di Giuseppe Guarino
LUCA è l’autore del Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Ciò è al di là di ogni possibile ragionevole dubbio, in quanto attestato dalla stessa Bibbia e creduto da tutte le chiese negli ultimi duemila anni. Per questo, devo essere onesto, mi spezza letteralmente il cuore rendermi conto che alcuni, per ignoranza o per stupidità, seguono le orme di chi invece di far avanzare la causa del Vangelo, semina dubbi e insegna falsità. Scriveva Paolo ai Galati : “ci sono alcuni che vi turbano” (Galati 1:7). Lo stesso accade oggi. Quando mi sento dire che Luca non sarebbe l’autore del terzo Vangelo e del libro degli Atti degli Apostoli, e ciò mi viene spacciato per progresso negli studi biblici, mi chiedo che Bibbia leggano alcuni e che fonti considerino attendibili nei loro studi.
I padri della Chiesa credevano che Luca fosse l’autore di entrambi gli scritti comunemente a lui attribuiti. Lo affermava Ireneo vescovo di Lione nel secondo secolo. (Ireneo era stato discepolo di Policarpo, a sua volta discepolo dell’apostolo Giovanni). Lo leggiamo anche nella monumentale opera di Eusebio, vescovo di Cesarea nel IV secolo. Produrre citazioni non serve a nulla: parliamo di un fatto assodato. Dall’antichità non viene nessun’altra attribuzione della paternità del Vangelo di Luca se non al compagno di Paolo, apertamente menzionato negli Atti e nelle epistole paoline.
Per la loro attendibilità storica e la loro origine apostolica, all’unanimità tutte le chiese e da sempre, ricevono come ispirati questi scritti, il Vangelo e gli Atti degli Apostoli, e li attribuiscono a Luca. Se poi ci viene implicitamente suggerito di non ritenere le Scritture degne di fede e di essere credute, chi lo fa dovrebbe spiegarci perché dovremmo credere alla sua personale opinione piuttosto che a quello che la Parola di Dio afferma con devastante semplicità!
Le Scritture stesse infatti confermano che Luca è l’autore sia del Vangelo sia degli Atti. Se qualcuno non le ritiene affidabili in un tema tanto semplice, mi chiedo in base a quale principio poi potrà ritenere questi stessi scritti autorevoli e affidarsi ad essi per conoscere l’autentico Vangelo che salva. “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano” (1 Corinzi 15:1-2).
Il compromesso possibile nelle menti in cui i principi contrastanti e contrari riescono a convivere crolla davanti alla meravigliosa semplicità della Parola di Dio. Attendibile, affidabile, pura; ispirata e preservata da Dio stesso, come lo Spirito attesta al nostro spirito e come sempre più evidenze storiche, filologiche, archeologiche, dimostrano e confermano.
Andiamo al testo.
Gli Atti degli Apostoli sono un resoconto storico che copre un periodo di oltre 30 anni dopo l’ascensione di Gesù, dalla nascita all’espansione della Chiesa cristiana oltre i confini della nazione di Israele, per diffondersi tra i Gentili. Si conclude con la prima prigionia di Paolo a Roma. Il libro è tradizionalmente attribuito a Luca, autore anche del terzo Vangelo. I versetti 1 e 2 degli capitolo 1 collegano gli Atti al Vangelo di Luca, poiché entrambi sono dedicati a Teofilo e gli Atti fanno esplicito riferimento al Vangelo come “il primo trattato”.
“Il primo trattato, o Teofilo, l’ho fatto su tutto ciò che Gesù cominciò a fare e a insegnare” (Atti 1:1)
A un certo punto della narrazione, durante il secondo viaggio missionario di Paolo, a Troade, Luca si unisce all’apostolo dei Gentili, come è chiaro dall’uso del verbo alla prima persona plurale. È così che abbiamo la certezza che Luca sia l’autore degli Atti degli Apostoli, e di conseguenza del Vangelo che porta il suo nome.
“Dopo che ebbe avuto la visione, noi cercammo subito di andare in Macedonia, convinti che il Signore ci aveva chiamati ad annunziare loro il vangelo. Perciò, salpati da Troas, giungemmo direttamente a Samotracia e il giorno seguente a Neapoli; e di là a Filippi, che è la città principale di quella parte della Macedonia e una colonia; e rimanemmo in quella città alcuni giorni” (Atti 16:10-12). Questo uso è rintracciabile in altri brani di Atti fino alla conclusione del libro.
Luca, “il caro medico”, viene menzionato per nome da Paolo in Colossesi 4:14, 2 Timoteo 4:11 e Filemone 1:24.
Vi è poi un verso nelle epistole di Paolo che attesta la fama di Luca fra le chiese, proprio in quanto autore del suo Vangelo.
In 2 Corinzi 8:18-19, scrive l’apostolo: “E noi abbiamo mandato con lui (con Tito) il fratello (Luca) la cui lode è per l’evangelo in tutte le chiese, non solo, ma egli è anche stato scelto dalle chiese come nostro compagno di viaggio in quest’opera di grazia, da noi amministrata per la gloria del Signore stesso e per dimostrare la prontezza dell’animo nostro.”
Possiamo concludere che quando l’apostolo Paolo scriveva la sua seconda lettera ai Corinzi, Luca era già conosciuto “in tutte le chiese” a motivo del suo Vangelo. È un’affermazione importante e una testimonianza di non poco conto.
Devo però evidenziare un fatto. In alcune versioni oggi comunemente disponibili, il testo di 2 Corinzi 8:18 è un po’ alterato rispetto a quello che il greco originale di quel passo tramanda.
Il greco di 2 Corinzi 8:18 legge:
“συνεπέμψαμεν δὲ μετ᾿αὐτοῦ τὸν ἀδελφὸν οὗ ὁ ἔπαινος ἐν τῷ εὐαγγελίῳ διὰ πασῶν τῶν ἐκκλησιῶν”.
La Riveduta Luzzi traduce: “E assieme a lui abbiam mandato questo fratello, la cui lode nella predicazione dell’Evangelo è sparsa per tutte le chiese”. Il testo originale, però, non dice “questo” fratello, bensì “il” fratello (τὸν ἀδελφὸν). La frase “nella predicazione” non c’è nell’originale.
La Nuova Riveduta traduce: “Insieme a lui abbiamo mandato il fratello il cui servizio nel vangelo è apprezzato in tutte le chiese”. La parola “servizio” traduce male la parola che nell’originale invece è “lode” (ὁ ἔπαινος). La parola “apprezzato” non è nel testo greco.
Il tentativo, lo capisco, è quello di dare un significato alla frase di Paolo, un significato che non sia quello immediato e semplice. Perché? Io sostengo che sia per assecondare visioni preconcette che ritengono impossibile la composizione del vangelo di Luca già in un’epoca tanto remota. Magari viene fatto in buona fede, ma siamo davanti ad un caso di interpretazione esposta tramite la traduzione, piuttosto che una semplice versione in italiano dal greco.
La Nuova Diodati traduce: “Con lui abbiamo mandato il fratello, la cui lode nella predicazione dell’evangelo si è sparsa in tutte le chiese”. Così facendo tradisce (e non traduce) la versione che dovrebbe aggiornare linguisticamente, la vecchia Diodati che invece traduce il testo fedelmente, nella sua letteralità: “Or noi abbiam mandato con lui questo fratello, la cui lode nell’evangelo è per tutte le chiese”. La Nuova Diodati qui scopiazza le altre versioni non letterali sue contemporanee.
Una traduzione letterale e fedele di 2 Corinzi 8:18 la troviamo nella prestigiosa versione della CEI: “Con lui (con Tito) abbiamo inviato pure il fratello (Luca) che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo”.
Per ulteriore chiarezza riporto l’analisi di questo brano dal sito www.biblehub.com
| Testo Greco e traslitterazione nel nostro alfabeto | Traduzione in inglese | Traduzione in italiano |
| Συνεπέμψαμεν, synepempsamen | We have sent | Noi abbiamo mandato |
| δὲ, de | now | adesso |
| μετ’, met’ | with | con |
| αὐτοῦ, autou | him | lui |
| τὸν, ton | the | il |
| ἀδελφὸν, adelphon | brother | fratello |
| οὗ, hou | whose | La cui |
| ὁ, ho | – | – |
| ἔπαινος, epainos | praise | lode |
| ἐν, en | [is] in | nel
(o a motivo del) |
| τῷ, tō | the | |
| εὐαγγελίῳ, euangeliō | gospel | Vangelo |
| διὰ, dia | through | in |
| πασῶν, pasōn | all | tutte |
| τῶν, tōn | of the | le |
| ἐκκλησιῶν, ekklēsiōn | churches; | chiese |
(Clicca sul link per controllare tu stesso il sito di Bible Hub. 2 Corinthians 8:18 Greek Text Analysis: https://biblehub.com/text/2_corinthians/8-18.htm)
Se riteniamo autentico il prologo di Luca alla sua narrazione evangelica e non un artificio letterario, il suo essersi diligentemente informato presso i testimoni oculari per proporre una narrazione accurata ed attendibile, ciò colloca l’opera dell’evangelista nel periodo apostolico e tale collocazione temporale spiega benissimo l’affermazione di Paolo nella sua lettera, altrimenti di difficile o addirittura impossibile comprensione. Possiamo essere sicuri che il Vangelo di Luca sia stato scritto prima che Paolo partisse per il suo terzo viaggio missionario e scrivesse la sua seconda epistola ai Corinzi e quindi intorno al 54/58 d.C., con sufficiente anticipo perché la sua opera si diffondesse in maniera tanto estesa da motivare l’affermazione dell’apostolo. Allo stesso modo, essendo stato Luca suo compagno, visto che conclude la sua opera con la prigionia di Paolo a Roma, il completamento della sua scrittura degli Atti degli Apostoli deve ascriversi a quel periodo. Se avesse scritto dopo, ci avrebbe senz’altro fornito ulteriori informazioni sulla vita dell’apostolo che invece non ci sono pervenute. Siamo intorno all’anno 62 d.C.
Le conclusioni di chi non ritiene valide le posizioni tradizionali sull’età e l’attribuzione dei libri del Nuovo Testamento in generale, e in particolare dei vangeli, sono basate su considerazioni derivate da un’analisi interna del testo, quindi soggettiva. Argomentazioni di questo genere, senza volere entrare nel merito delle competenze di chi le propone, ma mettendo radicalmente in discussione il metodo stesso dell’indagine, danno vita soltanto a un colosso dai piedi d’argilla.
Oggi sempre maggiori prove oggettive fanno propendere per l’antichità e, per giusta conseguenza, vista la vicinanza con gli eventi descritti, per l’attendibilità storica delle narrazioni evangeliche. Nessuna opinione soggettiva è riuscita a oggi a smontare questa realtà con sufficiente convinzione, se non per chi a priori non ritiene la Bibbia ispirata, Parola di Dio.
Ho parlato dell’autorità dei vangeli in diversi articoli e libri. Di seguito ne presento qualcuno.
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