1 Tessalonicesi

di Giuseppe Guarino

PRIMA TESSALONICESI

ovvero la prima epistola di Paolo apostolo ai credenti della città di Tessalonica

La città di Tessalonica si trovava in Macedonia. Fu una delle tappe del secondo viaggio missionario di Paolo.

La prima epistola ai Tessalonicesi è l’epistola più antica dell’apostolo Paolo. Alcuni sostengono questo primato spetti a Galati. Ma con tutto rispetto non sono d’accordo, i motivi sono esposti nell’appendice che troverete alla fine di questo studio, dove propongo la cronologia delle epistole paoline.

Paolo scrisse la sua prima epistola ai credenti di Tessalonica dalla città di Corinto. Vedi Atti 18:5 e 2 Corinzi 1:19.

Silvano e Timoteo, ai quali l’apostolo subito associa il suo nome, sono stati con lui fondatori della Chiesa di Tessalonica. Vedi Atti 16:1-3, 17:4, 10, 14.

I convertiti di questa chiesa vengono dal paganesimo, mentre in quelle zone i giudei non accolsero, anzi perseguitarono Paolo e il “suo” evangelo. Considerata questa caratteristica della chiesa di Tessalonica, la mancanza di citazioni dall’Antico Testamento è perfettamente coerente.

Capitolo 1

1 Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.

L’apostolo si associa a due figure ben precise, Silvano e Timoteo, conosciuti dalla chiesa dei Tessalonicesi.

La Grazia è la fonte di tutte le benedizioni.

La Pace è da intendersi nel senso dello Shalom ebraico: lo stato di equilibrio interiore che si raggiunge proprio per via della Grazia.

2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti

l’operosità della vostra fede,

la fatica della vostra carità

e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo,

davanti a Dio e Padre nostro.

Paolo elenca Fede, Amore e Speranza. Come in Colossesi 1:4, 5.

“L’operosità della vostra fede”, ovvero “l’opera che viene dalla vostra fede”.

La fede genera le opere nel credente. Un concetto del quale l’apostolo parla anche in altri punti dove espone l’importanza della fede, che non esclude le opere, ma le motiva.

“La fatica della vostra carità”, ovvero, “La fatica di ciò che fate per amore”.

Si opera per fede, ma spingersi fino a certi estremi è segno d’amore e non di fede soltanto. L’amore, che alcuni traducono carità. Sull’Amore, in 1 Corinzi 13, Paolo giustamente chiarisce che non cesserà mai. La natura stessa di Dio à amore. La Fede cesserà quando vedremo il Signore faccia a faccia. La Speranza si concretizzerà al suo ritorno e da quel momento cesserà di riguardarci. Ma l’Amore è parte imprescindibile della persona stessa di Dio, sua sorgente, ed è una sua qualità inalienabile: non cesserà mai di essere Amore e coloro che sono in comunione con Lui non possono non riflettere questo Amore.

La Speranza, ne parlerà più avanti lo stesso Paolo in questa epistola, ha anche un valore escatologico, è legata al ritorno di Cristo e alla resurrezione che porterà per i suoi credenti “addormentati” nel Signore, nonché per coloro che saranno viventi al suo ritorno.

“davanti a Dio e Padre nostro”. Dio è nostro Padre, e in quanto tale prova per noi amore e ogni tipo di desiderio di cura che un genitore ha per dei figli. Sembra quasi un concetto normale per noi oggi, ma per chi viveva in un mondo pagano, le divinità non erano per nulla viste in questo modo, come chi conosce la mitologia greca e romana può confermare.

4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui.

5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

Il Vangelo predicato da Paolo non era un vuoto ragionare, ma era accompagnato dallo Spirito Santo, da una consapevolezza personale di ciò di cui si parlava.

Da notare il plurale, che include sicuramente Silvano e Timoteo: “nostro evangelo”, “ci siamo comportati…”.

Non solo potenza, ma anche il comportamento di Paolo e dei suoi compagni ha dimostrato e confermato ciò che predicavano: hanno trasmesso qualcosa che loro per primi e con convinzione hanno sperimentato.

Quindi: 1. Parola, en logo, per mezzo della Parola. 2. Potenza dello Spirito 3. Testimonianza personale. I tre capisaldi dell’autentica predicazione dell’evangelo che fanno si che questa sia autentica ed efficace. Molto spesso chi non vede i frutti del proprio ministero manca in una di queste tre prerogative della predicazione autentica della Parola di Dio.

6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 7così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia.

Questo ritornare del tema della Parola di Dio è molto bello. Ritorna quanto detto sopra: alla Parola di Dio è associata l’opera dello Spirito Santo. Per dimostrare come questa ha portato frutto fra i Tessalonicesi, adesso associa al binomio Parola/Spirito la testimonianza della fede dei Tessalonicesi.

8Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. 9Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero.

L’espressione “la parola del Signore” è proposta da Paolo in vario modo. Essa è anche Parola di Cristo, Colossesi 3:16. Viene anche definita Parola di Dio in vari punti dei suoi scritti.

I credenti di Tessalonica sono provenienti dal paganesimo. La predicazione di Paolo ottenne solo persecuzione da parte dei giudei.

10e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

L’attesa del ritorno di Gesù fa parte di quella speranza che l’apostolo ha nominato prima: il ritorno di Cristo. Che è salito in cielo, come ci racconta il libro degli Atti deli Apostoli, e che dal cielo tornerà. Vedi Atti 1.

Non è casuale il fatto che ricordi la resurrezione di Cristo, perché è nella potenza di Dio che ha resuscitato il Signore che riponiamo la nostra speranza. Non in questo mondo, non in questa vita, ma nella resurrezione e nella vita vera che sarà. Che iniziamo a gustare già da adesso in Cristo, ma che avremo pienamente soltanto al suo ritorno.

Il riferimento di Gesù che ci libera dall’ira a venire è un chiaro riferimento al giorno finale in cui il Signore giudicherà l’umanità intera. Da notare che qui il testo non ci dice che Gesù vi salva, ma che ci libera dall’ira a venire: il verbo in lingua greca è diverso e ben fanno i traduttori a renderlo con liberare piuttosto che con salvare.

 

Capitolo 2

1 Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. 2Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. 

Vedi Atti 16:19-40, Filippesi 1:30.

Che la parola sia tradotta Vangelo o Evangelo, quella originale è sempre la medesima, euanghelion. Nell’espressione “Vangelo di Dio” viene espressa la sua origine divina. Esso è anche l’evangelo di Cristo – vedi Galati 1:7. La sua origine è divina, e il suo soggetto è Cristo.

3E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; 

L’invito a credere in Cristo che viene dagli apostoli nasce dall’obbedienza al mandato ricevuto da Cristo stesso:

·        Non origina da una menzogna

·        Non è accompagnato da un’immoralità che sconfessa ciò che viene predicato

·        Non vi è alcun inganno in ciò che annunciamo.

Il vocabolario di Paolo in greco è ricercato, attento, molto preciso. Da notare ancora come la chiarezza del suo ragionamento poggia su una triplice spiegazione.

4ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 

Dio ha scelto gli apostoli perché essi rispondevano ai requisiti necessari per poter annunciare il Vangelo. A loro lo ha affidato. E noi che abbiamo tratto beneficio dal loro ministero, possiamo ben dire che loro non hanno deluso le aspettative del Signore e che, per questo, duemila anni dopo, ancora noi oggi ci basiamo sulla loro testimonianza.

Notiamo il plurale di Paolo. Sta parlando almeno di se stesso e degli intestatari di questa epistola. Ma il suo appunto può benissimo estendersi anche agli altri apostoli.

Poco fa ha parlato di una condotta morale esteriore, di menzogna, di incoerenza e inganno; qui invece si sofferma su ciò che è invisibile agli uomini. Se chi riceveva il Vangelo constatava la condotta apostolica, era Dio che invece conosceva il cuore dei suoi messaggeri. A lui vogliono piacere gli apostoli, annunciando la Sua Parola con franchezza, con un cuore onesto – e Paolo qui chiama Dio come testimone di ciò.

5Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. 6E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, 

Notiamo ancora l’esposizione paolina.

·        Non con parole di adulazione.

·        Non per guadagno.

·        Né per la propria gloria

Qui Paolo chiama sia i tessalonicesi sia Dio quali testimoni che egli sta affermando la verità. Le due espressioni sono: “come sapete” e “Dio ne è testimone”.

7pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. 8Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. 9Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 

Paolo e i suoi compagni non hanno fatto valere la loro autorità apostolica: hanno cercato in ogni modo di non gravare sulla chiesa.

“Notte e giorno” è un modo di dire che ci suona strano. Tradisce la cultura ebraica. Vedi Genesi 1:5,8, ecc. Noi diremmo “giorno e notte”.

10Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. 

Paolo richiama ancora la testimonianza dei tessalonicesi e quella di Dio per valutare il proprio comportamento:

·        Santo – osios – santo verso Dio

·        Giusto – dikaios – giusto verso voi

·        Irreprensibile – amemptos – forma negativa che implica il non essersi comportati in maniera non santa o in maniera non giusta. Completa a trecentosessanta gradi il quadro sulla condotta apostolica di Paolo e del suo seguito.

11Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, 12vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

·        Esortato

·        Incoraggiato

·        Scongiurato

Non sono possibili fraintendimenti: in ogni modo gli apostoli hanno mostrato la via da seguire e hanno facilitato ai credenti il modo in cui condursi per questa via.

Dio ci chiama al suo regno – che è già una realtà presente – ma anche alla sua gloria, che sarà la sua perfetta manifestazione al ritorno di Cristo.

13Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti. 

Questo brano è di una bellezza straordinaria.

Abbiamo qui una descrizione molto chiara. Gli apostoli hanno predicato la Parola di Dio. I tessalonicesi l’hanno udita e l’hanno ricevuta per ciò che realmente è, quale Parola di Dio, che ha Dio come Rivelatore. Questa Parola opera nei credenti.

La parola predicata dagli apostoli è “Logos tou Theou”, Parola di Dio.

Questa è la Parola udita che può operare nei credenti, in quanto l’hanno ricevuta. Mentre in Ebrei 4:2 abbiamo in ricordo di non altrettanto positivo: “ Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita”

Ricordiamo quell’altro meraviglioso brano scritto da Paolo nell’epistola ai Romani 10:17, che vale la pena citare per esteso.

1 Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza. 2 Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. 3 Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio, 4 perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede. 5 Mosè infatti descrive così la giustizia che proviene dalla legge: «L’uomo che fa quelle cose, vivrà per esse». 6 Ma la giustizia che proviene dalla fede dice così: «Non dire in cuor tuo: Chi salirà in Cielo?». Questo significa farne discendere Cristo. 7 Ovvero: «Chi scenderà nell’abisso?». Questo significa far risalire Cristo dai morti. 8 Ma che dice essa? «La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; 9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza, 11 perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato». 12 Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13 Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». 14 Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi? 15 E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!». 16 Ma non tutti hanno ubbidito all’evangelo, perché Isaia dice: «Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?». 17 La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio. 18 Ma io dico: Non hanno essi udito? Anzi, «La loro voce è corsa per tutta la terra, e le loro parole fino agli estremi confini del mondo». 19 Ma io dico: Non ha Israele compreso? Mosè dice per primo: «Io vi muoverò a gelosia per una nazione che non è nazione; vi provocherò a sdegno per una nazione stolta». 20 E Isaia arditamente dice: «Io sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». 21 Ma riguardo ad Israele dice: «Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente».” (Romani 10:1-21)

Riepilogando:

1.      La Parola di Dio viene predicata e udita

2.      Viene creduta

3.      Opera, porta il frutto delle buone opere del credente

14Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Cristo Gesù che sono in Giudea,

Il termine greco “ecclesia” non basta per identificare la comunità cristiana. Anche in ebraico la parola era riconosciuta per descrivere la comunità religiosa ebraica. Vedi Atti 7:38. Da qui il bisogno di chiarire “Chiese di Dio” sì, ma “in Cristo Gesù”. Gesù stesso diceva che avrebbe edificato la SUA Chiesa – Matteo 16:16-18.

perché anche voi avete sofferto le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come loro da parte dei Giudei. 15Costoro hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, hanno perseguitato noi, non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini. 16Essi impediscono a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano sempre di più la misura dei loro peccati! Ma su di loro l’ira è giunta al colmo.

Anche in questo frangente preferisco tramutare la prosa in versi per scindere e analizzare le parole dell’apostolo.

In Tessalonica la chiesa è stata perseguitata, come la Chiesa in Gerusalemme è stata perseguitata dai Giudei.

Per quest’ultimi Paolo ha parole forti. Di certo non si riferisce al popolo in generale, ma credo punti ai suoi contemporanei che praticavano il giudaismo in maniera fanatica. Infatti, in Romani quando Paolo si riferisce a tutto il popolo, parla di Israele e ne parla con amore e come l’erede delle promesse di Dio. “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza” (Romani 10:1). Vedi anche Romani 11.

Ma contro i Giudei egli usa parole forti:

·        hanno ucciso il Signore Gesù. Pilato non aveva alcun interesse e fino in ultimo provò a evitare che Gesù venisse ucciso. Ma il popolo, istigato proprio dai Giudei, preferì liberare Barabba. Tra l’altro adempiendo così tipologicamente una profezia biblica molto importante e significativa: vedi

·        hanno ucciso i profeti. I profeti volevano portare risveglio e un autentico sentimento religioso, ma si scontrarono con i religiosi, anche allora molto più interessati alle loro posizioni di potere, alle loro trame, che alla verità.

·        perseguitano i credenti. Le persecuzioni della Chiesa cominciano in Gerusalemme proprio all’indomani della Pentecoste. Paolo ne sa qualcosa. Egli stesso era uno di quei Giudei di cui parla, era lì ad acconsentire al martirio di Stefano!

·        non piacciono a Dio

·        sono nemici di tutti gli uomini

·        ostacolano la diffusione del vangelo anche fra i non giudei

17Quanto a noi, fratelli, per poco tempo privati della vostra presenza di persona ma non con il cuore, speravamo ardentemente, con vivo desiderio, di rivedere il vostro volto. 18Perciò io, Paolo, più di una volta ho desiderato venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito. 19Infatti chi, se non proprio voi, è la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui vantarci davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? 20Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia!

Paolo aveva fondato la chiesa a Tessalonica. Il suo legame con questi credenti, del quale parla anche prima, è molto forte.

Anche in questo frangente preferisco tramutare la prosa in versi:

voi,

nostra speranza

nostra gioia

nostra corona

Paolo potrà vantarsi della sua opera e del risultato, della fede dei tessalonicesi, al ritorno di Cristo. La parola greca qui per indicare il ritorno di Cristo è “parousia”.

Paolo ci tiene a chiudere questo concetto ribadendo che i credenti di Tessalonica sono la sua gloria e la sua gioia, sua e dei suoi collaboratori.

 

 

 

 

 

 

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