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VANGELO DI GIOVANNI 1:1-14. TRADUZIONE E NOTE.

VANGELO DI GIOVANNI 1:1-14. TRADUZIONE E NOTE di Giuseppe Guarino

Cominciamo la traduzione di questo vangelo con un inno cristologico che per millenni ha suscitato grandi entusiasmi e grandi polemiche. La Chiesa ha da sempre compreso la Divinità di Cristo, ed essa è chiaramente visibile qui, insieme al meraviglioso ruolo di Creatore, Signore, Salvatore, perfetto rivelatore del Padre e della Sua volontà. Le varie eresie sono deviazioni temporanee e limitate di una fedele lettura che ha caratterizzato studenti della Parola e lettori, teologi e semplici credenti.

DIO SI RIVELA TRAMITE LA SUA PAROLA

Capitolo 1

1In principio era il Logos,[1]

il Logos era presso Dio

ed il Logos era Dio. 2

Egli era in principio presso Dio:3

tutto è venuto all’esistenza per mezzo di lui,

e senza di lui nulla esisterebbe di ciò che invece è.[2]

4In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini.

5La luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno ricevuta.

TESTIMONIANZA DI GIOVANNI BATTISTA

6Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni. 7Egli venne come testimone, affinché testimoniasse della luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Egli non era la luce, ma testimone della luce.

DIO SI RIVELA AL MONDO, A OGNI UOMO

9La luce vera, quella che illumina ogni uomo venuto al mondo, era.

10Egli era nel mondo,

il mondo è stato fatto per mezzo di lui,

MA IL MONDO NON LO HA CONOSCIUTO

e il mondo non lo ha conosciuto.

DIO SI E’ RIVELATO AL SUO POPOLO

11È andato alla sua gente,

IL SUO POPOLO NON LO HA RICEVUTO

ma i suoi non l’hanno ricevuto.

DIO ESTENDE IL SUO INVITO AD OGNI UOMO

12A quanti, però, l’hanno ricevuto,[3] Egli ha dato loro l’autorità di diventare figli di Dio: a quelli cioè che credono nel suo nome, 13i quali non da sangue, né per volontà di carne, né per volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.

DIO SI MANIFESTA VISIBILMENTE IN GESU’

14E il Logos si è fatto carne[4] ed ha dimorato fra noi. E noi[5] abbiamo visto la sua gloria, gloria come dell’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

__________________________

NOTE

[1] Essendo questa una versione annotata e di studio, mi permetto di ritenere il vocabolo Logos in originale. Esso ha un significato più ampio dei termini di solito utilizzati per tradurlo, cioè Parola o Verbo, quest’ultimo termine essendo palesemente dipendente dalla versione latina di Giovanni. Logos è sia Ragione che Parola, così come il Figlio di Dio è sia Parola di Dio sia Dio stesso col Padre. Le polemiche antitrinitarie finiscono quando Giovanni 1.1 è ben compreso. Il Logos è Dio, ma è distinto dal Padre.

[2] Troviamo qui uno stupendo esempio del parallelismo ebraico, dove, come spesso accade per alcuni detti di Gesù, l’affermazione di un fatto viene seguita dalla negazione del fatto contrario.

[3] Dal verso 10 assistiamo ad un meraviglioso crescendo. L’uomo ha i mezzi per riconoscere l’esistenza di Dio, ma non lo riconosce. Dio si è poi manifestato ai suoi, al suo popolo, Israele; ma anche questi non lo hanno riconosciuto. E quindi adesso l’invito è universale, riguarda ogni uomo, v.12, tutti coloro che vogliono ricevere il Figlio di Dio, credendo in Lui, loro, generati nello spirito da Dio, diventano figli di Dio, entrano il quel rapporto speciale di Figliolanza con Dio per mezzo dell’adozione in Gesù Cristo.

[4] La forza dell’affermazione di Giovanni è necessaria contro coloro che negano la reale incarnazione, umanità, del Figlio di Dio. Nelle sue epistole e anche in altri punti del suo Vangelo questa importante verità è ribadita.

[5] Qui si fa avanti l’apostolo Giovanni, testimone oculare della persona e maestà di Gesù Cristo! Egli non era un profeta, un semplice uomo, bensì l’Unigenito Figlio di Dio.

Giovanni capitoli da 1 a 4: schema

Giovanni capitoli da 1 a 4: schema e discussione di Giuseppe Guarino

Questo semplice schema potrebbe risultare molto utile anche durante una semplice lettura del quarto vangelo. Ci mostra infatti come proprio in questi quattro capitoli si chiarisca l’universalità del messaggio cristiano, saltando il preambolo della predicazione del vangelo del regno ai giudei, caratteristico dei sinottici.

Giovanni capitoli 1 – 4
 Il vangelo: messaggio universale 

 

Capitolo 1      

1-5. Dio crea e si rivela tramite la sua Parola

6-8. Testimonianza di Giovanni Battista

9-10. Dio si rivela ad ogni uomo

11. al suo popolo (Israele)

12-13. a chiunque lo voglia accettare

14-18. Dio si è rivelato in Gesù, Parola di Dio fatta uomo

19-34. Testimonianza di Giovanni Battista

35-51. I discepoli di Gesù

Capitolo 2      

1-11. Le nozze di Cana

12. Gesù si ritira a Cafarnao

13-22. Gesù purifica il tempio di Gerusalemme

23-25. molti credono in lui

Capitolo 3      

1-21. Gesù discute con Nicodemo sul regno di Dio ed afferma l’universalità della sua missione

22-36. Terza menzione della testimonianza del Battista

Capitolo 4      

1-42. Gesù è riconosciuto come Messia dai Samaritani

43-45. Gesù è creduto in Galilea

46-54. Il figlio dell’ufficiale regio viene guarito

 

Breve commento

La purificazione del tempio giudaico sembra l’evento che inaugura il ministero pubblico di Gesù nel quarto vangelo.

Perché?

Nel quarto vangelo inoltre Gesù non predica il Vangelo del Regno, come nei sinottici. Il graduale transitare dalla realtà ebraica della fede nel Dio unico di Abramo e della sua discendenza alla sua universalità è subito introdotto in Giovanni, è già un fatto. Come vedremo dal quinto capitolo in avanti, lo scontro con il clero giudaico è immediato ed è basato su cavilli della Legge mosaica come veniva interpretata da farisei e dai “giudei”.

Il verso chiave è 1:11: “Egli venne in casa sua, ma i suoi non l’hanno ricevuto. Ma a quanti lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di essere figli di Dio”.

All’universalità del messaggio viene anche posta enfasi sull’universalità della missione del Messia, Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!

In Giovanni Gesù e i suoi non vanno in giro a predicare il vangelo del regno di Dio, chiamando il popolo a ravvedimento.

Il primo miracolo  – segno – avviene in un matrimonio. Il vino è finito, a descrivere che in Israele ormai manca l’autenticità del rapporto con Dio e toccherà al Figlio di Dio supplire a questa mancanza, tramutando l’acqua in vino. Già altrove, nei sinottici, Gesù parlò di vino nuovo in otri nuove, per descrivere come la sua Parola sarebbe stata ricevuta da altri che non fossero i credenti “tradizionali”.

Il logico prosieguo è la purificazione del tempio di Gerusalemme, Gesù indignato che entra nella casa del suo Padre e mostra il suo sdegno che prorompe in vera e propria violenza. Subito la sua testimonianza ai giudei: distruggete questo tempio, ed io lo riedificherò in tre giorni. Stavano per cambiare tante cose, nella realtà vera e spirituale dell’era del Messia, Dio si era manifestato fisicamente in Cristo. La profondità dell’affermazione di Gesù verrà compresa soltanto dopo, anche dai suoi stessi discepoli – ma Giovanni lo spiega subito al suo lettore: il rifiuto di accettare il Messia risulterà nella sua uccisione, ma Dio lo resusciterà e trasformerà la sconfitta in una vittoria definitiva. Si avvera così Genesi 3:15 e Gesù vincerà definitivamente sulla morte, portando la vita eterna ad ogni uomo che alzerà lo sguardo verso di lui, come per il serpente di Mosè, figura profetica del Messia che sarebbe venuto un giorno (Giovanni 3:14-15).

La purificazione del tempio nei sinottici avviene alla fine del ministero di Gesù, dopo che egli ed i suoi discepoli hanno predicato il vangelo del regno ed invitato il popolo a ravvedersi. Questo periodo di transizione non è visto qui. Da subito l’esclusivismo giudaico è accantonato a favore all’universalismo ed inclusivismo del messaggio cristiano.

La cronologia che per noi è tanto fondamentale, passa in secondo piano quando l’intento teologico è il centro di tutto.

Segue il discorso con Nicodemo, che avviene di notte. Un capo giudaico ha paura di interrogare Gesù apertamente e si trova spiazzato quando il Signore gli espone Verità così profonde. Attenzione: nulla di nuovo! Si tratta soltanto di promesse messianiche, viste dai profeti, che adesso stanno per divenire realtà.

A Nicodemo ed al lettore del vangelo, viene presentata la meravigliosa universalità del messaggio cristiano: “chiunque … crede”.

Gesù si sposta dalla Giudea (capitolo 3) verso la Galilea. Passa per la Samaria, e i samaritani si convertono. Arriva in Galilea, ed anche qui credono in lui. Il messaggio del vangelo raggiunge i popoli, più aperti dei giudei alla Verità.

Addirittura Gesù trova una grande fede in un ufficiale regio, del quale guarisce il figlio a distanza. Questa porzione del vangelo non si chiude a caso con questo dettaglio, simbolico della fede che avrebbe guarito i molti lontani da Israele, che non avevano visto personalmente Gesù.

“Beati coloro che non vedendo crederanno” (Giovanni 20:29b) dirà Gesù a Tommaso!

 

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Giudei e Gentili

GIUDEI E GENTILI di Giuseppe Guarino

Il Nuovo Testamento distingue fra Giudei e Gentili, ma con l’unico scopo di far sì che gli uni e gli altri si sentano parte della Chiesa. Non più due popoli, ma uno solo. Promuove cioè il fatto che i Giudei riescano ad accettare i Gentili come parte del popolo di Dio e che quest’ultimi non si sentano in un qualche senso inferiori ai credenti di origine Giudaica.

 

 

Paolo scrive alla chiesa di Efeso

PAOLO SCRIVE ALLA CHIESA DI EFESO di Giuseppe Guarino

Paolo scrive alla chiesa di Efeso quando si trova prigioniero a Roma. Da lì avverte il bisogno di confermare gli efesini e le altre chiese dell’Asia.

Paolo vide per l’ultima volta i responsabili della chiesa di Efeso quando si trovava a Mileto (Atti 20:17 e seguenti). Non li avrebbe più rivisti e non sarebbe più tornato a Efeso. Questa consapevolezza rende il loro saluto una delle pagine più toccanti della Bibbia.

Quando decide di scrivere alla chiesa di Efeso e a quella di Colosse, città vicine, si trova prigioniero a Roma. Affida i suoi scritti a Tichico che avrà cura di consegnarle ai destinatari. (Efesini 6:21, Colossesi 4:7)

Vi è di solito un motivo se Paolo scrive un’epistola.

Quella ai Colossesi ha chiaramente lo scopo di confutare delle eresie gnostiche o protognostiche. La gnosi è un movimento che darà del filo da torcere alla Chiesa dei primi secoli, con un complesso insegnamento supportato dalla intensa attività di produzione di falsi vangeli – vedi il Vangelo di Giuda, per citare forse il più famoso.

Ma perché Paolo scrive la lettera agli Efesini?

Come in Colossesi, in Efesini troviamo lo stile di Paolo che non confuta in maniera diretta, in contrapposizione, bensì affermando la Verità del Vangelo che smentisce chi vuole in qualche modo “alterarla” o turbarla nelle assemblee dei credenti.

Qual era l’atmosfera religiosa a Efeso?

Da una parte la città è famosa per il culto alla dea Diana ed era infestata da diversi che praticavano arti occulte. Ma Paolo non fa nessun riferimento, entrambe queste problematiche non intaccano la fedeltà della chiesa di Efeso: sono problemi risolti. I credenti efesini sono liberi dall’idolatria e dall’occultismo.

Per capire quale sia il motivo dell’epistola dobbiamo quindi attingere dal testo, leggerlo attentamente. E’ il processo inverso, simile a quando dalla risposta si vuole risalire alla domanda. Qui dai chiarimenti dobbiamo cercare di risalire alle problematiche che richiedevano l’intervento di Paolo.

Quando Paolo arriva a Efeso per la prima volta, entra nella Sinagoga e parla delle cose di Dio (Atti 18:19). Tempo dopo, quando tornerà a Efeso per la seconda volta, deve rinunciare a insegnare nella Sinagoga e stabilire il centro del suo ministero altrove.

In Efeso, quindi, vi era una comunità giudaica, quanto nutrita non si sa, come del resto in tutta l’Asia minore e il mondo di allora. A questa comunità giudaica Paolo si rivolge ancora una volta per prima, ma qui come altrove, l’apostolo non ottiene il consenso sperato.

“Per due anni (per bocca di Paolo) … tutti gli abitanti dell’Asia, Giudei e non Giudei (Greci dice il testo originale) udirono la Parola…” (Atti 19:10).

I destinatari dell’epistola agli Efesini sono Gentili, convertitisi dal paganesimo all’Evangelo.  La Nuova Riveduta traduce stranieri piuttosto che Gentili. Una scelta che tenta di rendere in maniera comprensibile un vocabolo che potrebbe sembrare oscuro. Ma ne parleremo meglio nel prossimo articolo.

“Perciò ricordatevi che un tempo voi Gentili (non Giudei) di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono stati fatti nella carne per mano d’uomo” (Efesini 2:11).

“Per questa ragione io, Paolo, sono il prigioniero di Cristo Gesù per voi Gentili” (Efesini 3:1).

 

 

Il Vangelo a Efeso

IL VANGELO A EFESO di Giuseppe Guarino

Efeso è una città importante che si trova in Asia Minore, la odierna Turchia. Paolo vi fa una sua prima sosta citata in Atti 18.

Immagine tratta dal libro “Paolo., Apostolo di Cristo” di Antonio Calisi, Infinity Books.

In Atti 18 Paolo si sposta da Atene a Corinto, dove accade qualcosa di importante.  Leggiamo che “ogni sabato” l’apostolo insegnava nella sinagoga” ed è in seguito al netto rifiuto del vangelo da parte del suo popolo che afferma: “da ora in poi andrò ai Gentili” (Atti 18:6).

Dopo aver trascorso oltre un anno e mezzo ad insegnare a Corinto, abbandona quella città portando con sé Aquila e Priscilla. Ed ecco che per la prima volta arriva ad Efeso, dove rimane comunque poco tempo. (Atti 18:19). Lascia qui Aquila e Priscilla. Il seme della chiesa di Efeso è gettato.

Il primo frutto sembra Apollo, istruito sulla via di Dio proprio dai due fedeli compagni di viaggio dell’apostolo. (Atti 18:24-28).

Paolo torna ad Efeso e vi rimane per oltre due anni (Atti 19: 1, 10).

Durante questo importante periodo l’apostolo insegna con ogni libertà ai Giudei e ai Greci. Questo dettaglio, questa distinzione – come se vi fossero due categorie di credenti – è molto importante e sta alla base di una corretta comprensione del linguaggio dell’epistola agli Efesini. “Per due anni (per bocca di Paolo) … tutti gli abitanti dell’Asia, Giudei e non Giudei (Greci) udirono la Parola” (Atti 19:10)

Trascorsi i due anni, Paolo si reca in Macedonia e visita altre città. Si trova a Mileto (Atti 20:17) quando fa chiamare gli anziani della chiesa di Efeso per parlargli. La chiesa in Efeso è ormai fondata sulla Parola, insegnata per anni dall’apostolo, i suoi ministri sono fedeli, istruiti, e possono  continuare l’opera apostolica. (Atti 20:18-21)

Eppure circa trent’anni dopo il Signore contesta questo alla chiesa di Efeso: ” Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4). C’è veramente da riflettere su questo “scadere” di una chiesa così importante e alla quale l’apostolo scriveva senza avere nulla da rimproverare. Un monito per ognuno, a livello individuale e confessionale.

Cronologia delle epistole di Paolo

CRONOLOGIA DELLE EPISTOLE DI PAOLO di Giuseppe Guarino

L’esigenza di trovare un ordine cronologico alle epistole dell’apostolo Paolo, sorge spontaneo insieme ad una intenzione di un serio studio delle stesse, ma si rivela utile anche qualora le si voglia leggere nell’ordine di composizione. Infatti le tredici lettere di Paolo, quattordici se includiamo l’epistola agli Ebrei, così come le ritroviamo nelle edizioni che comunemente utilizziamo del Nuovo Testamento, non sono ordinate per data di composizione o qualsivoglia altro criterio rintracciabile. E’ spontaneo quindi cercare di trovare una collocazione delle stesse lettere all’interno dell’attività dell’apostolo come riportata nel libro degli Atti degli Apostoli e provare a datarle.

Questo post intende fornire una possibile cronologia degli scritti di Paolo. Nessuna presunzione di esattezza matematica, ma una possibile ricostruzione che possa aiutare il lettore ad orientarsi.

Gli eventi principali della vita di Paolo

Atti 9 36 d.C. Conversione di Paolo
Galati 1:16-17 Sale a Damasco
Si reca in Arabia
Torna a Damasco
Atti 9:9

Galati 1:18

38 Prima visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 11:30 Seconda visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 13-14

Galati 1:21-24

Primo viaggio missionario
Atti 15

Galati 2

51 Terza visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 16:1-18:22 51-54 Secondo viaggio missionario
Atti 18:23-21:17 54-58 Terzo viaggio missionario
Atti 21-28 58-62 Prigionia di Paolo

La cronologia delle epistole.

Al periodo del secondo viaggio missionario possiamo far risalire le epistole 1 e 2 Tessalonicesi. Queste sono le prime scritte da Paolo.

Durante il terzo viaggio missionario, fra il 57 e il 58 d.C., scrisse 1 Corinzi, da Efeso, 2 Corinzi e Galati, dalla Macedonia, e Romani, da Corinto.

Al periodo della prigionia a Roma vanno ascritte Filippesi, Efesini, Colossesi e Filemone.

Visto il silenzio su quanto avvenuto dopo l’imprigionamento di Paolo a Roma descritto in Atti 28, non è certo se 1 Timoteo, Tito e 2 Timoteo, siano state scritte durante questo imprigionamento o durante l’ipotetica liberazione che molti suppongono abbia preceduto un secondo imprigionamento e la condanna a morte. Ad ogni modo, nell’ordine in cui le ho menzionate, queste sono state le ultime epistole di Paolo.

 

1 Tessalonicesi.

Venne scritta durante il soggiorno di Paolo a Corinto, come si comprende mettendo a raffronto Atti 18:5 con 1 Tessalonicesi 3:6.

I dati cronologici ricordati da Paolo sono facilmente inseribili nella cronologia del libro degli Atti.

In Atti 17 Paolo fonda la chiesa di Tessalonica, Atti 17:1-4. A seguito di persecuzioni da parte dei giudei del posto, fugge a Berea, Atti 17:5-12. Quindi ancora raggiunto dai persecutori di Tessalonica, passa ad Atene, Atti 17:13-15.

Da Atene (il soggiorno in questa città è descritto in Atti 17:16-34) Paolo manda Sila e Timoteo a vedere il benestare dei Tessalonicesi.

Qui si introduce il discorso di 1 Tessalonicesi 3:1-5. Timoteo torna da Paolo quando questi si trova già a Corinto. 1 Tessalonicesi 3:6. Atti 18:1-5.

L’anno di composizione di 1 Tessalonicesi è quindi il 52 d.C.

1 Corinzi

Fu scritta da Efeso, durante il soggiorno dell’apostolo descritto in Atti 19. E’ lo stesso Paolo a specificarlo: “…Ma mi fermerò in Efeso fino alla Pentecoste” ( 1 Corinzi 16:8)

La lettera risale quindi alla primavera dell’anno 57 d.C.

Galati

Alcuni fanno precedere le epistole ai Corinzi da quella ai Galati. Altri rimuovono addirittura quest’ultima epistola da questa collocazione e sostengono questa essere la prima opera di Paolo e risalente addirittura al 48 d.C.

Per sostenere una datazione tanto antecedente, bisogna considerare errata la sequenza di eventi che abbiamo descritto sopra. L’incontro cui si fa riferimento in Galati 2:1 e segg. non sarebbe quindi avvenuto nella stessa occasione che ha portato alla conferenza di Gerusalemme di Atti 15. Sarebbe invece da considerarsi avvenuto durante la seconda visita a Gerusalemme di Paolo, descritta in Atti 11:30. Ancora, bisogna anche considerare come Galazia la regione che Paolo aveva visitato durante il suo primo viaggio missionario, Atti 13:14 e segg., e non la provincia romana sita molto più a nord raggiunta durante il secondo viaggio Atti 16:6.

E’ improbabile che entrambe le condizioni citate per una datazione tanto anteriore siano possibili.

Tutto sembra deporre a favore d’una datazione più tarda. La seconda visita a Gerusalemme di Paolo aveva una motivazione molto particolare e non si concilia con la sua affermazione di Galati 2:1, dove dice che saliva a Gerusalemme “in seguito ad una privata rivelazione”. Quest’ultima può invece inserirsi in Atti 15:1-2, come conferma della decisione specifica presa dalla chiesa di Antiochia per risolvere la questione dei Gentili, tema anche di Galati.

La presa di posizione pubblica di Paolo nei confronti di Pietro descritta in Galati può essere giustificata solo se seguente alla decisione degli apostoli di Atti 15.

E’ poi più naturale che per Galazia, Paolo intendesse la regione denominata apertamente in questa maniera nelle narrazioni degli Atti 16:6 e segg. E ancora, il primo viaggio missionario mi sembra venga nominato già prima della conferenza di Gerusalemme, saltando il secondo viaggio a Gerusalemme. Confrontando Galati 1:21 con Atti 15:41 l’attinenza mi sembra evidente.

Una datazione che collochi Galati fra 2 Corinzi e Romani non può sostenersi in maniera assoluta, sebbene io la proponga perché convinto dalla accuratezza della presentazione della tesi dal grande studioso del XIX secolo Lightfoot. Se però è accettabile, come fanno alcuni, porre Galati prima di 1 Corinzi, non sembra accettabile considerarla la prima epistola paolina.

Filippesi, Efesini, Colossesi e Filemone

Non possiamo essere dogmatici sulla sistemazione che vede la composizione di Filippesi come antecedente quella di Efesini, Colossesi e Filemone, ma per certo queste ultime tre hanno viaggiato insieme e, quindi, sono state scritte nello stessa circostanza, durante la prigionia dell’apostolo a Roma.

Il punto di connessione fra le tre lo ricaviamo dalle chiuse delle tre lettere in questione.

In Efesini 6:21-22 Paolo nomina Tichico.

In Colossesi 4:7-9 leggiamo: “…Tutte le mie cose ve le farà sapere Tichico, il caro fratello e fedel ministro…e con lui ho mandato Onesimo, che è dei vostri…”

La lettera a Filemone viaggia chiaramente con Onesimo: “…Onesimo…io te l’ho rimandato”, v.11

E’ chiaro quindi che Tichico e Onesimo viaggiavano insieme, portando alle chiese le epistole agli Efesini e ai Colossesi, nonché la lettera personale per Filemone.

 

Le epistole di Paolo in ordine cronologico

Durante il secondo viaggio – Atti 16:1-18:22
1 Tessalonicesi 52 d.C. da Corinto
2 Tessalonicesi
Durante il terzo viaggio – Atti 18:23
1 Corinzi Primavera

57 d.C.

da Efeso
2 Corinzi Autunno

57 d.C.

Dalla Macedonia
Galati Autunno

58 d.C.

Dalla Macedonia
Romani 58 d.C. Da Corinto
Durante la prigionia a Roma – Atti 28:11-31
Filippesi
Efesini
Colossesi
Filemone
Durante la prigionia o la seguente possibile liberazione
1 Timoteo
Tito
2 Timoteo

Collocazione delle epistole all’interno dell’opera missionaria

Atti 9 36 d.C. Conversione di Paolo
Galati 1:16-17 Sale a Damasco
Si reca in Arabia
Torna a Damasco
Atti 9:26 – Galati 1:18 38 Prima visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 11:30 Seconda visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 13-14 – Galati 1:21-24 primo viaggio missionario
Atti 15 – Galati 2 51 Terza visita di Paolo a Gerusalemme
Atti 16:1-18:22 51-54 secondo viaggio missionario
1 Tessalonicesi
2 Tessalonicesi
Atti 18:23-21:17 54-58 terzo viaggio missionario
1 Corinzi
2 Corinzi
Galati
Romani
Atti 21-28 58-62 Prigionia di Paolo
Filippesi
Efesini
Colossesi
Filemone
1 Timoteo
Tito
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sei sei sei il numero della bestia

di Giuseppe Guarino

Purtroppo credo si renda davvero necessario un commento sulla immotivata diffusione di un’isteria che riguarda il cosiddetto numero della Bestia, il sei, sei, sei.

Negli anni ottanta gli Iron Maiden cantavano: “six, six, six the number of the Beast”. Facevano eco i Litfiba nel loro brano “El Diablo”. Tanti altri esempi sono disponibili dell’uso di questo numero, che gode di una certa popolarità nel mondo dell’occulto.

In effetti la simbologia di Piero Pelù e compagni è piuttosto echeggiante il testo biblico. Ma non è del tutto accurata.

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Della bevanda Monster si è detto che essa pubblicizza il “sei, sei, sei” in quanto il logo – le tre emme – ricordano molto la lettera waw dell’alfabeto ebraico che ha valenza numerica “6”.

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Anche nel codice a barre alcuni vedono – e forse sarà pure stato messo lì intenzionalmente – la triplice ripetizione del numero sei, rappresentato graficamente dalle tre segmenti, all’inizio al centro e alla fine del codice a barre, che indicano proprio il numero 6.

Ora siamo all’identificazione del 666 nei vaccini.

Poi c’è chi vede il sei, sei, sei nella www del world wide web, cioè internet.

Nel passato il 666 è stato visto nei nomi di re, papi, ecc.

Leggiamo cosa dice la Bibbia su questo “numero”. Vi chiedo un po’ di pazienza, perché è facile dire una cosa, buttarla lì sul web con una bella immagine. Tutt’altra cosa è invece analizzare la questione con serietà e fedele aderenza al testo biblico.

Leggiamo Apocalisse 13

1 Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi.
2 La bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso e la sua bocca come quella del leone. Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità. 

Per capire cosa indica qui il testo per “bestia” ci basta leggere il capitolo 7 di Daniele. Invito il lettore a farlo.  Può seguire questo link se vuole leggerlo subito La Sacra Bibbia – Daniele 7 (Nuova Riveduta) (laparola.net)

Siamo davanti ad un sistema politico, un regno, una nazione, una forma organizzata di vivere civile che, trattandosi di una profezia ancora non avveratasi non possiamo allo stato attuale meglio definire. Potrebbe essere, come alcuni sostengono – e come anche io sono propenso a pensare – una confederazione di stati. Ciò a motivo della descrizione che si dà di questa potenza mondiale che farà la sua comparsa poco prima del ritorno di Cristo nello stesso libro di Daniele, 2:43, “…  Come hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, essi si mescoleranno per seme umano, ma non si uniranno l’uno all’altro, esattamente come il ferro non si amalgama con l’argilla.”

Il Dragone che dà potenza a questo regno, è detto poco prima, in Apocalisse 12:9.

3 Una delle sue teste sembrò ferita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia. 4 E adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?» 5 E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie. E le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo. 7 Le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli, e le fu dato di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. 8 L’adoreranno tutti gli abitanti della terra il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato.
9 Se uno ha orecchi, ascolti. 10 Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno deve essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi.

Qui possiamo solo leggere ciò che è scritto e che riguarda coloro che vivranno i giorni in cui questa terribile potenza mondiale apparirà sulla scena, costoro riconosceranno bene l’avverarsi di questa profezia.

Il senso per il quale il Signore ci rivela queste cose è perché noi sappiamo che Egli ha comunque il controllo e la Sua vittoria finale sul male è certa.

11 Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone.
12 Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. 13 E operava grandi segni miracolosi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. 14 E seduceva gli abitanti della terra con i segni miracolosi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un’immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. 15 Le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia affinché l’immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia.

Ecco una seconda bestia. Sembra che la prima, un potere secolare, venga affiancata da una seconda, religiosa. Parla come l’agnello perché evidentemente imita il Cristo, ma parla il linguaggio del diavolo.

16 Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. 17 Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.
18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei.

In un qualche modo è questa seconda bestia che obbliga gli uomini a prendere un marchio, che sta sulla mano destra o sulla fronte.  Quindi, allo stadio attuale, vi è ben poca attinenza, nessuna a dire il vero, fra l’inoculazione di un vaccino e un marchio che dovrebbe stare sulla mano o sulla fronte. “Sulla”, cioè “sopra”.

Questo marchio è sia il nome stesso della bestia, sia il numero che corrisponde al suo nome.

Nella lingua ebraica ogni lettera dell’alfabeto aveva una valenza numerica. Oggi non è più così. E’ stato quindi tentato in ogni modo di trovare la valenza numerica di questo o quel personaggio storico o del momento che sia particolarmente scomodo, o che sia pure un “anticristo”, perché vi sono stati e vi saranno sempre “anticristi” cioè nemici di Cristo. Nerone, Hitler, ecc. L’ultima che ho letto è quella che identifica il 666 con il nome di papa Bergoglio. Non mi piace particolarmente come personaggio, ma biblicamente questo tipo di identificazione, sempre allo stato attuale, lascia il tempo che trova.

Nessuna delle circostanze che il brano descrive così chiaramente sono riscontrabili in eventi storici passati o attuali. Nonostante le varie restrizioni di vari momenti storici e quelle attualmente in essere in Europa, e in particolare in Italia, non abbiamo un avverarsi della profezia di Apocalisse 13.

Un ultimo dettaglio importante è che il numero della bestia non è la triplice ripetizione del numero sei, bensì seicentosessantasei, che nella nostra lingua si scrive 666, ma che, nella lingua originale dell’Apocalisse, il greco, si scrive χξς, ovvero εξακοσια εξηκοντα εξ. Probabilmente un po’ meno attraente e suggestiva della nostra tripla ripetizione numerica, assente in lingua greca. In ebraico forse anche meno (שש מאות וששים ושש) ma non abbiamo un originale ebraico del testo dell’Apocalisse e dobbiamo fare quindi affidamento sul testo greco.

Mi auguro che questo breve articolo contribuisca a marchiare come forzature inaccettabili le interpretazioni che vogliono individuare nei vaccini il cosiddetto “marchio della bestia”. Allo stesso modo, e lo ripeto, allo stato attuale, non abbiamo modo di ritenere che nemmeno i tanto temuti microchip sottocutanei possano riferirsi all’avverarsi delle profezie sull’Anticristo o altre fantomatiche nuove tecnologie nanobotiche.

Se leggiamo con sobrietà il testo dell’Apocalisse ciò ci sembrerà oltremodo chiaro.

Ps. Evitiamo di far ridicolizzare la Parola di Dio, ma opponiamo una sobria e attenta lettura del testo biblico.

 




Profezie bibliche, profezie autentiche

“Profezie bibliche, profezie autentiche” di Giuseppe Guarino. Un’apologia dell’affidabilità delle profezie messianiche che troviamo nella Bibbia.

“I pazzi si sono impadroniti del manicomio” fu detto quando venne fondata la United Artists. Qualcosa di simile si potrebbe dire per certe aree di studi biblici. Gli increduli una volta stavano al di fuori della Chiesa e attaccavano la Verità apertamente, oggi invece stanno all’interno della Chiesa (visibile) e mascherano l’incredulità da spirito scientifico e ricerca obiettiva. Un tempo erano coloro che stavano al di fuori della Chiesa che non credevano nell’ispirazione delle Sacre Scritture, oggi chi si fregia di titoli accademici la denigra di fatto con lo scarso rispetto che mostra per i suoi contenuti.

La datazione dei Vangeli è un particolare importante. Prima di intraprenderne uno studio serio, bisogna averne una qualche idea. Vi è un nutrito coro di studiosi che non ritiene possibile che i Vangeli siano stati composti prima del 70 d.C., anno in cui i romani entrarono a Gerusalemme e la distrussero – evento ricordato a Roma dal famoso Arco di Tito.

Uno tra i principali motivi contro una datazione antecedente il 70 d.C. è la profezia che fa Gesù nei vangeli circa la distruzione di Gerusalemme. Infatti, per alcuni è impossibile che Gesù abbia predetto il futuro. Quindi i vangeli, secondo loro, sarebbero stati scritti dopo che il tempio è stato distrutto e gli evangelisti metterebbero in bocca a Gesù questa profezia per dare credito alla sua persona ed agli stessi vangeli.

Certe teorie mirano a distruggere la credibilità delle Sacre Scritture. Lo facessero con cognizione di causa … ma nemmeno quello. E alla luce di una conoscenza maggiore e di un esame anche soltanto un po’ più attento delle evidenze storiche e bibliche, le false accuse si sciolgono come neve al sole.

Vediamo cosa dice Gesù circa la caduta di Gerusalemme.

“Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata [deserta].” (Matteo 23:37-38)

“Mentre Gesù usciva dal tempio e se ne andava, i suoi discepoli gli si avvicinarono per fargli osservare gli edifici del tempio. Ma egli rispose loro: “Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata“. (Matteo 24:1-2)

Facciamo una semplice considerazione: se non si può prevedere il futuro, se non esistono – e quindi nemmeno nella Bibbia possono esistere – autentiche profezie, la Bibbia qui racconta delle fandonie belle e buone, le parole messe in bocca a Gesù sono false. Ma se riusciamo a dimostrare che la Bibbia inequivocabilmente ha profetizzato anche una sola volta, allora è potenzialmente possibile che ciò accada.

Vi è una profezia biblica che io ritengo indiscutibile, inattaccabile, vera ed avveratasi al di là di ogni possibile tentativo di produrre una qualche prova contraria: la distruzione del tempio e della città di Gerusalemme prevista dal libro del profeta Daniele.

Al tramonto del settimo secolo a.C. un ragazzino venne deportato alla corte del re babilonese Nabucodonosor. Si chiamava Daniele. Quando egli fu più in là negli anni fu depositario di un messaggio profetico importantissimo.

“9:24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 9:25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. 9:26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un’inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. 9:27 Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore, finché la totale distruzione, che è decretata, sarà riversata sul devastatore”. (Daniele 9:24-27)

Questa profezia venne data a Daniele nel VI secolo a.C. in un momento in cui la città di Gerusalemme era in rovine, così come il suo tempio ed il popolo era stato deportato in massa in Babilonia. La traduzione “settanta settimane” è un po’ infelice. Forse “settanta settenari” avrebbe reso più l’idea, sebbene possa essere meno letterale. Questa espressione comunque è tipicamente ebraica e corrisponde inequivocabilmente a 490 anni.

“L’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme” fu emesso dal re persiano Artaserse. L’anno era il 445 a.C.  Non intendo mettermi qui a fare conti matematici, perché lo scopo di questa mia discussione è diverso. Diciamo che la profezia ci annuncia che da un certo editto che autorizzava la ricostruzione di Gerusalemme fino alla comparsa del Messia, trascorreranno un certo numero di anni. Ci importa qualcosa di inequivocabile qui, non discussioni complesse che ci facciano perdere il punto più importante di questa rivelazione divina.

La profezia ci rivela tre dettagli fondamentali che provano che Gesù di Nazaret era il Messia promesso.

  1. Il Messia appare dopo un lungo periodo seguente la ricostruzione di Gerusalemme avvenuta sotto il patrocinio dei persiani.
  2. Il Messia viene messo a morte.
  3. La città ed il tempio vengono distrutti.

Si tratta di una serie di eventi che si sono perfettamente avverati nel periodo previsto dalla profezia, nella persona di Gesù di Nazaret. Il tempio e la città di Gerusalemme sono stati distrutti insieme – non uno o l’altro, ma insieme – nel 70 d.C., a meno di una generazione (40 anni) dalla morte del Messia.

Questa profezia si è esattamente avverata e non potrà avverarsi per nessun altro individuo che non sia Gesù di Nazaret.

Insieme a questa tantissime altri brani della Sacra Scrittura hanno anticipato la persona del Cristo e la sua missione, la sua morte, la sua resurrezione, il suo ritorno. Allo stesso modo in cui si sono già avverate queste profezie, si avvereranno le molte nella Bibbia che riguardano ancora il futuro, il glorioso ritorno del Signore Gesù e l’avvento del regno di Dio su questa terra. Erano quest’ultimi i temi della domanda posta dai discepoli a Gesù ed è a questa domanda che il Signore risponde in Matteo 24 e seguenti. Spesso le critiche mosse contro la Bibbia vengono da chi nemmeno riesce a comprenderne correttamente il testo, ma ne odia il contenuto a priori.

Matteo così come tutti gli altri Vangeli, forse tranne Giovanni, sono stati scritti prima della caduta di Gerusalemme. La profezia di Matteo 24 e seguenti non si riferisce alla caduta della città bensì agli eventi che avranno luogo immediatamente prima il ritorno di Gesù: l’intera impalcatura della profezia post-eventum crolla!

Al contrario la Parola di Dio ha previsto in dettaglio l’arrivo del Messia, la sua reiezione, la sua morte e la seguente distruzione di città e tempio. I vangeli sono resoconti autentici, di testimoni oculari o di chi ha diligentemente raccolto i resoconti di testimoni oculari. La Bibbia è la Parola di Dio. Se confutiamo questi fatti, è meglio che ci assicuriamo di farlo correttamente, perché forse la posta in gioco è più importante di una semplice convinzione intellettuale: il nostro destino eterno.

In principio… Giovanni 1:1-18

di Giuseppe Guarino

Scarica qui il pdf dell’articolo  In principio… Gv 1,1-18

Non è facile tradurre. Bisogna valutare molte cose prima di stabilire che metodo adottare, valutando i destinatari del proprio lavoro, innanzi tutto e poi se si tratta di un testo che andrà ad essere utilizzato per la semplice lettura o per lo studio.

Il mio nuovo libro “IN PRINCIPIO…” è uno studio sul prologo di Giovanni. Ecco la versione che proporrò – soggetta ancora ad essere rivista. Ho tradotto cercando di far comprendere al lettore italiano del XXI secolo le sfumature del testo greco e del sostrato ebraico. Cosa non facile e che può anche esporre a critiche, dovendo qua e là fare delle scelte che vanno oltre la letteralità del testo. In particolare, è noto l’uso della congiunzione “e” in ebraico, che ha un senso molto più ampio della nostra semplice congiunzione. Il testo greco risente di questo semitismo. Nella nostra lingua non iniziamo mai delle frasi con “e”, ma in ebraico questa è una consuetudine. Noi preferiamo alternare “quindi”, “allora”, “comunque”, ecc. La “e” compare circa 17 volte in 18 versi. Si tratta di un uso che in italiano non ha paralleli. Se invece apriamo il libro della Genesi in ebraico, o anche nelle sue traduzioni letterali, troveremo la “e” all’inizio di quasi ogni frase. Questo ho cercato di smussarlo nella traduzione. Altri dettagli li discuto di seguito, dopo la traduzione.

GIOVANNI 1:1-18.

“In principio era Colui che è la Parola

Egli era con Dio

ed era Dio.

Egli era in principio con Dio.

Tutto è stato creato tramite Lui e senza Lui nulla sarebbe venuto all’esistenza di ciò che è stato creato.

In Lui era la Vita e la Vita era la luce degli uomini.

La luce splende nelle tenebre perché le tenebre non la possono sopraffare.

Vi fu un uomo, mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne per testimoniare della Luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la Luce, ma era stato inviato affinché testimoniasse della Luce.

Colui che è la Luce vera, che illumina tutti gli uomini che vengono al mondo, era.

Era nel mondo,

il mondo è stato creato per mezzo di Lui,

ma il mondo non lo ha conosciuto.

Venne quindi ai suoi,

ma i suoi non l’hanno ricevuto.

Ma a coloro che l’hanno ricevuto, i quali credono nel suo nome, Egli ha dato l’autorità di essere figli di Dio. Costoro non da sangue, né per volontà della carne, né per volontà d’uomo, ma sono generati da Dio.

Colui che è la Parola si è incarnato ed ha dimorato fra noi. Noi abbiamo osservato la Sua gloria, quella dell’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e verità.

Giovanni ha testimoniato di Lui gridando: “Egli è colui del quale io vi dissi: ‘Colui che viene dopo di me, ma ha la precedenza su di me, perché era prima di me’”.

Tutti abbiamo ricevuto dalla sua Pienezza, grazia su grazia. Perché la Legge è stata data tramite Mosè, ma la Grazia e la Verità per mezzo di Gesù Cristo.

Dio non lo ha visto mai nessuno. Il Figlio unigenito che è nel seno del Padre (è la Parola che) lo ha rivelato”.

 

Discuto brevemente delle mie scelte, in maniera da poter raccogliere qualche commento che mi aiuti nella stesura del mio libro, per rendere un servizio migliore al corpo di Cristo.

 

Ho tradotto: Colui che è la Parola

Il problema che incontra ogni traduttore nella versione della parola greca logos, è che essa è al maschile in greco, ma al femminile in italiano. Il problema nasce dal fatto che poi, per conseguenza, passare al pronome soggetto maschile usato nelle frasi che seguono riferite al logos crea un errore grammaticale in italiano, anche se il brano è troppo noto per mandare fuori strada il lettore. Buona la soluzione della Nuova Diodati, che cerca di aggirare l’ostacolo. Io ho preferito sfruttare l’occasione portami dalla presenza dell’articolo davanti a logos, ho, ed ho tradotto Colui (ho) che è (sottinteso) la Parola (logos).

 

Ho tradotto: Tutto è stato creato tramite Lui

Sembra interessare poco gli autori biblici di incorrere in ripetizioni, che invece suonano piuttosto male nella nostra lingua. Ho alternato “tramite” a “per mezzo di” proprio per evitare una ripetizione.

 

Ho tradotto: La luce splende nelle tenebre perché le tenebre non la possono sopraffare.

Qui ho osato dare un significato tutto semitico ad “e”, traducendo con “perché”. Credo che ci possa stare.

 

Ho tradotto: ma era stato inviato affinché…

Ho cercato di mettere in grassetto le parole che palesemente non vi sono nel testo originale ma che possono chiarire il senso di una frase nella nostra lingua.

 

Ho tradotto: ma il mondo non lo ha conosciuto.

Vorrei trovare un verbo o una espressione più adatta che semplicemente “conosciuto”, che è la traduzione letterale del verbo, ma non trasmette l’idea dell’originale. Vi è infatti in greco più di un modo per esprimere il “conoscere”. Giovanni stesso è molto attento nei suoi scritti ad usare l’uno o l’altro termine disponibile in greco. Mi ripropongo di valutare se posso utilizzare un altro vocabolo senza passare dalla traduzione alla parafrasi del testo.

 

Ho tradotto: Venne quindi ai suoi

Ho cercato di evidenziare ulteriormente un crescendo che mi sembra evidente.

 

Ho tradotto: non da sangue, né per volontà della carne, né per volontà d’uomo

Credo che queste espressioni siano intrise di cultura ebraica, e mirano a togliere ogni dubbio che solo Dio può fare di noi dei figli di Dio: “non si eredita, non è per appartenenza, né perché lo decide un uomo”, è questo il senso delle parole di Giovanni – ma mi discosterò così tanto dal testo solo nelle note, per non scadere, come ho detto prima, in una parafrasi del testo.

 

Ho tradotto: Colui che è la Parola si è incarnato ed ha dimorato fra noi

Menomale che in italiano esiste il verbo “incarnarsi” che può rendere in maniera meno oscura il letterale “si è fatto carne”. Anche qui ho tradotto ho logos con “colui che è la Parola”.

 

Ho tradotto: Il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre (è la Parola che) lo ha rivelato

Come ho ampiamente giustificato nelle mie varie pubblicazioni, prediligo senza remore il testo Maggioritario. Qui esso si traduce con grande semplicità “Figlio Unigenito”. Non invidio i sostenitori del testo alternativo – ne esistono un paio di versioni, con e senza articoli – che, a mio avviso, non ha senso ed è solo una corruzione gnostica del testo originale.

Aggiungo “è la Parola che” prima di “lo ha rivelato” perché non so trovare un termine che traduca il greco senza fare perdere il senso della frase. Esso infatti letteralmente corrisponde a “dichiarato”, si tratta di una rivelazione verbale, perché fa riferimento alla “Parola” iniziale, al logos, che, appunto, rivela Dio, lo rende visibile e comprensibile.

 

Nel libro proporrò anche una traduzione interlineare ultra letterale, con note testuali e approfondimenti sulle parole in greco.