Testimoni di chi…? Il nome di chi…?

di Giuseppe Guarino

Testimoni di chi…? Il nome di chi…?

Questo breve studio trae i dati statistici dal mio libro “Il nome di Dio”, dove il tutto è dettagliato per ogni libro del Nuovo Testamento. Il mio libro non è polemico nei confronti di nessuno. Questo articolo invece lo è. Qui intendo chiarire di chi siamo testimoni noi cristiani, in base alla Bibbia e ai numeri che rinveniamo nella Bibbia.

 

Premessa

Il nome “testimoni di Geova” non è stato scelto a caso.  C’è una strategia dietro. Che nulla ha a che fare con l’Italia e con la nostra cultura. Si tratta del semplice fatto che nelle chiese evangeliche di lingua inglese, grazie anche alla loro versione King James Version, il nome Jehovah è considerato realmente il nome di Dio, nel senso più letterale che il termine “nome” può assumere nel mondo anglo-sassone.  Per sublimare questo concetto e per trovare presa su un fatto già consolidato, questo gruppo  nascente si definì “Jehovah’s Witnesses”, in italiano, testimoni di Geova.

Ma noi cristiani siamo chiamati ad essere testimoni di Geova? Se si, dove lo troviamo scritto nella Bibbia? Fatemelo sapere se c’è un passo.

Invece in Atti leggiamo:

“Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8).

I cristiani siamo testimoni di Cristo.

Se vogliamo inoltre abbracciare il senso “geovista” (estremista) del termine “nome”, possiamo citare a nostro favore ancora il libro degli Atti qualche capitolo dopo.

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Se non è chiaro detto in questo modo, proprio non ho idea di come potrebbe altrimenti spiegarsi la Scrittura.

 

Chiarificazione

Non scrivo per convincere nessun testimone di Geova.  Bisognerebbe farsi strada tra la loro chiusura mentale che gli impedisce di leggere roba non loro, la loro paura di uscire dall’organizzazione, e la loro testardaggine e desiderio, comunque, di prevalere nelle infinite diatribe che si divertono a innestare. Ciò è quasi impossibile.

Qui offro degli spunti di riflessione e alcuni fatti che gli si possono presentare. Ma la maniera migliore di approcciare il loro desiderio di contesa religiosa è disattendere le loro aspettative, presentare la nostra personale testimonianza di salvezza grazie all’amore di Dio in Cristo. E chiudere lì la discussione. Il loro modo di approcciarsi ponendo domande è da venditore di assicurazioni e non da proclamatori del Vangelo quali la Scrittura ci chiama ad essere. Non cadete in quella trappola, è studiata a tavolino. Al desiderio di contesa meglio rispondere invitando a pregare insieme o parlando dell’amore di Dio che ci ha salvato in Cristo.  Lo Spirito Santo saprà come farsi breccia nel cuore di un uomo religioso sincero, toccandolo e tramutandolo in un discepolo di Cristo autentico.

 

I numeri nella Bibbia

I risultati che ho avuto nello studio statistico della Bibbia sui “nomi sacri” nella Scrittura sono stati secondo me molto rilevanti e rappresentano dati oggettivi.

Nell’Antico Testamento Dio rivela a Mosè il suo nome, scritto per noi come un tetragramma, quattro lettere ebraiche, la cui lettura non è a noi certa. Gli ebrei lo leggono Adonai, cioè Signore, non pronunciandolo quindi. (Questa prassi tecnicamente viene definita circonlocuzione del nome di Dio). Viene anche chiamato Hashem, che, tradotto dall’ebraico significa “il Nome”. Considerando le “vocali” che i masoreti – studiosi ebrei – hanno aggiunto al Nome, che in realtà sono quelle che giustificano la lettura Adonai, avremo Yehowah: è questa l’esatta traslitterazione del Tetragramma nel nostro alfabeto e non Jehovah o Geova in italiano. Voler essere tanto pignoli per poi abbandonarsi ad una affezione morbosa per una traslitterazione errata è già una contraddizione così evidente che solo la figura sotto può spiegare come possa passare inosservata.

Vediamo quindi il dato statistico sull’occorrenza di Yehowah e un altro “nome” di Dio significativo, cioè “Dio” nell’Antico Testamento.

LIBRO o PORZIONE DELLA SCRITTURA OCCORRENZE DEL TETRAGRAMMA OCCORRENZE PAROLA “DIO”
Pentateuco 1934 810
Isaia 500 138
Geremia 736 127
Ezechiele 445 253

Come vediamo, è chiara la preponderanza nell’uso del Nome di Dio rispetto a “Dio”. Ciò è in perfetta armonia con l’antico patto e ha senso perché ebraica è la lingua del testo ed ebrei coloro con i quali il patto è stato fermato da Dio.

E’ logico. Inevitabile.

Ma cosa accade nel Nuovo Testamento?

Nel mio libro faccio una ricerca statistica per ogni libro del Nuovo Testamento. Ma il risultato generale rispecchia perfettamente quello che è il dato interno dei singoli libri, quindi basterà per definire la nostra discussione.

 

Il Nome di Dio nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento diversamente dall’Antico è stato scritto in greco. Nonostante moltissimi vocaboli siano presenti nel testo greco translitterati dall’ebraico (Osanna, Alleluia, Rabbi, Messia, ecc.) il Nome di Dio non è presente in nessuno dei circa 6000 manoscritti in greco originale, gli 8000 circa della traduzione latina della Vulgata, le altre versioni, tutti i padri della Chiesa, gli scritti antichi dei primi secoli, e neppure negli apocrifi. Un verdetto così schiacciante non ferma di sicuro chi vuole portare avanti le proprie posizioni preconcette, quindi la versione ufficiale dei Testimoni di Geova afferma con una spocchia filologicamente e linguisticamente priva di ogni fondamento di aver “ripristinato” il nome di Dio anche nel Nuovo Testamento.

Facciamo finta che abbiano ragione. Facciamo finta che negli originali del Nuovo Testamento vi fosse veramente il Tetragramma come questi affermano. Perché anche in questa ipotesi si parla di una presenza davvero molto relativa.  Infatti, anche in questo modo la tendenza veterotestamentaria risulta comunque completamente ribaltata.

GEOVA DIO
NUOVO TESTAMENTO 237 1363

Dio è utilizzato circa sei volte più del “nome” di Dio? Teniamo conto che delle 237 volte che Geova è introdotto, oltre 133 volte si tratta di citazioni dall’Antico Testamento.

Ma non basta. Andiamo a vedere l’uso degli altri “nomi” sacri e ci renderemo conto della innegabile cristocentricità del Nuovo Testamento.

Dio 1363
Gesù 1112
Cristo 536
Messia 3
Signore (indiscriminatamente riferito al Padre e al Figlio) 680
Padre 368
Figlio di Dio 236
Salvatore 24

Il numero dei riferimenti a Gesù sono 1112 + 536 + 3 + 236 + 24 + tutte le volte che è chiamato “Signore”.

237 i riferimenti a Geova – e comunque li vedono solo loro.

Oltre 2000 i riferimenti a Gesù.

Il Nuovo Testamento, il nuovo patto, rende testimonianza a Cristo, alla sua persona e alla sua opera, e non al nome di Dio rivelato in un momento storico specifico al popolo di Israele e per il patto che Egli stipula con loro in quella circostanza specifica (Esodo 3) che è l’uscita dal paese d’Egitto.

 

Nuovo Patto

Noi cristiani siamo in un nuovo patto.

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:17)

Lo stesso Giovanni ha scritto nella sua epistola.

“Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita  (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1 Giovanni 1:1-3). 

Qui l’apostolo specifica di cosa è stato testimone oculare, cioè dell’incarnazione del Cristo, e utilizza il vocabolo Padre – e non Geova – perché nel nuovo patto in Cristo Dio è il nostro Padre e ciò è possibile per l’opera del suo Figlio, Gesù Cristo.

Il punto essenziale della testimonianza apostolica è Cristo. Lo ribadisce Pietro.

“Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: “Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” (2 Pietro 1:16-17).

E anche Pietro sta bene attento a chiamare Dio nostro Padre (e non Geova, rimanendo attaccato al vecchio patto), perché è questo il “nome” di Dio  con il quale noi cristiani siamo autorizzati in ogni lingua a poterlo chiamare, e poterlo definire: egli è veramente nostro Padre, ora che Cristo ci ha riconciliati a lui – non la legge di Mosè!

Come scrive Paolo ai Romani:

“E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: “Abbà! Padre!” (Romani 8:15)

Qui il testo ritiene il vocabolo aramaico “Abbà” che significa “Padre” – in un senso che evoca intimità e dolcezza – ma non si cura di tramandare il Tetragramma! E come avrebbero fatto i copisti del testo del Nuovo Testamento – tutti, in tutto il mondo, a qualunque corrente di pensiero appartenessero, in epoche e in lingue diverse – a cancellare in maniera tanto perfetta e definitiva il Tetragramma da tutte le evidenze manoscritte esistenti? Una congiura tanto unanime è impossibile se consideriamo la testimonianza al testo del Nuovo Testamento tanto antica, varia e consistente.

Il Tetragramma non è stato preservato nel Nuovo Testamento semplicemente perché siamo testimoni di Cristo, cristiani, e non di Geova. Qui sopra l’ho dimostrato.

Come diceva Paolo:

“I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:22-24)

Noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio!

 

A chi volesse approfondire e fosse interessato al libro sul nome di Dio può cliccare sulla copertina per acquistarlo.

 

 

 

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