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I giorni della settimana

di Giuseppe Guarino

per una migliore del font greco ed ebraico consiglio la lettura del file pdf

Articolo 3 I giorni della settimana

Avete mai letto nella Bibbia di un giorno chiamato lunedì? Avete letto: “era martedì”? Non credo, non se utilizzate una traduzione letterale della Bibbia.

Come mai ciò non accade, in tutto l’Antico e il Nuovo Testamento? Ve lo siete mai chiesto il perché?

La semplice risposta è che in ebraico i giorni della settimana non hanno dei nomi come i nostri, dedicati, in genere, ai pianeti o a divinità pagane, ma sono identificati con dei numeri.

La domenica è il primo giorno della settimana, nel calendario ebraico, così come nei paesi anglo-sassoni.

Nome in italiano Nome ebraico Traduzione letterale
Domenica ראשון Primo
Lunedì שני Secondo
Martedì שלישי Terzo
Mercoledì רביעי Quarto
Giovedì חמישי Quinto
Venerdì שישי Sesto
Sabato שבת Sabato

Ciò accade anche in greco moderno, che vediamo in qualche modo collegato all’uso ebraico. Infatti i giorni della settimana vengono indicati come segue. (“Giorno” in greco è al femminile e quindi i numeri sono anche loro al femminile.)

 italiano greco Traduzione letterale
Domenica Κυριακή Del Signore
Lunedì Δευτέρα Seconda
Martedì Τρίτη Terza
Mercoledì Τετάρτη Quarta
Giovedì Πέμπτη Quinta
Venerdì Παρασκευή Sesta
Sabato Σάββατο Sabato

Cerchiamo adesso di capire quindi cosa dice esattamente qualche brano del Nuovo Testamento alla luce di queste considerazioni.

“Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demoni”. (Marco 16:9)

Il brano di Marco risente dell’influenza semitica dell’ambiente nel quale è stato composto e parla di “primo giorno della settimana” come il giorno della resurrezione. Alla luce di quanto abbiamo detto potremmo tradurre questo passo meno letteralmente, ma in maniera più comprensibile per il lettore di lingua italiana, come segue:

“Or Gesù, essendo risuscitato di domenica mattina, apparve prima a Maria Maddalena…”

Luca 24:1 e Giovanni 20:1 parlano anch’essi di “primo giorno”.

 

Atti 20:7 è piuttosto significativo.

“Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, parlava ai discepoli, e prolungò il discorso fino a mezzanotte.”

Anche questo brano potremmo tradurlo meno letteralmente.

“Di domenica, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane…”

Si tratta di un primo importante riferimento all’uso delle chiese cristiane di riunirsi la domenica, il giorno della resurrezione del Signore Gesù.

Nell’Apocalisse di Giovanni, che possiamo immaginare composta qualche tempo dopo rispetto ai vangeli, troviamo il “primo giorno” chiamato “giorno del Signore”, Κυριακή.

Traduce così la Diodati Apocalisse 1:10:

“Io era in ispirito nel giorno della Domenica… (ἐν τῇ κυριακῇ ἡμέρᾳ)”.

 

Meno impegnativo, ma bello da segnalare, il caso di Giovanni 2:1.

Le traduzioni qui rendono il brano con “tre giorni dopo”, o qualcosa di simile. Ma non mi sento di essere del tutto d’accordo. Non vedo la parola “dopo” nel testo greco e se tradotto letteralmente esso dice “nel terzo giorno”.

Sembra un po’ innaturale che appena tre giorni dopo aver chiamato i suoi primi discepoli questi siano addirittura invitati con Gesù e la sua famiglia a delle nozze: “E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze” (Giovanni 2:2)

Quindi, alla luce di quanto abbiamo detto finora, ciò potrebbe voler dire “di martedì”.

Sul sito ebraico https://www.myjewishlearning.com/ leggiamo.

“For much of Jewish history, the third day of the week (Tuesday) was considered an especially auspicious day for a wedding. This was so because, concerning the account of the third day of creation, the phrase “… and God saw that it was good” (Genesis 1:10,12) appears twice. Therefore, Tuesday is a doubly good day for a wedding.”

Tradotto in italiano: “per la maggior parte della storia ebraica, il terzo giorno della settimana (Martedì) era considerato di particolare auspicio per un matrimonio. Era dovuto al fatto che nel racconto del terzo giorno della creazione, la frase “…. e Dio vide che ciò era buono” (Genesi 1:10,12) compare due volte. Quindi, il Martedì è un giorno doppiamente buono per un matrimonio”.

https://www.myjewishlearning.com/article/time-place-for-a-jewish-wedding/

Ciò mi convince ulteriormente che Giovanni 2:1 debba leggersi nel seguente modo: “E di Martedì vi fu un matrimonio a Cana…”, ovvero, “e un martedì vi fu un matrimonio a Cana…”.

Le sfumature delle lingue originali della Bibbia sono davvero interessanti e l’intrecciarsi di ebraico e greco, ci fa comprendere come la Parola di Dio sia anche un meraviglioso fenomeno letterario, unico nel suo genere.

Sono graditi i vostri appunti, commenti e condivisioni.

Shalom

 

The Christian Counter

Matteo Capitolo 1

di Giuseppe Guarino

MATTEO Capitolo 1 – Gesù il Messia promesso

Continuiamo i nostri studi sugli originali (ebraico, aramaico e greco) della Bibbia. Rimaniamo ancora su Matteo.

Vorrei che questo studio che presento non venga visto come un sostegno per certe interpretazioni estreme ebraiche (cabalà) o, peggio, discipline esoteriche (numerologia). Come spesso constatiamo il diavolo scimmiotta e perverte meravigliose realtà della parola di Dio per sedurre e confondere. Ma se ci atteniamo alla Scrittura senza fantasticare ed andare oltre, non potremo mai sbagliare.

Matteo è intriso di cultura ebraica. Abbiamo visto il riflesso dell’uso semitico nel greco originale di Matteo e nelle traduzioni letterali già dal suo primo verso. Sembra un dettaglio di scarsa importanza. Non lo è affatto, invece. Perché più semitici sono i vangeli, più il loro testo dimostra:

1) La loro autenticità – provengono dal mondo ebraico dal quale la Chiesa si staccherà davvero solo dopo il 70 d.C.

2) La loro antichità – le date tradizionali sono oggi di nuovo le più attendibili, quelle che fanno risalire al periodo apostolico la loro composizione;

3) La loro attendibilità storica – screditata da chi è interessato in ogni modo a demolire in questo modo in maniera indiretta l’autorità spirituale della Parola di Dio.

Il capitolo 1 di Matteo è una noiosissima lista di nomi che spesso saltiamo – dai, siamo onesti! Le genealogie non sono lì per la lettura, comunque, ma per lo studio. Almeno una volta, però, meglio dargli un’occhiata; sebbene, oggettivamente, nella semplice lettura e meditazione quotidiana della Parola di Dio possono risultare di poca utilità. Eppure se il Signore le ha ispirate e volute parte della Bibbia deve esserci un motivo – E un motivo c’è!

Dopo aver elencato 42 “generazioni” fino a Gesù, scrive significativamente Matteo:

“Così, da Abraamo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni; da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni; e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni.” (Nuova Riveduta)

Quante volte abbiamo letto questi versi e ci siamo chiesti cosa davvero volesse dire Matteo? Io quasi ogni volta che aprivo le prime pagine del Nuovo Testamento. E siccome Dio risponde se noi chiediamo, tanto ho chiesto che mi ha risposto – ne sono convinto. La differenza fra chi comprende la Bibbia e chi non la comprende non è nell’intelligenza o nella sapienza umana che si possiede. Per questo quando apro la Bibbia mi affido totalmente a Dio, perché Egli non nasconde i significati della Sua Parola a chi lo ama.

Guardate nello stesso Vangelo di Matteo. Qual è la differenza fra i discepoli di Gesù e gli altri? Nella loro intelligenza o livello culturale? Non credo – sebbene non fossero degli stupidi ignoranti come alcuni a volte li dipingono. Loro si avvicinavano al Maestro e lo interrogavano, chiedevano, con fede, non come coloro che lo volevano solo mettere alla prova, ma con profondo amore ed un cuore aperto, per conoscere la volontà di Dio. Vedi Matteo 13.

Da Abramo, padre della nazione ebraica a Davide, primo re che unifica il regno e lo rende forte e stabile, vi sono 14 generazioni.

Attraverso Samuele Dio promette a Davide:

“Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, il figlio che sarà uscito da te, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà figlio; e, se fa del male, lo castigherò con vergate da uomini e con colpi da figli di uomini, ma la mia grazia non si ritirerà da lui, come si è ritirata da Saul, che io ho rimosso davanti a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre”

Troviamo qui la promessa del futuro Messia (Unto, Cristo) che sarebbe venuto ed avrebbe regnato sul trono di Davide per sempre.

Forse per noi non è così semplice comprendere il fatto che alle lettere dell’alfabeto ebraico vanno associati dei numeri. Questo perché nella nostra lingua i numeri e le lettere sono distinti. Così non era in ebraico (e nemmeno in greco). Noi utilizziamo i numeri arabi per esprimere le cifre del nostro sistema decimale. In ebraico anche questo compito spettava alle ventidue consonanti che ne compongono l’alfabeto.

Come si scrive Davide in ebraico?

Come ho già evidenziato l’ebraico si legge da destra verso sinistra, ma proprio in questo caso ciò è ininfluente.

Andiamo a considerare il valore numerico delle singole lettere della parola e considerarne il valore complessivo.

ד (4) ו (6) ד (4)

4 + 6 +4 = 14

14 + 14 + 14 = 42. Dove troviamo questo numero altrove nella Scrittura?

1 Samuele 13:1 ci dice che 42 furono gli anni che regnò Saul. Quindi 42 ci parla del periodo di attesa fino alla comparsa di Davide come re – unto di Dio. Unto è la traduzione italiana della parola ebraica “Messia” e di quella greca “Cristo”.

Anche la lista delle generazioni da Abramo fino a Gesù dimostra che lui è il Messia promesso ad Israele! Matteo, il perfetto piano di Dio nella storia e lo Spirito Santo lo testimoniano: non vi è nessun altro che dobbiamo attendere, Gesù era colui che le Scritture annunciavano dalle prime pagine della Genesi (vedi Genesi 3:15).

Così, da Abraamo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni;

Fino alla comparsa del primo grande re di Israele trascorrono 14 generazioni

da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni;

Per 14 generazioni la stirpe di Davide regna, finché il popolo viene deportato in Babilonia.

e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni

Dopo quel evento nessun discendente davidico regna in Israele. Fino alla nascita di Gesù del quale diceva giustamente la scritta sulla croce: “Questo è Gesù, il re dei Giudei” (Matteo 27:37)

Traggo dal sito www.hebrew4christians.com la tavola dove viene specificato il valore numerico delle consonanti dell’alfabeto ebraico.

 

 

The Christian Counter

Matteo 1:1

MATTEO 1:1

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Sappiamo tutti che Matteo era un ebreo e, a giudicare dal suo status sociale, doveva anche essere un uomo di cultura. Ciò è in perfetta armonia con la meravigliosa opera letteraria che è il suo Vangelo.

Il vangelo di Matteo è giunto a noi in greco, ma ciò non è incompatibile con l’esistenza di un originale ebraico, del quale si parla dall’alba della storia della Chiesa. Vi è un Matteo in realtà presente nella tradizione ebraica, inserito e preservato in una confutazione medievale del cristianesimo da parte di un giudeo. Questo testo è stato pubblicato da George Howard tempo fa ed è davvero una ulteriore meravigliosa testimonianza dell’importanza storico – letteraria, oltre che religiosa, degli scritti biblici.

La cosa più emozionante della divina ispirazione della Bibbia è, a mio avviso, l’armoniosa collaborazione dello Spirito Santo con l’autore biblico, che, se guardiamo il testo biblico senza pregiudizi, compare nelle pagine della Sacra Scrittura in maniera così evidente. Non è stata una dettatura meccanica, ma un meraviglioso confluire del divino nell’umano.

Matteo 1:1 è talmente intriso di cultura ebraica da mettere in imbarazzo i traduttori. Infatti, si ricorre a diverse soluzioni.

DIODATI: LIBRO della generazione di Gesù Cristo, figliuolo di Davide, figliuolo di Abrahamo. 

 NUOVA DIODATI: Libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abrahamo.

 CEI: Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo

 NUOVA RIVEDUTA: Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo

La traduzione letterale è quella della Diodati e della Nuova Diodati. Le altre cercano di rendere il testo più comprensibile al lettore italiano.

Ma cosa vuol dire “Libro della generazione”, ovvero della “genealogia”. Questa frase, nella sua letteralità, significa poco in italiano. Lo stesso vale per il testo originale greco a dire il vero. Per comprenderne il senso appieno dobbiamo guardare l’Antico Testamento.

Genesi 5:1

“Questo è il libro della genealogia di Adamo (Nuova Riveduta)

“Questo è il libro della discendenza di Adamo” (Nuova Diodati)

La parola che traduciamo nella nostra lingua con “libro” corrisponde ad un vocabolo ebraico (סֵפֶר, sefer) che ha un significato senz’altro più ampio. Dobbiamo quindi in questo caso evitare di associare “libro” all’immagine cui inevitabilmente rimanda questa parola nella nostra lingua oggi. Del resto i “libri”, come li conosciamo noi, nell’antichità non ne esistevano.

Cosa implichi l’espressione “libro della generazione” nella Genesi è oggetto di dibattito e non è del tutto chiaro. Ciò, però, ha poca rilevanza per la nostra discussione ed in questo contesto. Qui, infatti, ci basta la consapevolezza del gusto del tutto ebraico dell’affermazione di Matteo, un’affermazione che volutamente vuole riagganciarsi all’ebraico ed alla Torah. Forse non è un caso che la prima volta che l’espressione che egli usa si rinvenga proprio in Genesi 5:1, dove si parla della discendenza di Adamo: l’evangelista infatti sta elencando gli ascendenti del “nuovo” Adamo, Gesù Cristo.

Nella seconda parte del verso è chiaro che “figlio di Davide” è da intendersi come “discendente di Davide” e lo stesso vale per “figlio di Abraamo”. La stessa espressione la troviamo diverse volte nei vangeli. Qualche verso più avanti lo stesso Giuseppe è chiamato “figlio”, discendente, di Davide in Matteo 1:20.

L’autentico significato della parola “figlio” utilizzata in questo contesto non è da cercarsi nelle lingue indo-europee, dove “figlio” indica solo un rapporto di diretta discendenza, bensì nel sostrato semitico (ebraico) della Bibbia, vivo e vegeto anche nel Nuovo Testamento. Diversi gli esempi da addurre. Per citarne i più eclatanti: Mt 3:9, 5:9, Gv 8:39, 8:44, 2 Tess 2:3, e molti altri. Per non parlare del titolo messianico di “figlio dell’uomo”!

È davvero significativo il dialogo di Gesù con i religiosi del suo tempo.

“Essendo i farisei riuniti, Gesù li interrogò, dicendo: “Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?” Essi gli risposero: “Di Davide”. Ed egli a loro: “Come mai dunque Davide, ispirato dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: “Il Signore ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?'” Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?” E nessuno poteva replicargli parola; da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo.” (Matteo 22:41-46)

Gesù non era infatti soltanto un discendente della stirpe regale di Davide, ma anche la Parola fatto uomo, Dio incarnato, ed è per questo che già dall’Antico Testamento il Messia è chiamato Signore.

Abbiamo appena cominciato. Negli articoli a venire discuteremo di altri meravigliosi e profondi significati nascosti nelle lingue originali della Bibbia.

Se avete dei quesiti, sarò ben lieto di rispondervi, per quanto mi sarà possibile.

________

Matteo 1:1 in originale greco

Βίβλος γενέσεως ᾿Ιησοῦ Χριστοῦ, υἱοῦ Δαυΐδ, υἱοῦ ᾿Αβραάμ

In una traduzione in ebraico (che si legge da destra verso sinistra)

זֶה סֵפֶר תּוֹלְדֹת הַמָּשִׁיחַ יֵשׁוּעַ בֶּן־דָּוִד בֶּן־אַבְרָהָם׃

Giuseppe Guarino

Birkirkara, 6 febbraio 2020

 

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“IN PRINCIPIO” … L’eternità della Parola

di Giuseppe Guarino

Se non vedi il font per il greco, clicca qui per leggere l’articolo in pdf 

Mi trovo a scrivere articoli come questo per necessità più che per stimoli personali. Riconosco che vi è un bisogno e quando mi viene posta una domanda, i miei studi hanno un senso se riesco ad aiutare a capire gli altri credenti.

Un mio contatto facebook mi ha informato che un Testimone di Geova le ha spiegato che in Giovanni 1:1 è scritto che “Nel principio la Parola era” e che quindi se “era” IN PRINCIPIO, la Parola, Gesù prima di incarnarsi, ha un inizio, è stato creato, e non può essere Dio, che è eterno.

Non so se le parole della conversazione come le riporto io rispecchino la posizione ufficiale della Torre di Guardia su questo argomento. Ma rimane il fatto che mi si sono state chieste delucidazioni in merito a questa affermazione e vorrei darle qui per iscritto.

La parola “eterno/a/e/i” esprime un concetto astratto. L’eternità la possiamo immaginare o descrivere solo quando possediamo un linguaggio evoluto ed una mente elastica. La parola “eterno” implica qualcosa che non ha fine. Dio ci dà la vita eterna in Cristo, ad esempio. È una vita che non ha fine. Ha un inizio, ma non ha fine. Quindi se la Scrittura dicesse che il Figlio di Dio è “eterno” non avrebbe comunque affermato che Egli non abbia avuto un inizio, non sia stato creato, perché anche noi che abbiamo avuto un inizio abbiamo vita eterna.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Il termine “eterno” in sé, quindi, non basterebbe definire l’eternità in senso assoluto, l’assenza di principio, perché si concentra sulla durata indefinita, e non chiarisce se vi è o meno un inizio.

In parole povere, anche se il testo biblico dicesse “il Figlio di Dio è eterno”, i testimoni di Geova potrebbero facilmente dimostrare che ciò non implica necessariamente che la sua esistenza non abbia avuto un inizio.

La Scrittura usa un linguaggio che non lascia spazio a fraintendimenti.

Una delle espressioni è proprio in Giovanni 1:1, “In principio era la Parola”.

Perché “In principio”? Perché il brano di Giovanni ci porta alla creazione che in Genesi viene descritta proprio con “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Genesi 1:1). È quello il momento più lontano dove può arrivare la nostra mente, e prima di quel momento il tempo stesso non esisteva. In Ebrei 1:2 c’è una frase molto difficile da tradurre, che le versioni bibliche rendono in vari modi:

– per mezzo del quale (il Figlio) ha anche fatto l’universo (Nuova Diodati)

– mediante il quale ha pure creato i mondi (Nuova Riveduta)

– per mezzo del quale ha fatto anche il mondo (C.E.I.)

– per lo quale ha ancora fatti i secoli (Diodati)

– mediante il quale ha fatto i sistemi di cose (Traduzione del Nuovo Mondo, 2013)

Il testo originale legge: δι᾿ οὗ καὶ τοὺς αἰῶνας ἐποίησεν (di u kai tus aionas epoiesen)

“αἰῶνας” (che qui è tradotto: sistemi di cose, mondo, universo; meglio ancora: secoli) è in greco la stessa parola usata per descrivere l’eternità. In parole povere il Figlio di Dio esisteva prima che il tempo fosse creato perché egli stesso lo ha creato quando, per mezzo di lui, Dio ha creato l’universo in cui viviamo.

Quindi il riferimento “in principio” in Giovanni è alla creazione di tutte le cose. Prima di quel momento vi era solo l’eternità, ma già allora “la Parola”, Gesù prima che diventasse uomo, era! Non viene detto: “In principio Dio creò la Parola e tramite la Parola poi creò ogni altra cosa”. Il testo non dice così. Al contrario dice la Parola esisteva quando il tempo stesso venne creato, cioè “in principio”, e che tramite la Parola tutte le cose – tutte le cose! – sono state create.

L’italiano “era” di Giovanni 1:1 è nell’originale greco il verbo εἰμί (eimì) al tempo imperfetto, “era”, che corrisponde in greco ad “ἦν” (en), anch’esso imperfetto – anche se la valenza dei verbi greci non è sempre esattamente uguale a quella dei nostri.

Poco più in avanti, troviamo un’espressione che va naturalmente ad interfacciarsi con questa prima.

πάντα δι᾿ αὐτοῦ ἐγένετο (panta di autu egheneto)

che in italiano sarebbe: “tutte le cose furono per mezzo di lei.”

Giovanni – chiaramente di proposito! – utilizza due verbi, entrambi atti a descrivere l’“essere”, per chiarire che la Parola è in modo diverso da come è la Creazione. “La Parola era in principio”, cioè esisteva già quando, appunto “in principio” (Genesi 1:1), Dio, attraverso di lei, ha creato ogni cosa che è stata creata.

“Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lei”, quindi, per mezzo della Parola. La frase “Tutte le cose”, tradotta anche “ogni cosa”, implica che non vi è una cosa creata che non sia stata creata per mezzo di lei. Come se non bastasse, con un gusto tutto ebraico di bilanciare una frase affermativa con una frase seguente che esprime uno stesso concetto in maniera negativa, l’apostolo aggiunge:

“e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.”

Vi sono due modi per discutere un argomento relativo ad un problema di traduzione. Quello adottato dai Testimoni di Geova è il più banale, sebbene impressioni chi non ha dimestichezza con lo studio delle lingue e, nel caso particolare, chi non conosca il greco biblico e, quindi, non lo legga con regolarità, non gli è familiare. Essi infatti citano dizionari e grammatiche, trascurando il fatto che chi ha scritto quelle opere non condivida le proprie idee. Li citano fuori contesto, proprio come fa chi non sa o chi vuol portare fuori strada chi non sa. Li citano quando non si rendono, o preferiscono non rendersi conto che l’interezza ed il contesto delle citazioni che propongono sono persino contro le loro posizioni.

Un metodo più efficace – restando comunque proficuo l’uso di grammatiche e dizionari all’inizio dello studio di una lingua – è quello di verificare la valenza di un vocabolo all’interno del testo biblico. Meglio ancora se all’interno di scritti del medesimo autore sacro.

Esaminiamo “ἦν” (en) ed “ἐγένετο” (egheneto) di Giovanni 1.

(1)  Nel principio era (ἦν)la Parola, la Parola era (ἦν) con Dio, e la Parola era (ἦν) Dio.

(2)  Essa era (ἦν) nel principio con Dio.

(3)  Ogni cosa è stata fatta (ἐγένετο) per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte (ἐγένετο) è stata fatta.

(4)  In lei era (ἦν) la vita

(10)  Egli era (ἦν) nel mondo, e il mondo fu fatto (ἐγένετο)  per mezzo di lui …

(14)  E la Parola è diventata (ἐγένετο) carne …

La grammatica viene scritta osservando il fenomeno linguistico, l’uso dei vocaboli. Non avviene il contrario. Giovanni non aveva una grammatica a sua disposizione da consultare per scrivere il suo vangelo, ma utilizzava le parole secondo l’uso comune per dare un senso il più intellegibile possibile a chi leggeva. Le grammatiche di greco che utilizziamo oggi sono fatte da chi ha studiato i testi antichi ed ha da lì estrapolato regole grammaticali osservando la lingua ed i vocaboli.

Nel brano che stiamo considerando è intuitivo capire perché Giovanni usi un modo per definire l’“essere” con un verbo ed un altro per sottolineare “l’essere-divenire”. Egli dice apertamente che “la Parola” non è mai stata creata, è in senso assoluto, al contrario di tutto ciò che è venuto all’esistenza, che prima non era ed adesso, per mezzo suo, è.

So per esperienza che i Testimoni di Geova non sono inclini a credere a nessuno se non a quelli della loro stessa cerchia. Ma una lingua ha delle regole, una grammatica. In Italia il greco è insegnato nelle scuole pubbliche. Chi vuole può benissimo approfondire e scoprire come stanno davvero le cose  – se ha davvero voglia di farlo – trovando un buono professore di greco.

Altrove nello stesso vangelo di Giovanni l’apostolo sottolinea l’eternità di Gesù utilizzando il verbo essere εἰμί (eimì), in Giovanni 8:58.

εἶπεν αὐτοῖς ᾿Ιησοῦς· ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, πρὶν ᾿Αβραὰμ γενέσθαι ἐγὼ εἰμί.

“Disse loro Gesù: In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse (γενέσθαι, stessa radice verbale – γινομαι – che da origine ad ἐγένετο ) io sono (ἐγὼ εἰμί)”.

Sono al corrente di come traduce la Traduzione del Nuovo Mondo in inglese e di come, per coerenza, traduce la versione italiana della Bibbia dei Testimoni di Geova, commettendo un doppio errore di traduzione: dal greco e dall’inglese. Perdendo di vista, o cercando di far perdere di vista l’ovvio: al di là di ogni possibile traduzione l’affermazione di Gesù in greco è comunque  “ἐγὼ εἰμί” ed attesta la sua eternità, anche grazie a quel contrasto fra i due verbi “essere” visti in Giovanni 1.

Del resto l’eternità di Dio non è perfettamente descritta nell’espressione: “colui che è, che era (ἦν) e che viene”? (Rivelazione 1:8)

 



Sicura c’è solo la morte… No, neanche quella. Il “rapimento” della Chiesa

di Giuseppe Guarino

 

Continuo i miei articoli escatologici. Sono il preludio al mio nuovo libro sul ritorno di Gesù, che credo sia un argomento di particolare importanza e che riguarda ognuno di noi che ci professiamo cristiani, qualunque sia la nostra confessione di fede.

Anche il prete durante la messa recita la liturgia che parla del ritorno di Cristo: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. ”

Cosa accadrà al ritorno di Gesù è detto nella Parola di Dio con estrema chiarezza. Ed è una parte della nostra fede cristiana che ci dà gioia, conforto, speranza.

Ho iniziato a leggere la Bibbia a quattordici anni circa. E il ritorno di Gesù mi è sempre stato un argomento particolarmente caro – insomma, per quale cristiano non lo è!

Dalle mie parti si dice: “solo alla morte non c’è rimedio”. Un detto sfatato dalla Parola di Dio che ci dice che Cristo è risorto dai morti e che quindi un rimedio alla morte!

C’è anche un altro detto: “sicura è solo la morte”. Alla luce della Parola di Dio anche questa cosa non è esattamente vera.

Esaminiamo cosa ci dice la Parola di Dio nella prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi. Il messaggio qui è così semplice. Basta leggere verso per verso e ringraziare Dio per una così stupenda speranza in Cristo.

1 Tess 4:13  Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.

Alla morte non vi è rimedio, è questo il sentimento popolare.  Ed è questa menzogna diabolica che fa degli uomini dei disperati che vivono la loro vita come una corsa forsennata al piacere ed al benessere per poterne accumulare il più possibile prima che sopraggiunga l’inevitabile. Il mondo è senza speranza.  E se l’uomo è folle nei suoi comportamenti è proprio perché non capisce il senso della sua esistenza e immagina che la morte porrà fine a tutto.  A Catania vi è un altro detto davvero brutto: “è tutto perso”. La Parola di Dio ci assicura che non è tutto perso, che c’è speranza e che questa speranza deve dare gioia e forza ai nostri cuori per proseguire il nostro cammino di fede in Gesù, nostro Signore e Salvatore.

1 Tess 4:14  Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati.

Noi che crediamo che Gesù è resuscitato dai morti, non possiamo non credere nella resurrezione. Come Cristo è resuscitato anche coloro che moriranno in Cristo un giorno verranno da Dio resuscitati. Quando accadrà ciò?

1 Tess 4:15  Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati;

Questo è uno dei miei versi preferiti. Notate cosa scrive Paolo: “noi viventi”. Paolo non attendeva la morte, ma il ritorno di Gesù. Noi cristiani non siamo in attesa della nostra morte, ma del ritorno di Gesù che può aver luogo da un momento all’altro! E’ questa la nostra speranza, che la morte non avrà comunque la meglio su di noi.

Gesù diceva: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.” (Matteo 24:42)  Questa frase è sì un monito. Però ha per me avuto sempre insita una promessa: Gesù potrebbe tornare mentre io sono  ancora in vita. E allora quel detto: “sicura c’è solo la morte” non risponde a verità. Sicuro c’è solo che Gesù tornerà e che chi sarà in vita non morirà. Ecco cosa accadrà.

1Tess 4:16  perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo;

Il ritorno di Gesù è stato previsto in molti brani della Scrittura. Nell’Antico Testamento: “Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo […] gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto. ” (Daniele 7:13-14)

Il Signore Gesù stesso predisse il suo ritorno: “Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. ”

Gli angeli lo hanno confermato alla sua ascensione in cielo. “Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. “E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo”. ” (Atti 1:9-10)

L’attesa di Gesù che torna ci dà forza, vigore, voglia di combattere la vita quotidianamente, sapendo che ha senso.

Se posso dare la mia testimonianza… Sono credente da oltre trentacinque anni. Ed è da trentacinque anni che vedo Dio che mi guida, spiana il mio cammino, blocca percorsi che non devo fare, apre vie che devo percorrere, in ogni cosa è presente. E’ Lui che dà senso a questa vita che altrimenti non ha senso. Io non ho meriti, io non sono speciale. Io semplicemente credo in Lui e a Lui mi affido in ogni cosa. Sbaglio, sbaglio sempre. Ma il mio pensiero e la mia preghiera costante si rivolgono a Lui e il Suo Amore mi sostiene e mi dà forza.

Ecco che questo verso, il 16, ci dice che al ritorno di Gesù i morti in Cristo resusciteranno. Sarà questa la prima cosa che accadrà.

1Tess 4:17  poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore.

Ecco di nuovo quel meraviglioso “noi“.  Nostra deve essere l’aspettativa di Paolo. Se il Signore può tornare in qualsiasi momento, chi gli impedisce di tornare fra un’ora, un giorno, un mese, ecc., mentre te o io siamo ancora in vita?

La nostra vita non quindi è vissuta nella triste attesa di un fato inevitabile, della morte, ma nella viva speranza che il nostro percorso sarà arrestato dalla voce del Signore che ritorna e che ci rapirà da questo mondo  per porterci alla Sua presenza, per stare per sempre con Lui.

1 Tess 4:18  Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.

Queste cose dobbiamo ricordarcele continuamente. Accendiamo la tv e sentiamo parlare di stupidaggini o di cattive notizie. Siamo bombardati da pubblicità che ci vuole far spendere soldi. Quindi non possiamo relegare il nostro compito di consolarci gli uni gli altri a nessuno. Noi credenti dobbiamo ricordare agli altri credenti continuamente che il Signore sta tornando, che la nostra fatica non è vana, che non è la morte che ci attende ma la vita eterna.

Fai tua questa speranza!




Il ritorno di Gesù – contro chi ne predice la data sul nostro calendario

di Giuseppe Guarino

“Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo”. Matteo 24:36.

Con questa frase così forte Gesù insegna ai suoi discepoli che nessuno conosce o potrà con esattezza predire il giorno del suo ritorno. E’, quindi, incredibile che aprendo internet, fra le notizie in prima pagina di yahoo – il famoso motore di ricerca – mi tocca scoprire che all’inizio di quest’anno un predicatore “evangelico” ha predetto il giorno del ritorno di Cristo nel 2011.

Non importa dietro quale aggettivo o titolo si nasconda un individuo del genere: pretendere di potere calcolare, Bibbia alla mano, la data del ritorno di Cristo è contro il Vangelo, contro l’insegnamento di Gesù e della Parola di Dio!

Brevissimamente sento il bisogno di trattare questo argomento in difesa della Verità e delle chiese che possono veramente fregiarsi del titolo di “evangeliche”.

Vi sono precedenti di altri “studiosi” che hanno avuto la pretesa di credere di essere riusciti a calcolare la data del ritorno di Cristo. Fra questi Russell, il fondatore del movimento oggi conosciuto come “Testimoni di Geova”. Egli era certo di avere calcolato che il ritorno di Cristo avrebbe avuto luogo nel 1914. Quasi 100 anni fa, ormai! Il tempo ha abbondantemente dimostrato che i calcoli di Russell erano disastrosamente errati.

Di recente sono state rispolverate anche antiche profezie Maya, secondo le quali il mondo dovrebbe finire nel 2012. Ho trovato il film “2012” molto bello e ricco di effetti speciali, visto che a me personalmente piace molto la fantascienza; ma non riesco ad immaginare che nessuno lo veda come più che un semplice film. I libri ed i programmi televisivi che sostengono l’attendibilità di questa “profezia” si sono rivelati delle ottime operazioni commerciali, dimostrando che oggi anche la fine del mondo può vendersi, facendone un vero e proprio prodotto commerciale.

Gesù aveva predetto, mettendoci in guardia: “Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti.” Matteo 24:11.

Aggiunge lo stesso Gesù: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà”. Matteo 24:42-44.

Difficilmente la Scrittura potrebbe essere più chiara: non sappiamo il giorno del ritorno di Gesù. E’ per questo che la Bibbia ci esorta ad essere pronti in qualsiasi momento.

IL RITORNO DI GESU’

Quando il Signore fu elevato alla destra del Padre, dopo la sua resurrezione, venne predetto ai discepoli che un giorno egli sarebbe ritornato. “Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo“. Atti 1:9-11.

Gesù stesso aveva promesso ai suoi discepoli il suo ritorno: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”. Giovanni 14:1-3.

E’ questa la speranza del cristiano: non l’attesa della morte, bensì del ritorno del nostro Signore e della vita eterna. Scrivendo a Tito, Paolo chiama questa attesa “… la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”. Tito 2:13.

E’ questa la “consolazione” che abbiamo nella Parola di Dio: dopo essere stato obbediente fino alla croce, Gesù ha vinto la morte con la sua gloriosa resurrezione ed un giorno tornerà per la sua Chiesa.

Scrive Paolo alla chiesa di Tessalonica: “Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono (Paolo chiama così i cristiani defunti), affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.” 1 Tessalonicesi 4:13-18.

Questo brano della Scrittura è meraviglioso e raccoglie la sostanza della nostra fede: la certezza della vita eterna in Cristo e con Cristo. L’affermazione che più mi sorprende ed allo stesso tempo mi fa capire quale deve essere la prospettiva di vita del cristiano, è quella frase detta in modo così naturale da Paolo: “noi viventi, i quali saremo rimasti…” Pur essendo un apostolo, Paolo stesso non sapeva quando il Signore sarebbe tornato. Ma il fatto che includa se stesso, che speri egli stesso in prima persona di essere in vita al ritorno di Cristo, ci insegna quale deve essere il nostro atteggiamento. Se non sappiamo quando Cristo tornerà, dobbiamo vivere ogni giorno come se il suo ritorno fosse domani o persino oggi stesso. Ciò ci fortifica e ci dona gioia; ed avendo anche cura di essere sempre pronti, essendo sempre impegnati nelle buone opere che testimoniano la nostra vita in Lui.

E’ questo il senso dell’esortazione di Cristo, del suo: “vegliate”, che produce nel cristiano una speranza viva ed una fede attiva ed operante. Infatti, nella parabola dei talenti, il Signore ci insegna a mettere a frutto quello che ci ha donato, a farlo crescere, ad utilizzarlo per il bene nostro e del nostro prossimo. L’attesa del ritorno di Cristo nel cristiano non è, quindi, passiva, un fatalismo contemplativo della sorte umana; al contrario, è stimolo per il credente ad operare proprio in attesa della piena e definitiva manifestazione di quella speranza.

Chi predice con date esatte, calendario alla mano, il ritorno di Cristo, finisce solo per confondere chi crede e dare possibilità a chi non crede di ridicolizzare la nostra Fede. Chi agisce in questo modo, l’abbiamo visto esaminando la Sacra Scrittura, rinnega l’autentico insegnamento della Chiesa di Cristo. Il tempo ha già dimostrato la falsità di previsioni simili e lo farà ancora.

COSA PRECEDERA’ IL RITORNO DI CRISTO ?

La Bibbia non ci dice quando Gesù verrà, in maniera che possiamo individuare sul nostro calendario la data del nostro suo ritorno. Ma ci dice cosa accadrà nell’imminenza del suo ritorno, quali eventi ci faranno comprendere che Gesù è vicino.

I discepoli interrogarono Gesù, dimostrando come l’animo umano avverta l’ansia per il futuro che l’attende. E la Parola di Dio non ci lascia senza risposte. “Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?”. Matteo 24:3. E’ vero Gesù disse ai discepoli che il suo ritorno sarebbe stato preceduto da falsi cristi e falsi profeti, da guerre e rumori di guerre e che quando l’evangelo sarebbe stato predicato in tutto il mondo, allora sarebbe arrivata la fine, come è scritto nel sermone profetico di Matteo 24. E’, quindi, lecito, visto che cose simili accadono oggi sotto i nostri occhi, supporre che il ritorno di Cristo sia vicino. Ma di certo non possiamo predirne la data!

Possiamo senz’altro anche aggiungere che vi sono delle cose che debbono ancora succedere. Il Nuovo Testamento è molto chiaro. Vediamo cosa scrive in proposito Paolo ai tessalonicesi.

“Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio. Non vi ricordate che quand’ero ancora con voi vi dicevo queste cose? Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo. Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta”. 2 Tessalonicesi 2:1-8

La chiesa della città di Tessalonica era stata turbata da chi diceva che Cristo era già ritornato. Questi individui erano probabilmente arrivati al punto di scrivere delle epistole spacciandole per opere dell’apostolo Paolo. Quest’ultimo quindi con forza ricorda il suo insegnamento che aveva impartito anche di persona alla chiesa destinataria della sua lettera. Quindi precisa l’apostolo, quel giorno non verrà se non prima:

– sia venuta l’apostasia.

– sia comparso l’anticristo.

Cos’è l’apostasia?

Scrive Paolo a Timoteo: “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi,” 1 Timoteo 4:1-2. L’apostasia è un allontanamento dall’insegnamento apostolico. Se è vero che da una parte vediamo il nascere di movimenti religiosi che si allontanano dalla vera fede, dall’altra vi è un autentico risveglio, una ricerca di Cristo davvero significativa. Mi riferisco ovviamente alla crescita delle chiese evangeliche in molte parti del mondo. In Brasile, ad esempio. In Sud Corea, in Africa. Ma il risveglio non è solo nell’ambito evangelico. Cresce anche nella chiesa cattolica – parlo da italiano che osserva la realtà che mi circonda – il bisogno dei fedeli di un maggiore contatto con la Parola di Dio vissuta in maniera meno distaccata rispetto a come è sempre avvenuto tradizionalmente con la messa cattolica ed il distacco storico fra clero e laici. Diversi movimenti all’interno della chiesa cattolica sono l’espressione di un sincero e crescente interesse per Cristo e la Sua Parola.

Alla luce di quanto sopra sono convinto che non abbiamo ancora sperimentato l’apostasia di cui parla Paolo.

Mi sono convinto leggendo l’Apocalisse che le lettere alle sette chiese (capitoli 2 e 3) narrano il tragitto della Chiesa nella storia, dalla sua nascita fino al ritorno di Gesù. A conferma di quanto ha predetto lo Spirito Santo per bocca dell’apostolo Paolo, l’apostasia si impossesserà della chiesa immediatamente prima del ritorno di Cristo. E’ Infatti all’ultima delle sette chiese dell’Apocalisse che Gesù dice: “All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!” Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo.” (Apocalisse 3:14-17).

Evento ancora più significativo che precederà il ritorno di Gesù sarà la comparsa dell’anticristo, di colui che qui Paolo chiama “l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto”. Nella follia dell’esaltazione di se stesso, quest’individuo arriverà a “porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio”. Nessuno può dire che ciò sia mai accaduto. Quindi Cristo non è ancora tornato, come suppongono alcuni. Né credo che pochi mesi siano sufficienti perché eventi come quelli descritti dall’apostolo si avverino.

Le parole dell’apostolo valgono anche per la Chiesa di oggi quando ha a confrontarsi con certe affermazioni che vanno contro l’insegnamento del vangelo: “vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare”.

COME AVVERRA’ IL RITORNO DI GESU’ CRISTO

Gesù mise in guardia i suoi discepoli: “Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non v’andate; “eccolo, è nelle stanze interne”, non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.” Matteo 24:23-27.

Quando il Signore Gesù ritornerà, nessuno rimarrà lì a chiedersi se è quello il vero ritorno di Cristo. Prima che ciò avvenga, compariranno molti, ci predice il Signore, che pretenderanno loro di essere il Cristo. Ma quando egli tornerà, ci dice la Scrittura, il mondo intero ed in maniera inequivocabile se ne renderà conto.

“Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen”. Apocalisse 1:7.

Non credo di peccare di presunzione se dico che brani della Scrittura di questo genere sono di una semplicità elementare e basta conoscerli per non essere più autorizzati a farsi ingannare di alcuno.

CONCLUSIONE

Ho intenzionalmente scritto uno studio breve ed il più semplice possibile, per meglio ribadire la Verità della Parola di Dio, della vera fede evangelica, che è SOLO quella che rinveniamo nella Bibbia.

Chiunque si produca in rocamboleschi calcoli per propinare la data del ritorno di Gesù Cristo, secondo il metro della Bibbia possiamo annoverarlo fra i “falsi profeti” ed i “seduttori”. A questi individui i credenti non hanno alcun motivo di dare alcun credito.

—— 26 Maggio 2011.

Nel mio studio non ho volontariamente citato il nome del predicatore che aveva previsto il ritorno di Cristo per quest’anno, né specificato il giorno per il quale l’aveva previsto. Ebbene il giorno era il 21 Maggio 2011, passato ormai da qualche giorno. La notizia è riportata da Yahoo in un articolo che rattrista per l’abuso della credulità popolare da parte di alcuni. Lo stesso predicatore sembra abbia spostato la fine del mondo ad altra data… Ma come dico a mio figlio quando deve indovinare qualcosa e cerca di barare: eh no, così non vale!

Confermo tutto quanto ho già detto nel mio studio.




Il Dio del cielo farà sorgere un regno

di Giuseppe Guarino

Matteo 3:1 : “Or in quei giorni venne Giovanni Battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!»”

Cos’è questo “regno dei cieli” predicato da Giovanni Battista?

Egli lo annuncia al popolo di Israele come se questi sapessero di cosa egli stesse parlando. Ed era così In realtà. Nella vibrante attesa messianica di quel periodo, c’era una profonda conoscenza delle Scritture. E la frase “regno dei cieli” che troviamo nei Vangeli, è un riferimento specifico ad una importante profezia biblica.

Nel VI secolo a.C. il famoso re babilonese Nabucodonosor fece un sogno che nessuno riuscì a ricordargli ed interpretare se non Daniele, giovane ebreo da lui condotto prigioniero in Babilonia poco tempo prima. Nel sogno, spiegò il profeta, Dio aveva fatto vedere al re i quattro regni si sarebbero succeduti nella storia dell’umanità fino all’avvento del regno di Dio. Il quarto ed ultimo di questi regni era in maniera evidente quello di Roma e gli ebrei che conoscevano le Scritture – così come i cristiani dei primi secoli – ne erano perfettamente coscienti. Il regno seguente, il regno di Dio, era quindi ormai prossimo a manifestarsi.

Daniele 2:40-44: “poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza e abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa. Come i piedi e le dita, in parte d’argilla da vasaio e in parte di ferro, che tu hai visto, così sarà diviso quel regno; ma vi sarà in esso qualcosa della consistenza del ferro, poiché tu hai visto il ferro mescolato con la fragile argilla. Come le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. Hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante matrimonio, ma non si uniranno l’uno all’altro, così come il ferro non si amalgama con l’argilla. Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre…”

Anche Gesù annunciò il regno, secondo le Scritture:

Matteo 4:17: “Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».”

Eppure nulla accadde. L’attesa messianica dei giudei venne disillusa. Gesù fu ucciso e resuscitò il terzo giorno ed il mandato affidato alla Chiesa non fu più quello di annunciare il “regno dei cieli” ma di testimoniare di Lui:

Matteo 28:18-20: “Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen».”

Alla sua ascensione Gesù lasciò un incarico ai suoi discepoli.

Atti 1:6-8: “Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità. Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra».”

Ecco, il mandato adesso non riguardava più l’annuncio dell’arrivo del regno messianico, ma la testimonianza di Gesù, della Sua Persona e della Sua opera di salvezza ad ogni uomo.

Nella Chiesa nacque la consapevolezza che l’avvento del regno di Dio era stato in un qualche modo posticipato.

2 Pietro 3:9: “Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.”

Paolo spiega alla chiesa di Tessalonica, ed a tutta la Chiesa, che non ci dobbiamo fare ingannare, vi sono degli eventi ben precisi che dovranno aver luogo prima che il Signore Gesù ritorni per adempiere le promesse messianiche.

2 Tessalonicesi 2:1-4: “Or vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo e al nostro adunamento con lui, di non lasciarvi subito sconvolgere nella mente né turbare o da spirito, o da parola, o da qualche epistola come se venisse da parte nostra, quasi che il giorno di Cristo sia già venuto. Nessuno v’inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e prima che sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio.”

Con questa consapevolezza, la Chiesa primitiva, anche alla luce di  Daniele capitolo 2, pregava per l’unità dell’impero romano, affinché la profezia del “ferro che si mescolava all’argilla” non si verificasse, comparisse l’anticristo e quindi arrivasse la fine.

Inutile dirlo, oggi viviamo purtroppo veramente negli ultimi tempi. Come credo di aver già detto altrove, quelle profezie bibliche che da piccolo studiavo, oggi le vedo avverarsi davanti ai miei occhi. Quel ferro ed argilla che non possono mescolarsi rimandano troppo da vicino alla comunità europea nella quale viviamo, dove dei governanti hanno iniziato e continuano ad imporre con ogni mezzo, intellettuale, commerciale e politico, un’unione fra stati e popoli completamente diversi fra loro – per lingua, cultura, abitudini, ecc. E la meraviglia del mondo senza Dio davanti a quest’opera sembra essere stata descritta dall’apostolo Giovanni, quasi due millenni fa, quando scrisse…

Apocalisse 13:3: “E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia.”

Apocalisse 17:8: “Gli abitanti della terra, il cui nome non è stato scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia perché era, e non è, e verrà di nuovo.”

Più passerà il tempo, più luce gli eventi getteranno su queste parole e su tutte le profezie bibliche sugli ultimi tempi ed il ritorno di Gesù.

Cosa possiamo fare? Perché Dio ci dà delle profezie bibliche che ci annunciano il futuro? Per turbarci? Al contrario: per non farci sentire confusi, smarriti, paurosi del nostro futuro.

Luca 21:28: “Ora, quando queste cose cominceranno ad accadere, guardate in alto e alzate le vostre teste, perché la vostra redenzione è vicina».”

Le profezie bibliche non sono state scritte per fare di noi dei profeti, per farci predire il futuro, ma per avere sufficiente luce sugli eventi futuri della storia dell’umanità in maniera che, quando quelle cose staranno per accadere, noi rimarremo saldi, sicuri che Dio ha il controllo, che sa cosa accadrà e che permetterà che accada per il Suo imperscrutabile disegno divino – del quale noi facciamo meravigliosamente parte!

I giudizi per questo mondo, la sua rovinosa caduta, saranno per noi solo il segno che il Signore è vicino, che sta per tornare e portarci via con Lui. Il giudizio per il mondo, sarà per noi il momento della gloria eterna con Gesù.

Purtroppo lo stesso messaggio che per noi è di speranza, diventa di condanna per chi si ostina a non credere, a non arrendersi all’amore di Dio. Annunciare al mondo la salvezza in Cristo è il compito del quale non dobbiamo stancarci, ora più che mai, visto che il giorno del ritorno di Cristo è più vicino, come ci autorizzano a ritenere gli eventi che stanno accadendo attorno a noi.

Luca 21:36: “Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».”

 

Giuseppe Guarino è autore anche di un commentario storico-profetico al libro del profeta Daniele. Clicca sulla copertina per acquistarlo su Amazon.

 

 




Perché i vangeli sono stati scritti così?

di Giuseppe Guarino

Dr. Who è il titolo di una fortunata serie televisiva di fantascienza cominciata nei lontani anni ’60 ed ancora oggi prodotta dalla BBC. La seguivo, poco più che bambino, negli anni ’70, quando la RAI – allora c’era solo quella! – ne trasmise alcuni episodi. Ho visto con piacere gli episodi più recenti (dalla quinta all’ottava stagione) e devo dire che il progresso della serie e dei personaggi è notevole – sono ancora oggi un cultore di fantascienza, sebbene non abbia più da dedicarvi molto tempo.

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La cosa che più mi affascinava in Dr. Who era la sua astronave che serviva al protagonista per viaggiare nello spazio e nel tempo, il Tardis. Sebbene apparisse come una comune cabina telefonica inglese, il Tardis si rivelava al suo interno come un ambiente molto spazioso, come del ci si aspetterebbe da un mezzo capace di fungere da astronave e da macchina del tempo.

A vederlo da fuori chi l’avrebbe detto che un oggetto tanto comune potesse nascondere al suo interno simili fantastiche potenzialità?

Questa premessa perché qualche giorno fa mi sono trovato a discutere sullo stile di composizione dei vangeli con un mio amico, Riccardo, come me appassionato di fantascienza ed anche di fantascienza datata (ricordate Spazio 1999? Star Trek? Ufo?). Riccardo si lamentava dello stile scarno, troppo essenziale a suo avviso, delle narrazioni evangeliche e mi chiedeva apertamente: Perché la Bibbia riporta così pochi dettagli sulla vita di Gesù?

Non è che anche io non mi sia posto questa domanda. Ma credo di aver trovato delle spiegazioni sufficientemente soddisfacenti.

Doctor Who, A Breach in the Vortex

Marco è davvero essenziale nello stile e nei contenuti, ma è un’opera perfettamente in sintonia con gli altri scritti suoi contemporanei. In parole povere, era quello il metodo corrente di scrittura nel periodo in cui quel vangelo fu scritto. Come è logico, ogni autore deve adottare uno stile accettabile dai propri contemporanei, per senso di praticità, ma anche per risultare più chiaro ed efficace possibile.

Se consideriamo che un film o telefilm appena degli anni ’70 ci appare oggi rozzo ed ingenuo, dobbiamo tenere conto che il risultato dei Vangeli, dal punta di vista squisitamente letterario, è più che buono.

Se Matteo propone una cronologia diversa degli eventi rispetto a Marco, è perché il suo intento narrativo tende più a sottolineare il senso di ciò che accade piuttosto che il loro ordine cronologico – che invece ossessiona noi uomini del XXI secolo! Matteo mi ha “sconvolto” con il “disordine” cronologico che compare in alcuni punti della sua narrazione, ma così tanto meravigliato per il suo grande ordine tematico che così compariva!

Perché poi tre vangeli sinottici ed un quarto, quello di Giovanni? La risposta che mi sono data è stata la seguente: quattro narrazioni ci offrono una prospettiva completa, a 360 gradi, di quanto dobbiamo sapere sulla persona di Gesù e sugli eventi che hanno caratterizzato il suo ministero terreno. Da cristiano e da studioso, lo dico in tutta onestà, non ho mai avvertito il bisogno di un quinto evangelo.

Sempre considerando l’approccio storico ai vangeli intesi come documenti, il loro valore di evidenze storiche è più che attendibile, in quanto chiaramente dipendenti dal resoconto di testimoni oculari degli eventi che in essi sono descritti. E, paradossalmente, in quanto documenti anonimi risultano per ciò essere ancora più attendibili, visto che prima di arrivare ad un tale unanime accoglimento nel canone biblico, devono aver dovuto passare l’attento esame di tutta la Chiesa nascente: per essere prima riconosciuti come resoconti attendibili e poi, ma anche soprattutto, Parola di Dio.

I vangeli clamorosamente falsi, attribuiti a questo o quell’apostolo, invece, che hanno proliferato nel II secolo, essendo palesemente di valore pressoché nullo dal punto di vista teologico ma anche storico, hanno goduto soltanto per qualche tempo del favore di questa o quella setta eretica dove erano stati prodotti o diffusi, scivolando presto nell’oblio, almeno fino a quando qualche fortuito ritrovamento non li ha portati alla luce e qualche sapiente operazione commerciale non ne ha sfruttato le potenzialità di guadagno, cercando di attribuire loro un valore storico e religioso che oggettivamente non hanno mai avuto.

Quando si parla di contrasti all’interno delle narrazioni evangeliche o fra di loro, invito a riflettere su quanto sia difficile a volte attingere dalle diverse fonti di informazione (giornali, notiziari) circa la verità di eventi dei nostri giorni; o quanto sia difficile a volte in un’aula di tribunale accertare la verità dei fatti accaduti anche in presenza di diversi testimoni.

L’attendibilità dei testimoni per eccellenza della nostra fede, gli apostoli, sta nel fatto che costoro erano così certi di quanto avevano visto da dedicare tutta la loro vita alla causa del Cristo, e di non fermarsi dal proclamare la Verità nemmeno quando minacciati di morte e poi veramente uccisi.

Scriveva l’apostolo Pietro: “Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.” (2 Pietro 1:16 – Nuova Riveduta)

E forse ancora più incisivo scrisse poi l’apostolo Giovanni: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.” (1 Giovanni 1:1-3 – Nuova Riveduta).

Tralasciando i profondi significati dell’ultima citazione, quello che inequivocabilmente si capisce è che l’apostolo Giovanni dice apertamente: Guardate che abbiamo perfettamente capito ciò di cui siamo testimoni (notate il plurale!), sentito, visto e persino toccato; noi siamo sicuri delle cose che annunciamo, dell’evangelo.

Bisogna essere onesti: non molti eventi storici possono vantare fonti tanto attendibili.

Ma il mio amico, poco interessato alla storia, non rimase per nulla convinto dai cenni che gli feci di quanto sopra ho detto. Riflettendoci a casa, quindi, ho elaborato tutt’altra risposta.

I vangeli e la Bibbia in generale, sono come il Tardis di Dr. Who! Esteriormente appaiono come semplici libri di 27 o 16 capitoli, ma quando entri dentro trovi immensi significati, interi libri dentro i libri, i capitoli, i versi, a volte persino le singole parole. Gli innumerevoli testi scritti sulla Bibbia, se li vogliamo considerare come il frutto dell’osservazione di quanto trovato durante le ricognizioni all’interno di questo stupefacente “contenitore”, sono lì ad attestare l’immensa mole di informazioni che custodiscono questi scritti all’apparenza tanto scarni.

Non è forse vero che oggi per facilitare lo spostamento di grossi files si usa “zipparli”? Lo faccio spesso per mandare diverso materiale via e-mail: raccolgo tutto in una cartella, poi comprimo; quindi allego e spedisco il tutto.

La Bibbia possiamo immaginarla come un messaggio di Dio inviato all’uomo, accuratamente “zippato” in maniera da potersi recapitare con successo all’umanità intera.

Me la cavo meglio con la storia che con la scienza e l’informatica, ma spero di non aver fatto troppa brutta figura ed aver dato nuovi spunti di riflessione da altre prospettive che non siano le solite che regolarmente propongo nei miei studi.

Chiudo con un’ultima importante considerazione.

I tempi sono maturi e c’è poco spazio per i dubbi. Il Signore è alle porte ed il ritorno di Gesù è vicino. L’unica cosa sensata che ci conviene fare è prepararci per quel glorioso momento … il resto conta così poco!

Maranatha

Il ritorno di Gesù

di Giuseppe Guarino

“Ma quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo”. Matteo 24:36.

Con questa frase così forte Gesù insegna ai suoi discepoli che nessuno conosce o potrà con esattezza predire il giorno del suo ritorno. E’, quindi, incredibile che aprendo internet, fra le notizie in prima pagina di yahoo – il famoso motore di ricerca – mi tocca scoprire che all’inizio di quest’anno un predicatore “evangelico” ha predetto il giorno del ritorno di Cristo nel 2011.

Non importa dietro quale aggettivo o titolo si nasconda un individuo del genere: pretendere di potere calcolare, Bibbia alla mano, la data del ritorno di Cristo è contro il Vangelo, contro l’insegnamento di Gesù e della Parola di Dio!

Brevissimamente sento il bisogno di trattare questo argomento in difesa della Verità e delle chiese che possono veramente fregiarsi del titolo di “evangeliche”.

Vi sono precedenti di altri “studiosi” che hanno avuto la pretesa di credere di essere riusciti a calcolare la data del ritorno di Cristo. Fra questi Russell, il fondatore del movimento oggi conosciuto come “Testimoni di Geova”. Egli era certo di avere calcolato che il ritorno di Cristo avrebbe avuto luogo nel 1914. Quasi 100 anni fa, ormai! Il tempo ha abbondantemente dimostrato che i calcoli di Russell erano disastrosamente errati.

Di recente sono state rispolverate anche antiche profezie Maya, secondo le quali il mondo dovrebbe finire nel 2012. Ho trovato il film “2012” molto bello e ricco di effetti speciali, visto che a me personalmente piace molto la fantascienza; ma non riesco ad immaginare che nessuno lo veda come più che un semplice film. I libri ed i programmi televisivi che sostengono l’attendibilità di questa “profezia” si sono rivelati delle ottime operazioni commerciali, dimostrando che oggi anche la fine del mondo può vendersi, facendone un vero e proprio prodotto commerciale.

Gesù aveva predetto, mettendoci in guardia: “Molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti.” Matteo 24:11.

Aggiunge lo stesso Gesù: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà”. Matteo 24:42-44.

Difficilmente la Scrittura potrebbe essere più chiara: non sappiamo il giorno del ritorno di Gesù. E’ per questo che la Bibbia ci esorta ad essere pronti in qualsiasi momento.

IL RITORNO DI GESU’

Quando il Signore fu elevato alla destra del Padre, dopo la sua resurrezione, venne predetto ai discepoli che un giorno egli sarebbe ritornato. “Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo“. Atti 1:9-11.

Gesù stesso aveva promesso ai suoi discepoli il suo ritorno: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”. Giovanni 14:1-3.

E’ questa la speranza del cristiano: non l’attesa della morte, bensì del ritorno del nostro Signore e della vita eterna. Scrivendo a Tito, Paolo chiama questa attesa “… la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”. Tito 2:13.

E’ questa la “consolazione” che abbiamo nella Parola di Dio: dopo essere stato obbediente fino alla croce, Gesù ha vinto la morte con la sua gloriosa resurrezione ed un giorno tornerà per la sua Chiesa.

Scrive Paolo alla chiesa di Tessalonica: “Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono (Paolo chiama così i cristiani defunti), affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati. Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.” 1 Tessalonicesi 4:13-18.

Questo brano della Scrittura è meraviglioso e raccoglie la sostanza della nostra fede: la certezza della vita eterna in Cristo e con Cristo. L’affermazione che più mi sorprende ed allo stesso tempo mi fa capire quale deve essere la prospettiva di vita del cristiano, è quella frase detta in modo così naturale da Paolo: “noi viventi, i quali saremo rimasti…” Pur essendo un apostolo, Paolo stesso non sapeva quando il Signore sarebbe tornato. Ma il fatto che includa se stesso, che speri egli stesso in prima persona di essere in vita al ritorno di Cristo, ci insegna quale deve essere il nostro atteggiamento. Se non sappiamo quando Cristo tornerà, dobbiamo vivere ogni giorno come se il suo ritorno fosse domani o persino oggi stesso. Ciò ci fortifica e ci dona gioia; ed avendo anche cura di essere sempre pronti, essendo sempre impegnati nelle buone opere che testimoniano la nostra vita in Lui.

E’ questo il senso dell’esortazione di Cristo, del suo: “vegliate”, che produce nel cristiano una speranza viva ed una fede attiva ed operante. Infatti, nella parabola dei talenti, il Signore ci insegna a mettere a frutto quello che ci ha donato, a farlo crescere, ad utilizzarlo per il bene nostro e del nostro prossimo. L’attesa del ritorno di Cristo nel cristiano non è, quindi, passiva, un fatalismo contemplativo della sorte umana; al contrario, è stimolo per il credente ad operare proprio in attesa della piena e definitiva manifestazione di quella speranza.

Chi predice con date esatte, calendario alla mano, il ritorno di Cristo, finisce solo per confondere chi crede e dare possibilità a chi non crede di ridicolizzare la nostra Fede. Chi agisce in questo modo, l’abbiamo visto esaminando la Sacra Scrittura, rinnega l’autentico insegnamento della Chiesa di Cristo. Il tempo ha già dimostrato la falsità di previsioni simili e lo farà ancora.

COSA PRECEDERA’ IL RITORNO DI CRISTO ?

La Bibbia non ci dice quando Gesù verrà, in maniera che possiamo individuare sul nostro calendario la data del nostro suo ritorno. Ma ci dice cosa accadrà nell’imminenza del suo ritorno, quali eventi ci faranno comprendere che Gesù è vicino.

I discepoli interrogarono Gesù, dimostrando come l’animo umano avverta l’ansia per il futuro che l’attende. E la Parola di Dio non ci lascia senza risposte. “Mentre egli era seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli si avvicinarono in disparte, dicendo: “Dicci, quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?”. Matteo 24:3. E’ vero Gesù disse ai discepoli che il suo ritorno sarebbe stato preceduto da falsi cristi e falsi profeti, da guerre e rumori di guerre e che quando l’evangelo sarebbe stato predicato in tutto il mondo, allora sarebbe arrivata la fine, come è scritto nel sermone profetico di Matteo 24. E’, quindi, lecito, visto che cose simili accadono oggi sotto i nostri occhi, supporre che il ritorno di Cristo sia vicino. Ma di certo non possiamo predirne la data!

Possiamo senz’altro anche aggiungere che vi sono delle cose che debbono ancora succedere. Il Nuovo Testamento è molto chiaro. Vediamo cosa scrive in proposito Paolo ai tessalonicesi.

“Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio. Non vi ricordate che quand’ero ancora con voi vi dicevo queste cose? Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo. Infatti il mistero dell’empietà è già in atto, soltanto c’è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta”. 2 Tessalonicesi 2:1-8

La chiesa della città di Tessalonica era stata turbata da chi diceva che Cristo era già ritornato. Questi individui erano probabilmente arrivati al punto di scrivere delle epistole spacciandole per opere dell’apostolo Paolo. Quest’ultimo quindi con forza ricorda il suo insegnamento che aveva impartito anche di persona alla chiesa destinataria della sua lettera. Quindi precisa l’apostolo, quel giorno non verrà se non prima:

– sia venuta l’apostasia.

– sia comparso l’anticristo.

Cos’è l’apostasia?

Scrive Paolo a Timoteo: “Ma lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi,” 1 Timoteo 4:1-2. L’apostasia è un allontanamento dall’insegnamento apostolico. Se è vero che da una parte vediamo il nascere di movimenti religiosi che si allontanano dalla vera fede, dall’altra vi è un autentico risveglio, una ricerca di Cristo davvero significativa. Mi riferisco ovviamente alla crescita delle chiese evangeliche in molte parti del mondo. In Brasile, ad esempio. In Sud Corea, in Africa. Ma il risveglio non è solo nell’ambito evangelico. Cresce anche nella chiesa cattolica – parlo da italiano che osserva la realtà che mi circonda – il bisogno dei fedeli di un maggiore contatto con la Parola di Dio vissuta in maniera meno distaccata rispetto a come è sempre avvenuto tradizionalmente con la messa cattolica ed il distacco storico fra clero e laici. Diversi movimenti all’interno della chiesa cattolica sono l’espressione di un sincero e crescente interesse per Cristo e la Sua Parola.

Alla luce di quanto sopra sono convinto che non abbiamo ancora sperimentato l’apostasia di cui parla Paolo.

Mi sono convinto leggendo l’Apocalisse che le lettere alle sette chiese (capitoli 2 e 3) narrano il tragitto della Chiesa nella storia, dalla sua nascita fino al ritorno di Gesù. A conferma di quanto ha predetto lo Spirito Santo per bocca dell’apostolo Paolo, l’apostasia si impossesserà della chiesa immediatamente prima del ritorno di Cristo. E’ Infatti all’ultima delle sette chiese dell’Apocalisse che Gesù dice: “All’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio: Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!” Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo.” (Apocalisse 3:14-17).

Evento ancora più significativo che precederà il ritorno di Gesù sarà la comparsa dell’anticristo, di colui che qui Paolo chiama “l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto”. Nella follia dell’esaltazione di se stesso, quest’individuo arriverà a “porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio”. Nessuno può dire che ciò sia mai accaduto. Quindi Cristo non è ancora tornato, come suppongono alcuni. Né credo che pochi mesi siano sufficienti perché eventi come quelli descritti dall’apostolo si avverino.

Le parole dell’apostolo valgono anche per la Chiesa di oggi quando ha a confrontarsi con certe affermazioni che vanno contro l’insegnamento del vangelo: “vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare”.

COME AVVERRA’ IL RITORNO DI GESU’ CRISTO

Gesù mise in guardia i suoi discepoli: “Allora, se qualcuno vi dice: “Il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non v’andate; “eccolo, è nelle stanze interne”, non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.” Matteo 24:23-27.

Quando il Signore Gesù ritornerà, nessuno rimarrà lì a chiedersi se è quello il vero ritorno di Cristo. Prima che ciò avvenga, compariranno molti, ci predice il Signore, che pretenderanno loro di essere il Cristo. Ma quando egli tornerà, ci dice la Scrittura, il mondo intero ed in maniera inequivocabile se ne renderà conto.

“Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen”. Apocalisse 1:7.

Non credo di peccare di presunzione se dico che brani della Scrittura di questo genere sono di una semplicità elementare e basta conoscerli per non essere più autorizzati a farsi ingannare di alcuno.

CONCLUSIONE

Ho intenzionalmente scritto uno studio breve ed il più semplice possibile, per meglio ribadire la Verità della Parola di Dio, della vera fede evangelica, che è SOLO quella che rinveniamo nella Bibbia.

Chiunque si produca in rocamboleschi calcoli per propinare la data del ritorno di Gesù Cristo, secondo il metro della Bibbia possiamo annoverarlo fra i “falsi profeti” ed i “seduttori”. A questi individui i credenti non hanno alcun motivo di dare alcun credito.

—— 26 Maggio 2011.

Ho volontariamente omesso il nome del predicatore che aveva previsto il ritorno di Cristo per quest’anno, né specificato il giorno per il quale l’aveva previsto. Ebbene il giorno era il 21 Maggio 2011, passato ormai da qualche giorno. (7 anni adesso che rivedo questo articolo) La notizia è riportata da Yahoo e rattrista per l’abuso della credulità popolare da parte di alcuni. Lo stesso predicatore sembra abbia spostato la fine del mondo ad altra data… Ma come dico a mio figlio quando deve indovinare qualcosa e cerca di barare: eh no, così non vale!

Confermo tutto quanto ho già detto nel mio studio.

Radici ebraiche ed universalismo della fede cristiana

di Giuseppe Guarino

Lo studio serio del vangelo e della persona stessa di Gesù non può prescindere da una attenta valutazione sia delle radici ebraiche che dell’universalismo del messaggio cristiano.

Oggi sono in moto delle tendenze che sublimano un ritorno alla cultura ebraica ma mi lascia piuttosto perplesso. Il messaggio evangelico infatti non ci vuole tramutare in ebrei, ma fare di noi dei cristiani, dei seguaci di Cristo. In quanto tali, inevitabilmente indebitati alla cultura veterotestamentaria ma anche assolutamente proiettati verso l’universalismo che troviamo nel Nuovo Testamento.

Che il Nuovo Testamento sia intriso di cultura ebraica questo è certo. E’ un dato di fatto. Gesù è nato da genitori ebrei. Il suo nome non avrebbe potuto essere più ebraico: Yeshua, nome ebraico di Gesù, è il diminuitivo di Yehoshua, cioè Giosuè, il successore di Mosè. Suo padre, Giuseppe, sebbene non padre carnale, era della discendenza di Davide, come leggiamo dalla genealogia di Matteo. Sua madre, madre vera, era anch’essa discendente di Davide, come puntualizza Luca. Egli nasce a Betlemme. Egli adempie tutte le profezie che l’Antico Testamento riferisce al Messia. Egli si fa battezzare da Giovanni Battista. Vive secondo la Legge mosaica e cita continuamente le Scritture e le spiega alla maniera dei rabbi ebrei.

Nel Sermone sulla Montagna Gesù si siede ed insegna, gesto tipicamente ebraico. Infatti durante la lettura dei libri di Mosè o dei Profeti, il rabbi stava in piedi, ma quando doveva insegnare, egli si sedeva. Matteo quindi puntualizza nella sua descrizione: “Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui, ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo” (Matteo 5:1-2, Nuova Riveduta). E’ in questo contesto che Gesù chiarisce in maniera inequivocabile: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.” (Matteo 5:17 – NR)

Sebbene il Nuovo Testamento sia stato scritto in greco, non si contano i termini ebraici ed aramaici che esso mantiene nella loro lingua originale. Ciò è visibile anche nelle nostre traduzioni, dove la costruzione della frase spesso costringe a ritenere il vocabolo ebraico anche in italiano.

“E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lamà sabactàni?” cioè: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46)

“Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono“. (Marco 3:17)

La parola Amen è presente nel Nuovo Testamento greco molte più volte di quante ci si renda conto nelle traduzioni. E’ mantenuta in Matteo 6:13, nella chiusura del cosiddetto “Padre nostro”, mentre non si vede nella traduzione di molti passi di Giovanni. La famosissima espressione “in verità in verità” tipica del quarto vangelo, corrisponde infatti all’originale “Amen, Amen” dove la parola ebraica è semplicemente traslitterata in alfabeto greco.

Un’altra meravigliosa espressione che sopravvive nel Nuovo Testamento e nel linguaggio quotidiano dei credenti è “Alleluia”. “Dopo queste cose, udii nel cielo una gran voce come di una folla immensa, che diceva: “Alleluia! La salvezza, la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio.” (Apocalisse 19:1 – NR)

Accanto a questa meravigliosa continuità con la fede del popolo giudaico, va, però, sottolineato anche l’universalismo del messaggio evangelico, che, in questo senso, si distacca, rompe quasi, con l’esclusivismo ebraico.

Scrive Giovanni nel suo vangelo: “È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Giovanni 1:11-12)

Il comandamento di Gesù ai suoi discepoli è chiaro: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popolibattezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo 28:19 – NR)

Ecco quindi spiegato perché i libri della nuova fede non vengono scritti in ebraico, né in aramaico, bensì in greco, la lingua più parlata nel mondo che vide muovere i primi passi del cristianesimo. Era anche la lingua della traduzione dell’Antico Testamento che godeva di prestigio fra gli stessi ebrei dispersi nelle nazioni, lontani da Israele, che non avevano più sufficiente dimestichezza con la lingua ebraica. Grazie anche a quest’uso consolidato all’interno dello stesso ambiente ebraico, la lingua greca si prestava perfettamente da una parte a raccogliere l’eredità dell’Antico Testamento e dall’altra a veicolare il messaggio universale dell’Evangelo.

Nelle mani dell’apostolo Paolo il greco divenne un potente mezzo per esprimere la dottrina cristiana con grande efficacia. La cristologia neotestamentaria – bisogna ammetterlo – difficilmente avrebbe potuto esprimere concetti come quelli che vi rinveniamo se fosse stato scritto in lingua ebraica. Il greco permise all’apostolo Paolo di descrivere la persona di Gesù ai Gentili in maniera straordinaria. Scrisse ai Colossesi: “… in lui dimora tutta la Pienezza della Deità corporalmente” (2:9). Definì inoltre Gesù: “immagine del Dio invisibile” (Col. 1:15). Con terminologia ancora più sofisticata lo stesso concetto viene elaborato in un linguaggio molto sofisticato in Ebrei 1, dove è detto che Gesù “è splendore della sua gloria (di Dio) e impronta della sua essenza.“

Famosissimo è il riferimento di Giovanni al logos nel prologo del suo Vangelo. Mai concetto più ebraico avrebbe potuto esprimersi con una terminologia più greca. Ai primi intellettuali convertiti al cristianesimo, venne istintivo richiamare il concetto comune all’ebraismo ed alla cultura ebraica ed ellenica di logos per annunciare il Cristo, mediatore cosmico fra Dio e l’uomo incarnatosi in Gesù di Nazaret.

Nel vangelo più ebraico dei quattro, Matteo, troviamo l’affermazione più universale, sulla nuova comunità raccolta attorno a Gesù Cristo, il Figlio di Dio. “Ed egli disse loro: “E voi, chi dite che io sia?” Simon Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Gesù, replicando, disse: “Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.” (Matteo 16:15-18)

L’ultima più emblematica considerazione riguarda il nome ineffabile di Dio, il cosiddetto Tetragramma,יהוה, che nel Nuovo Testamento greco diviene Kyrios, Signore, termine comprensibile, diretto, che nulla di ebraico conserva ma che rappresenta e rivela l’universalità della sovranità del Dio della Bibbia, ora non più esclusivo patrimonio della nazione ebraica, ma alla portata di ogni uomo che lo invoca. Scrive Paolo proprio in virtù di questa nuova accessibilità di Dio: “… perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: “Chiunque crede in lui, non sarà deluso”. Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” (Romani 10:9-13)

E’ questa la sostanza e la potenza del messaggio evangelico che esce prepotentemente al di fuori dei confini dell’ebraismo, geograficamente ed intellettualmente. “Non c’è più distinzione fra Giudeo e Greco, essendo egli stesso Signore di tutti” è un’affermazione che esprime l’universalismo della nuova fede, che estende ad ogni uomo l’invito di tornare a Dio. Non vi sono più degli eletti per diritto di nascita, ma eletti per scelta. Paolo continua a scrivere e conclude il suo ragionamento citando un brano dell’Antico Testamento: “chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato” come per invitare comunque a non dimenticare le radici ebraiche della nostra fede e per motivare ogni cosa con l’autorità delle Scritture ebraiche.