di Giuseppe Guarino
Oltre 10 anni fa pubblicavo il mio libro sul 7Q5 e il Vangelo di Marco. Questo libro ha subito diversi aggiornamenti, visto che lo studio dei rotoli è in continuo progresso. Quest’anno pubblico una nuova versione.
Che relazione vi è fra i Rotoli del Mar Morto, di Qumran e il Nuovo Testamento e in particolare fra 7Q5 e il Vangelo di Marco?
Questa la copertina del nuovo libro.
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Il mio libro in inglese ha avuto una bella risposta e dei consensi. Il testo in italiano, dove mi sono prodigato a difendere l’autorità del Nuovo Testamento, è passato praticamente inosservato – e questo devo ammettere è per me motivo di delusione. Questa la recensione del mio libro in lingua inglese.
Sono comunque ritornato e ho rivisto il mio libro perché ho trovato in edicola una rivista che mi ricordava quanto importante fosse la testimonianza dei rotoli e perché non importa quante persone siano interessate, continuerò comunque nel mio lavoro di apologetica, di difesa dell’autorità, storicità, affidabilità della Bibbia!
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Pubblicazione del mese di settembre 2024 |
Cito da qualche punto del libro:
Fu nel lontano 1947 che, casualmente, un pastore si imbatté nel ritrovamento di alcuni manoscritti all’interno di una grotta presso il Mar Morto. Da qui in avanti, cominciò la scoperta, una dietro l’altra, delle undici grotte che noi oggi conosciamo e che hanno restituito al mondo un tesoro di documenti datati dagli studiosi fra il 250 a.C. ed il 68 d.C.

Il ritrovamento ci ha permesso:
- Di ottenere una migliore conoscenza della realtà della fede ebraica del secondo tempio, in particolare del periodo precedente la distruzione operata dai romani.
- Di avere la disponibilità di prove manoscritte per l’Antico Testamento, databili fra il III secolo a.C. e di sicuro non più tardi del 68 d.C., che hanno permesso di esaminarne il testo alla luce di testimoni circa mille anni più antichi di quelli fino a quel momento disponibili.
Questo il sito ufficiale dei musei israeliani per visionare i rotoli del Mar Morto: http://dss.collections.imj.org.il/
Il famosissimo rotolo di Isaia è un’eccezione alla frammentarietà dei rotoli. Si tratta di un manoscritto completo, un testimone impossibile da sottovalutare, Oltre 7 metri in lunghezza, per una altezza un po’ superiore ai 20 centimetri.
La sua esistenza e lo stato del suo testo dimostrano l’attendibilità del testo Masoretico utilizzato sia dagli ebrei che dai cristiani come base per le traduzioni dell’ Antico Testamento dai testi originali oggi comunemente utilizzati.

Un altro importante contributo dei rotoli riguarda il libro di Daniele.
Di seguito sono elencati i manoscritti attribuiti al periodo asmoneo (150-30 a.C.) e i loro contenuti.
| Manoscritto | Parte di Daniele contenuta |
| 1QDANb | 3:22-30 |
| 4QDANa | 1:16-20 // 2:9-11, 19-49 // 3:1,2 //
4:29,30 // 5:5-7, 12-14, 16-19 // 7:5-7, 25-28 // 8:1-5 //10:16-20// 11:13-16 |
| 4QDANc | 10:5-9, 11-16, 21 // 11:1, 2, 13-17, 25-29 |
| 4DANe | 9:12-14, 15-16, 17 |
Di seguito sono elencati quelli attribuiti al periodo erodiano (30 a.C. – 68/70 d.C.) e i loro contenuti.
| Manoscritto | Parte di Daniele contenuta |
| 1QDANa | 1:10-17, 2:2-6 |
| 4QDANb | 5:10-12, 14-16, 19-22 // 6:8-22, 27-29 // 7:1-6, 11, 26-28 // 8:1-8, 13-16 |
| 4QDANd | 3:23-25 // 4:5-9, 12-14 // 7:15-19, 21-23 |
| Pap6QDAN | 8:16, 17, 21, 22 // 10:8-16 // 11:33-36,38 |
Coloro che ritenevano che la posizione di Daniele tra gli Scritti nel Tanakh ebraico fosse un segno della sua composizione tardiva, dovrebbero oggi ammettere che la sua presenza a Qumran è una prova schiacciante del contrario.
Qumran era una comunità di giudei. Alcuni dicono fossero esseni, ma la verità è che la nostra conoscenza è ancora – e forse rimarrà – incompleta.

Questa una ricostruzione, disponibile online su The Orion Virtual Qumran Tour. Il tour virtuale possibile è davvero interessante.
Ho anche pubblicato un video che velocemente mostra l’interno della comunità di Qumran.
All’interno della grotta 5 furono curiosamente trovati dei manoscritti in lingua greca – mentre, ovviamente, i rotoli erano per la maggior parte in ebraico e in parte in aramaico. Questi di seguito i frammenti.

Ora la questione si fa un po’ più interessante. Fra questi frammenti di manoscritti possiamo identificare degli scritti del Nuovo Testamento?
Vi sono stati degli studiosi, papirologi di fama mondiale fra i quali José O’ Callaghan, Orsolina Montevecchi, Carsten Thiede.
Questo il 7Q5

7Q5 è alto 3,9 cm e 2,7 cm largo
Nel 1972, con un articolo comparso sulla rivista “Biblica”, l’eminente studioso José O’iCallaghan[1], avanzò l’ipotesi che il testo visibile rivelava che 7Q5 fosse quanto era sopravvissuto di un rotolo originariamente contenente il vangelo di Marco. Egli identificò le venti lettere del frammento con parte del brano di Marco 6:52-53.
[1] L’articolo di O’iCallaghan è reperibile in lingua italiana, insieme ad altri interessanti articoli sulla questione, in gdt, Giornale di Teologia, diretto da Rosino Gibellini, 247, edito da Queriniana.
La Nuova Riveduta traduce così questo brano: “perché non avevano capito il fatto dei pani, anzi il loro cuore era indurito. Passati all’altra riva, vennero a Gennesaret e scesero a terra” (Marco 6:52-53).
Partendo da questa possibile identificazione (e altre che segnalo nel libro) discuto della datazione dei vangeli e quindi della loro autorità.
Se 7Q5 è ciò che rimane di un manoscritto che conteneva interamente il Vangelo di Marco, ciò conferma la datazione tradizionale e infligge un colpo di grazia a chi non crede che i vangeli possano essere opere scritte da contemporanei, da testimoni oculari. Ovviamente 7Q5 non è l’unica evidenza dell’antichità delle narrazioni evangeliche – cito nel libro diverse altre prove linguistiche e storiche. A parte Marco, mi soffermo anche su un brano in particolare per sostenere l’antichità del Vangelo di Luca: 2 Corinzi 8:18, dove scrive l’apostolo Paolo: “E noi abbiamo mandato con lui (con Tito) il fratello (Luca) la cui lode è per l’evangelo in tutte le chiese.” Il fratello menzionato qui da Paolo ed associato a Tito è Luca. Possiamo concludere che quando l’apostolo Paolo scriveva quell’epistola, Luca era già conosciuto “in tutte le chiese” a motivo del suo Vangelo. È un’affermazione importante e una testimonianza di non poco conto.
Nel libro mi soffermo su tante altre prove dal passato per confermare l’autorità biblica. Spero di averti incuriosito a sufficienza da voler approfondire l’argomento o sentirti confortato/a sul fatto che chi attacca la Parola di Dio lo fa senza reali basi, per desiderio di ribellione verso Dio e non per amore di spirito di indagine scientifica, storico-filologica: i risultati autentici di quest’ultima confermano l’attendibiltà anche storica della Parola di Dio.

