed è vista come la Chiesa di Cristo. Sarà però il Signore a tempo debito a stabilire chi è stato cosa e giudicare di conseguenza.
- Il seme di senape
“Un’altra parabola espose loro, dicendo: Il regno dei cieli è simile a un granellino di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è certamente il più piccolo di tutti i semi; ma una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono e si annidano fra i suoi rami. ” (Matteo 13:31)
Non è avvenuto così con la Chiesa? Predicata da pochi è divenuta grande, tanto grande che diversi si sono uniti ad essa – all’apparenza e non nella sostanza – per convenienza, per tradizione, per fare “religione”.
- Il lievito
Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata » (Matteo 13:33).
Anche qui si parla della crescita che conoscerà la Chiesa visibile.
PERCHE’ GESU’ PARLAVA IN PARABOLE?
La spiegazione data in Matteo 13:34-35 è in armonia con il brano che ho citato prima, riguardante “ …il mistero che fin dal principio del mondo è nascosto in Dio ” (Efesini 3:9).
“Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole; e non parlava loro senza parabole, affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.” (Matteo 13:34:35)
Va detto ancora una volta che quelle cose erano in realtà nascoste a coloro che non erano abbastanza umili da andare da Gesù e chiedergli spiegazioni. L’orgoglio può costruire un muro alto e spesso tra noi e Dio. Non vedere che Egli agisce anche con amore. Confidare che Egli sia buono e che ci darà comprensione quando gliela chiediamo ci aprirà la strada in Cristo Gesù alla conoscenza della Sua Verità.
Poi Gesù congedò la folla ed entrò in casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo. Chi semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno; il nemico che l’ha seminata è il diavolo; la mietitura è la fine del mondo; e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità; e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi per intendere, intenda ». (Matteo 13:36-43)
- Il tesoro nascosto
“Ancora, il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde, poi, per la gioia, va e vende tutto ciò che ha e compra quel campo ” (Matteo 13:44).
Chi veramente incontra Gesù, lascia tutto il resto e vive per Lui e in attesa di Lui.
Cosa significa ciò? Abbandonare questo mondo e chiudersi in un convento? No. Piuttosto vivere con fede e consapevolezza della realtà della salvezza in Cristo.
- La Perla di Grande Valore
“Ancora, il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle perle. Trovata una perla di gran valore, va, vende tutto quello che ha e la compra” (Matteo 13:45-46).
- La rete
“Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata in mare, che raccoglie ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere e raccolgono i pesci buoni in vasi, e buttano via i cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: gli angeli verranno e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà pianto e stridore di denti ” (Matteo 13:47-50).
Con questa parabola escatologica, sulla fine dei tempi, si chiude il ciclo di sette parabole contenute nel capitolo 13 di Matteo. La Chiesa è vista dal suo nascere fino al ritorno di Cristo.
Altre cinque parabole
Gesù racconterà in Matteo altre cinque parabole riguardanti il regno dei cieli,
- La parabola del servo spietato
“ Perciò il regno dei cieli è simile a un re, che volle fare i conti con i suoi servi. E quando ebbe cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che gli doveva diecimila talenti. Ma poiché non aveva da restituire, il suo padrone comandò che fosse venduto lui, sua moglie, i suoi figli e tutto quanto possedeva, e che il debito fosse saldato. Allora il servo, prostratosi, lo adorò, dicendo: Signore, abbi pazienza con me e ti pagherò tutto. Allora il padrone di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; gli mise le mani addosso, lo soffocò e gli disse: Pagami quello che devi. E il suo conservo, prostratosi ai suoi piedi, lo supplicò dicendo: Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto. Ma egli non volle, ma andò e lo fece gettare in prigione, finché non avesse pagato il debito. Visto ciò che era accaduto, i suoi conservi ne furono molto dispiaciuti e andarono a raccontare al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il suo padrone lo chiamò e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, così come io ho avuto pietà di te? E il suo padrone, adirato, lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse pagato tutto il dovuto. Così farà anche a voi il Padre mio celeste, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello». (Matteo 18:23-35)
Davvero questa parabola ha bisogno di una spiegazione?
- La parabola degli operai nella vigna
“Perché il regno dei cieli è simile a un uomo, padrone di casa, che uscì di buon mattino per prendere a giornata dei lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito verso l’ora terza, ne vide altri che stavano in piazza disoccupati e disse loro: «Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto». Ed essi se ne andarono. Uscì di nuovo verso l’ora sesta e l’ora nona e fece altrettanto. Uscito verso l’ora undicesima, ne trovò altri che stavano disoccupati e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna e riceverete quello che è giusto». Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi». E quando arrivarono quelli dell’undicesima ora, ricevettero un denaro ciascuno. Ma quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più; e così anch’essi ricevettero un denaro ciascuno. E nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa, dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora sola e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso e il caldo della giornata. Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio alcun torto: non ti sei forse accordato con me per un denaro? Prendi quel che è tuo e vattene; io darò anche a quest’ultimo quanto a te. Non mi è forse lecito fare del mio quello che voglio? Hai forse un occhio cattivo, perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Matteo 20:1-16)
Dio è il Signore e sa ogni cosa. Il ladro sulla croce si ravvide negli ultimi istanti della sua vita e Gesù lo accolse nel suo regno. Ad altri è chiesto di vivere a lungo e mettere a frutto i propri doni. Affidarsi a Dio significa capire che qualunque sia la Sua volontà essa è perfetta ed ancora di più, far si che la sua volontà diventi la nostra volontà, comprendendo con lo spirito che non vi è nulla di più giusto per noi e per l’umanità.
- La parabola delle nozze
“E Gesù, rispondendo, parlò loro di nuovo con parabole, e disse: Il regno dei cieli è simile a un re, che fece le nozze di suo figlio. E mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi, dicendo: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono stati uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma essi non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri commerci. E il resto prese i suoi servi, li insultò e li uccise. Ma il re, udito ciò, si adirò, mandò i suoi eserciti, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. E quei servi Usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi, e la sala delle nozze fu piena di commensali. Quando il re entrò per vedere i commensali, vide un uomo che non indossava l’abito nuziale. E gli disse: «Amico, come sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Ed egli rimase senza parole. Allora il re disse ai servi: «Legatelo mani e piedi, portatelo via e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Matteo 22:1-14)
Le ultime due parabole
Le ultime due parabole fanno parte del Discorso profetico di Matteo 24 e 25 e si riferiscono al Rapimento della Chiesa e al giudizio finale, sono di contenuto prettamente escatologico.
Come possiamo vedere, l’armonia della narrazione di Matteo è meravigliosa. L’opera dello Spirito Santo può essere contemplata nell’unità di intenti, nell’armonizzazione degli eventi e dei discorsi pronunciati da Gesù.
- La parabola delle dieci vergini
“Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque sagge. Le stolte, presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio nei loro vasi. Poiché lo sposo tardava, tutte divennero assopite e si addormentarono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, uscitegli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, perché non basti per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. E mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini, dicendo: Signore, Signore, aprici! Ma egli rispose: «In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora“. (Matteo 25:1-13)
Qui vediamo il rapimento della Chiesa di cui parla l’apostolo Paolo nella sua epistola ai Tessalonicesi.
“Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole” (1 Tessalonicesi 4:13-18).
Una nota di rimprovero. La Scrittura dice qui che queste parole ci sono dati per “consolarci”, per darci speranza e non per contendere, discutere, argomentare!
Filadelfia entrerà nelle nozze, Laodicea verrà lasciata fuori. Vedi Apocalisse 3: 7-22.
Chi ha l’olio, lo Spirito Santo, entrerà nelle nozze. Stiamo attenti, la Parola di Dio è chiara: il giorno del Signore verrà come un ladro di notte.
“Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà” (Matteo 24:42-44).
- La parabola dei talenti
“Poiché il regno dei cieli è come un uomo che, partendo per un paese lontano, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo le sue capacità, e subito partì. Poi colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo, colui che ne aveva ricevuti due ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo, il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti tornò e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Il suo padrone gli disse: Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti costituirò sopra molto; entra nella gioia del tuo Signore. Poi venne anche quello che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Il suo padrone gli disse: Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti costituirò sopra molto; entra nella gioia del tuo padrone. Poi venne anche quello che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, sapevo che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco, eccoti il tuo. Il suo padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E gettate il servo inutile nelle tenebre di fuori: là sarà pianto e stridore di denti » (Matteo 25:14-30).
Stiamo attenti, teniamo le nostre lampade piene di olio (Spirito Santo) e usiamo saggiamente i talenti che il Signore ci ha dato, perché i tempi sono ormai maturi e il Signore è davvero alle porte.
Per chi volesse approfondire,
Escatologia, lo studio delle profezie bibliche
