Il tabernacolo

Il Tabernacolo

una breve ricerca ed esposizione

Il Tabernacolo è descritto nei capitoli da 25 a 27 del libro dell’Esodo.

La parola Tabernacolo deriva dal latino Tabernaculum, che significa “tenda” o “capanna”.

La parola ebraica originale, mishkan, significa “dimora”, “riposo” o “risiedere” e si riferisce alla presenza dimorante di Dio, la Shekinah, parola ebraica basata sulla stessa radice di mishkan.

immagine tratta da WikipediaDio stesso istruisce Mosè affinché il popolo sappia come il Tabernacolo dovrà essere costruito:  “Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti” (Esodo 25:8-9).

Il Tabernacolo era concepito per il trasporto, perché avrebbe seguito il popolo di Israele uscito dall’Egitto. Doveva essere quindi facilmente trasportabile. Ciò fino a quando poi il popolo non si stabilì e poi venne eretto il tempio di Gerusalemme.

L’importanza dei dettagli sarà evidente nella contemplazione del loro significato spirituale e persino profetico per la persona di Gesù e la sua opera di redenzione.

La funzione del Tabernacolo è espressa in chiari termini in Esodo 29:45: “Abiterò in mezzo ai figli d’Israele e sarò il loro Dio”. Ciò non può non rimandarci alla incarnazione del Figlio di Dio, del quale è scritto: “E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Giovanni 1:14).

Altri nomi per il Tabernacolo sono: “santuario” (Esodo 25:8) e “Tenda di Convegno” (Esodo 27:21).

Esso era costituito da un cortile, circondato da teli sostenuti da colonne.  Ad esso si aveva accesso tramite un solo ingresso e ciò già ci parla dell’unicità del ruolo di Gesù, unica via di accesso alla presenza di Dio.

Anche il solo atto di ingresso nel Tabernacolo rimanda alla conversione del credente. Infatti l’orientamento della struttura faceva si che per varcare l’ingresso bisognava dare le spalle verso l’est, simbolicamente al culto del sole e di Baal così diffuso in Egitto, ma anche più tardi, fino alla Roma pagana.

La Bibbia da la misura del Tabernacolo in cubiti (100 x 50) ma è stato calcolato che ciò corrisponde all’incirca a 1350 mq, con una lunghezza dei lati in metri di 52,50 x 26,25.

Una volta entrati si trovava l’altare dei sacrifici, dove veniva bruciato l’agnello per il peccato – figura del sacrificio che un giorno avrebbe compiuto Cristo.

Procedendo incontriamo la conca di rame piena d’acqua, utilizzata dai sacerdoti prima di accedere al santuario vero e proprio. La funzione della conca di rame e della lavanda per la quale era preposta, simboleggia la purificazione necessaria per poter accedere al servizio divino.

Il santuario vero e proprio era una grande tenda all’interno della quale vi erano: il luogo santo e il luogo santissimo.

La tenda era lunga 15,75 metri e larga 5,25 (30 x 10 cubiti). Al suo interno il Luogo Santo era separato dal Luogo Santissimo da una tenda di lino, la “cortina” di cui ci parlano i Vangeli in modo simbolico per ciò che avvenne alla morte di Gesù: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo” (Matteo 27:50-51). L’evento è così importante che si trova narrato nei tre vangeli, Matteo, Marco e Luca.

Nel Luogo Santo avevano accesso soltanto i sacerdoti. In esso troviamo i seguenti arredi.

Il Candelabro d’oro a sette braccia, sempre acceso. Era alimentato da olio d’oliva puro. Ci parla della luce di Dio, all’origine della creazione di Dio – vedi Genesi 1 e Giovanni 1 – che è Cristo che viene nel mondo a portare luce.

La Tavola di Presentazione, sulla quale venivano posti dodici pani senza lievito che venivano sostituiti ogni sabato. I dodici pani simboleggiano le dodici tribù di Israele, la continua presenza davanti a Dio del suo popolo.

L’altare dei Profumi, posto proprio davanti alla separazione con il Luogo Santissimo. L’incenso rappresenta la preghiera ed è per questo posto davanti alla cortina. Su questo altare veniva applicato il sacrificio annuale e questo affinché la preghiera salga pura alla presenza di Dio.

Ciò cui questi tre elementi ci rimandano sono: Rivelazione, Comunione e Preghiera.

Oltre la cortina vi era il Luogo Santissimo che conteneva l’Arca del Patto o dell’Alleanza all’interno della quale erano riposti: le tavole con i dieci comandamenti, una ciotola di manna e la verga fiorita di Aronne.

Soltanto il Sommo Sacerdote, soltanto una volta l’anno, poteva avere accesso al Luogo Santissimo.

L’Arca era in legno di Acacia, ricoperto d’oro dentro e fuori. Le sue dimensioni erano di 1,25 x 0,75 metri. Sul coperchio dell’Arca vi erano due cherubini d’oro con le ali a coprire, l’uno rivolto verso l’altro e il propiziatorio.

Giornalmente venivano compiuti sacrifici per il popolo e per gli individui. Nella parte esterna essi erano praticati da chiunque confessasse il suo peccato sulla vittima, un agnello, che poi offriva. Il sacrificio dei sacerdoti per la nazione era offerto mattina e sera.

Nel Luogo Santissimo invece aveva accesso il Sommo Sacerdote una volta l’anno, nel giorno dell’espiazione, in ebraico Yom Kippur. Qui avveniva qualcosa di molto significativo. Il Sommo sacerdote si presentava con due capri (Levitico 16), ma solo uno veniva immolato mentre l’altro veniva lasciato libero. Il sangue del capro immolato veniva sparso sul propiziatorio dell’Arca.

La scelta che avverrà secoli dopo fra Gesù e Barabba, uno innocente offerto, e l’altro colpevole lasciato libero, spiega il senso a quegli atti che compiva il Sommo Sacerdote in obbedienza, ma senza poterne capire il profondo significato anche profetico.

Ho trovato un’immagine molto bella che sintetizza il senso di diversi dettagli del Tabernacolo ebraico alla luce del sacrificio del Signore Gesù.

Immagine tratta da https://www.bibbiafacile.it/2022/03/11/lezione-21-il-santuario/

Ma per comprendere il senso profondo dell’opera di Cristo e rapportarlo al Tabernacolo, dobbiamo prestare attenzione alle parole che si trovano nell’Epistola agli Ebrei.

Innanzi tutto Gesù viene definito “Sommo Sacerdote” (Ebrei 4:14).

Egli poteva adempiere a questo ufficio perché si era fatto uomo. “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Ebrei 4:15). Il suo sacerdozio era speciale,  in quanto “da Dio proclamato sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebrei 5:10).

E in quanto Sommo Sacerdote, “Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo. Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette.  Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Ebrei 7:22-25).

Ecco quindi che il Tabernacolo è figura del cielo stesso (ora lo vedremo) e i servizi in esso officiati dai sacerdoti miravano all’opera perfetta di redenzione eterna, definitiva, operata dal Figlio di Dio.

Leggiamo infatti: “abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e del vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto” (Ebrei 8:1-2).

Le parole di Ebrei gettano luce, chiarendo il senso profetico sia del Tabernacolo che di quanto la Legge mosaica prescriveva per il servizio sacerdotale in esso.

“Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione,  è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna.  Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne,  quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!  Per questo egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa.” (Ebrei 9:11-15)

Scrive ancora l’autore di Ebrei: “Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi;  non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo.  In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio” (Ebrei 9:24-26)

In quest’ultima frase si percepisce il senso della transitorietà dell’antico patto e la perfezione dell’opera di Gesù. Infatti mentre con i sacrifici dell’antico patto il peccato veniva coperto, di Gesù Giovanni Battista disse:

“Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”

(Giovanni 1:29)

 

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