Essenza o qualità? Colossesi 2:9 nella Traduzione del Nuovo Mondo: un aggiornamento

di Giuseppe Guarino

La Traduzione del Nuovo Mondo è la Bibbia ufficiale dei Testimoni di Geova. Come purtroppo accade, “the devil is in the details”, il diavolo è nei dettagli: vi sono infatti alcuni dettagli di questa versione biblica che, per volontà o per

La nuova Traduzione del Nuovo Mondo italiana cambia la versione di Colossesi 2:9. Vediamo cosa è successo.

Il testo originale è sempre lo stesso:

“ὅτι ἐν αὐτῷ κατοικεῖ πᾶν τὸ Πλήρωμα τῆς θεότητος σωματικῶς.” (nel nostro alfabeto: oti en auto katoikei pan to pleroma tes theotetos somatikos)

La traduzione letterale è la seguente:

“perché in lui abita tutta la pienezza della Deità corporalmente”.

Il termine utilizzato in Colossesi 2:9 e tradotto di solito con il corrispondente italiano “Deità”, è in greco, θεότητος (theotetos).

Scrive Joseph B. Lightfoot: “Nelle versione latine, a causa della povertà della lingua, sia θεότης (theotes) che θειότης (theiotes) sono tradotti con lo stesso termine divinitas; ma questo si avvertì come inadeguato, e venne coniata la parola deità…”.

Il termine utilizzato qui da Paolo, che ancora nella sua ricercatezza e pertinenza linguistica scarta le possibili alternative offerte dalla lingua greca, si sofferma sull’essenza e trova un corrispondente nell’italiano “Deità”. L’alternativa (che esiste) “θειότης” (theiotes) che qui l’apostolo evidentemente scarta nella sua polemica antignostica e che troviamo utilizzato altrove da lui stesso, pone enfasi sulla qualità, ed è tradotto in italiano con “divinità”.

Sulla pertinenza della terminologia utilizzata da Paolo, scrive ancora Lightfoot nel suo commentario a Colossesi:

“Ritengo sia evidente dai passi in San Paolo che l’espressione τὸ πλήρωμα, “la pienezza” deve aver avuto un più o meno definito valore teologico quando egli scrisse. Questa supposizione, che è suggerita dalla sua frequenza, sembra quasi inevitabile quando consideriamo la forma della frase nel primo passo citato, Colossesi 1:19. L’uso assoluto di πᾶν τὸ πλήρωμα, “tutta la pienezza”, sarebbe altrimenti incomprensibile, perché non si spiega in se stessa”.

“Il senso in cui Paolo utilizza questo termine era senza dubbio quello che aveva già trovato riferito ad esso. Come afferma esplicitamente nel secondo passo cristologico dell’epistola ai Colossesi (2:9), egli intende il pleroma come la pienezza della Deità. Nel primo passo, (1:9), sebbene la parola sia senza l’aggiunta della frase “τῆς θεότητος”, il significato richiesto dal contesto è il medesimo. L’autentica dottrina dell’unico Cristo, che è il mediatore assoluto nella creazione e governo del mondo, è opposta alla falsa dottrina della pluralità di mediatori, “troni, domini, principati, potenze”. Una posizione assoluta, unica, che è reclamata per lui, in quanto in lui risiede “tutto il pleroma”, cioè il pieno completamento, la somma degli attributi, virtù ed energie divini.”

Adesso vediamo la versione ufficiale dei Testimoni di Geova.

Nelle edizioni che possiedo del 1967 e quella del 1985, compreso il testo greco-inglese interlineare, la traduzione del brano era la seguente.

“perché in lui dimora corporalmente tutta la pienezza della qualità divina”.

Nel mio libro sulla Traduzione dei Testimoni di Geova scrivevo: La TNM traducendo “qualità divina” vorrebbe sminuire la forza della frase. Come se avesse senso l’affiancare termini come “in lui abita corporalmente tutta la pienezza…”  e poi scendere miseramente di tono con “della qualità divina”.

In Romani 1:20, Paolo utilizza la parola “θειότης”, che indica la qualità divina. Eppure neanche in quel caso la frase può intendersi in alcun senso riduttiva. “Poiché le sue invisibili (qualità), perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente…” (Romani 1:20 –  TNM). Vale la pena notare che la parola è tradotta dalla Torre di Guardia con l’iniziale in maiuscolo.

In realtà anche se dovessimo intendere che in Cristo “abiti corporalmente tutta la pienezza della qualità divina”, la forza dei termini del contesto, lasciano intendere tutt’altro che una inferiorità della Divinità posseduta dal Figlio.

La Traduzione del Nuovo Mondo è errata, almeno imprecisa; ma il contesto è troppo efficace per non comprendere comunque che il passo conferma che Cristo è Dio. La differenza nella traduzione sposta solo l’attenzione dall’essenza, sottolineata nella traduzione corretta, alla qualità, nel termine proposto dalla Torre di Guardia”.

Fin qui quello che scrivevo nel mio libro, che confermo.

Oggi sul loro sito ufficiale, la versione della Torre di Guardia cambia in maniera significativa.

Sono rimasto sorpreso.

“è in lui, infatti, che risiede corporalmente tutta la pienezza dell’essenza divina” (Traduzione del Nuovo Mondo – fonte www.jw.org consultato il 5 giugno 2026).

Il brano viene commentato in maniera disastrosa:

“Il contesto indica che il fatto che in Gesù Cristo risieda questa “essenza divina”, o qualità divina, non lo rende uguale a Dio Onnipotente, come sostengono alcuni”.

“Alcuni” significa “tutta la cristianità, compresa quella ortodossa, che è di lingua greca!.

Guardate che sottile sibilo bugiardo.

TORRE DI GUARDIA scrive: “il fatto che in Gesù Cristo risieda questa “essenza divina”…”

LA VERITÀ BIBLICA dice: “in lui risiede corporalmente tutta la pienezza della Deità”.

IMPORTANTE: Essenza o Qualità non sono la stessa cosa!

Bisogna ammettere che la Torre di Guardia ha fatto un passetto avanti. Tempo fa i Testimoni avrebbero difeso a spada tratta il fatto che Colossesi 2:9 parlasse di qualità e non di essenza, mentre oggi anche la loro traduzione parla di essenza! Ora non ci resta che aspettare il prossimo passo, quando la Torre di Guardia imparerà anche la differenza che esiste fra essenza e qualità. Piano piano, non c’è fretta.

Questo è stato l’anno in cui hanno scoperto che la Bibbia non vieta le trasfusioni di sangue. L’anno scorso hanno scoperto che si possono festeggiare i compleanni.

Tempo fa hanno scoperto come si doveva tradurre Giovanni 1:1.

Perché nell’edizione della Traduzione del Nuovo Mondo del 1967 traducevano così: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con il Dio, e la Parola era dio”. Una versione evidentemente ridicola, una forzatura in italiano senza senso, che viene battuta in assurdità solo dalla versione che poi è stata adottata ufficialmente: “In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio”.

Ne ho parlato ampiamente in un intero libro e diversi video che ho dedicato alla traduzione di questo verso, ma soprattutto al suo significato nella lingua greca — perché nessuna lingua viene scritta pensando a come verrà tradotta.

Dio ci benedica nei nostri sinceri sforzi di rimanere aggrappato a lui, senza permettere a nessuno di sedurci.

Alcuni miei video

Alcuni miei libri per approfondire:

La Bibbia dei Testimoni di Geova: Errori nella Traduzione del Nuovo Mondo

Ps. Come spesso faccio, sono andato a consultare la versione inglese della TNM. Ebbene, questa è immutata, è rimasta “divine quality”.

In inglese la parola “essence”, “essenza”, esiste. I Testimoni di Geova italiani la preferiscono e usano — a ragione! Ciò che sfugge è l’ultimo dettaglio, che essenza e qualità non sono la stessa cosa.

of the divine quality: Or “of the divinity.” The “divine quality” includes all the excelling qualities of Jesus’ heavenly Father and God, and these also dwell in Christ. The Greek word (the·oʹtes), which occurs only here in the Christian Greek Scriptures, is derived from the Greek word for “god,” the·osʹ, but is different in meaning. Many lexicons give such definitions as “divine character; divine nature; divinity.” The term was used by ancient Greek writers to describe a quality or condition that could be obtained or lost as a result of one’s behavior. Obviously, then, such a term was applied to created beings and not exclusively to the almighty and eternal God, Jehovah. So there is solid basis for rendering the·oʹtes to refer to a divine quality rather than to God himself. essenza divina O “qualità divina”, “divinità”. Questa espressione include tutte le eccellenti qualità del Padre celeste e Dio di Gesù Cristo, qualità che si trovano anche in lui. Il termine originale theòtes, che ricorre solo qui nelle Scritture Greche Cristiane, ha la stessa radice di theòs (“dio”), ma ha un significato diverso. Molti lessici lo definiscono “natura divina”, “divinità”. Nei testi di antichi autori greci il termine era usato per indicare una condizione che poteva essere ottenuta o persa a seguito del comportamento tenuto. Se ne deduce che veniva utilizzato a proposito di esseri creati, e che quindi non è da riferirsi esclusivamente al Dio onnipotente ed eterno, Geova. Ci sono pertanto valide ragioni per intendere theòtes come un riferimento alla natura divina e non a Dio stesso.

 

 

 

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